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DONNE nella STORIA d'ITALIA |
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Anna magnani è Roma, è il
dopoguerra, è il dramma, è l’ironia. È una donna dagli occhi luminosi
sopra profonde occhiaie, sotto capelli perennemente arruffati. Anna magnani è forza,
inquietudine, energia; è realtà, la nuda verità che interpreta nei film, nei
quali mette tutta se stessa e tutto il suo dolore; ogni suo personaggio è una
parte di lei, donna dalle mille sfaccettature e dalle mille personalità. Nasce a Roma il 7 marzo 1908 da
padre ignoto e da una madre che sùbito dopo la sua nascita la affida alle cure
della nonna e delle zie e si trasferisce in Egitto con il suo nuovo compagno,
lasciando la piccola Anna senza la sicurezza di una vera famiglia, ma con
l’infinito affetto della nonna, che diventerà la figura dominante della sua
infanzia, l’unico punto di riferimento, da cui Anna si distaccherà con dolore
quando arriverà il momento della separazione, quando cioè, abbandonato il liceo
e dopo una prima formazione teatrale nell’Accademia d’Arte Drammatica Silvio
d’Amico, si iscrive alla scuola di recitazione Eleonora Duse e, tra il 1929 e
il 1932 recita nella compagnia teatrale diretta da Dario Niccodemi, che la
porterà lontano da casa, lontano dalla sua adorata nonna. Ma la sua natura è
già chiara, e Anna non può che seguire il suo istinto, e lascia la nonna che
morirà sei mesi dopo, causando il primo grande dolore della sua vita. Già nel 1932 Anna riscuote
qualche successo nel teatro leggero, ma la sua fisionomia, intensa e drammatica,
sembra poco adatta al cinema dei telefoni bianchi, un cinema inverosimile e
surreale, che proponeva una realtà ovattata, che richiedeva visi dai lineamenti
dolci e gentili e personaggi totalmente privi di quotidianità. È in questo periodo che Anna
conosce Goffredo Alessandrini, un giovane regista che non crede nelle sue doti
cinematografiche e che sposa nel 1935, matrimonio che presto finirà a causa
della morbosa gelosia di Anna e delle continue infedeltà di Goffredo. Pochi anni dopo Anna conosce Massimo
Serato, un attore bello e giovane con il quale avrà la relazione che le
cambierà la vita perché le porterà quello che lei stessa definisce un “dono del
cielo”, suo figlio Luca che, nato bello e sano, si ammalerà di poliomielite a
qualche mese di vita. Nel frattempo la carriera di
Anna si era limitata al teatro e alle parti di caratterista nel cinema finche
arrivò l’evento che segnò una svolta nella sua carriera cinematografica: è il
1945 quando Roberto Rossellini e Sergio Amidei compiono l’impresa che cambiò
definitivamente la natura del cinema italiano: fanno uscire il cinema dagli
studi per portarlo in strada, a contatto con la vera realtà, mostrando, per la
prima volta senza filtri, l’Italia di quegli anni. Nasce così Roma città aperta
, primo film puramente neorealista, che svela l’orrore dell’occupazione nazista
e che ha come protagonista una Magnani sanguigna e dolorante, incredibilmente
autentica. Con Roma città aperta si spalancano definitivamente le porte del
cinema per Anna, che diventa l’emblema del filone neorealista. Dopo L’onorevole
Angelina di Luigi Zampa interpreta con successo ancora un film con Rossellini,
con il quale aveva intrecciato una turbolenta relazione che finì dolorosamente
a causa dell’amore del regista per Ingrid Bergman, e, nel 1951 riesce
finalmente a girare un film con Luchino Visconti, Bellissima, l’ultimo film
italiano prima della partenza per l’America, dove raccoglierà gloria e affetto.
È con La rosa tatuata che Anna Magnani vince il premio Oscar, segnando
ulteriormente la storia del cinema poiché è la prima volta che un premio Oscar
viene assegnato ad un’attrice italiana. Negli anni che seguono continua a
interpretare magistralmente favolosi ruoli in numerosi film, primo fra tutti Mamma
Roma di Pier Paolo Pisolini, ma i successi e il piacere di lavorare non
riescono più a colmare un vuoto più profondo causato in particolar modo dalla
mancanza di affetti, un vuoto quasi esistenziale che comincia a emergere da
un’incolmabile insoddisfazione. È la sera del 26 settembre 1973 quando viene
mandato in onda l’ultimo dei quattro film che Anna aveva interpretato per la
televisione, Correva l’anno di grazia 1870, è la stessa sera quando Anna muore,
lasciando indelebile nella memoria di chi l’aveva conosciuta e di chi l’aveva
apprezzata l’immagine di quel viso stravolto dal dolore, di quegli occhi
espressivi e accesi e il suono della sua risata sonora e sincera, sonora e
sincera come lei, donna e attrice ineguagliabile.
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