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LIBRI/ Sinistri delitti nella Firenze del 1300
Dante Alighieri indaga

  
di Giorgia CIPELLI

Sinistri delitti nella Firenze del 1300

Detective arguto, lucido osservatore della realtà, talvolta un po’ moralista e antipatico. Ma è Dante Alighieri, un’auctoritas, cui si può perdonare anche qualche vizio di troppo. Considerato il successo di “Dante Alighieri e i delitti della medusa”, vincitore del Premio Tedeschi 2000, Giulio Leoni ha deciso di riconfermare il celeberrimo poeta autore della Divina Commedia come protagonista di un altro suo thriller, “I delitti del mosaico”.

Dante Alighieri da poeta a personaggio di un giallo contemporaneo: potrebbe sembrare una forzatura e invece il risultato è eccellente. Non solo perché Leoni è estremamente abile nel ricostruire le vicende storiche e gli usi quotidiani di quel tempo, ma anche perché in fondo è questo il Dante che ci appartiene, il Dante che avremmo voluto studiare a scuola. Un Dante orgoglioso, razionale, combattivo, talvolta anche un po’ cinico e tentato dal male. Ma pur sempre dotato di quello straordinario ingegno che lo porterà, naturalmente, a scoprire l’assassino.

È il giugno del 1300 e messer Durante Alighieri è appena stato nominato priore di Firenze, quando il Bargello, il capo delle forse di polizia del Comune, lo informa che nella chiesa di San Giuda è stato compiuto un efferato delitto. Con il volto coperto da uno strato di calce, Ambrogio, valente maestro comacino, giace senza vita sul pavimento. Alle sue spalle, muto testimone del delitto, il suo mosaico rimasto incompiuto. Tanti particolari inquietanti emergono da questo omicidio, a partire dalla strana e indecifrabile iconografia del mosaico, che forse cela un messaggio diverso da quello che apparentemente vuole mostrare. La chiesa stessa apre la strada a una serie di interrogativi: l’edificio sconsacrato, situato fuori dalle mura della città, pare ospiterà lo Studium, la nuova università fiorentina. Le indagini si preannunciano davvero difficili per Dante, ostacolato da una città corrotta, dagli scontri tra fazioni, dalle manovre politiche di Papa Bonifacio, interessato ad estendere il proprio potere temporale allungando le sue spire su Firenze attraverso il sostegno di spregiudicati prelati. L’intelligenza del priore e la sua erudizione verranno messe a dura prova anche da un gruppo di intellettuali, scienziati, teologi, speziali e artisti, da poco trasferitisi a Roma e intenzionati a fondare lo Studium. Proprio loro, che si riuniscono in una squallida taverna e si fanno chiamare i membri del Terzo Cielo, avevano commissionato il mosaico al maestro Ambrogio e sembrano nascondere più di un sordido segreto. Sta davvero arrivando l’Anticristo? E quali prediche blasfeme vengono pronunciate nella chiesa dei Quaranta Martiri?

Fra interessi politici e pericolosi inganni, nell’indagine di Dante continuamente affiora il numero cinque, quasi una simbologia funesta, presagio della rovina della città e della prossima sventura che si abbatterà sul priore nelle lotte intestine tra Cerchi e Donati. Il delitto di maestro Ambrogio è poi seguito da quello di Teofilo, lo speziale, forse a conoscenza del segreto alchemico per plasmare l’oro, mentre, fra le acute riflessioni dell’Alighieri, prossimo alla risoluzione dei misfatti, si insinua il turbamento per Antilia, la bella e misteriosa danzatrice che nasconde un enorme segreto. Antilia è Beatrice, l’ultima discendente di famiglia sveva che potrebbe rivendicare il potere e mettere in crisi la politica di Papa Bonifacio.

Dante, grazie al suo straordinario intuito e al suo genio, riesce infine a trovare il bandolo della matassa, ma ormai qualcosa è cambiato. Compreso finalmente il significato del mosaico, giunge a conoscere aspetti oscuri di Firenze che mai avrebbe immaginato, una città ricca di contraddizioni, sospesa tra i capolavori artistici e una meschina sete di sangue. Il poeta-detective domina la scena, con quella garbata e talvolta petulante ironia che ce lo restituiscono più ‘umano’ che mai. Ottime la ricostruzione di Leoni, per la capacità di dosare i dialoghi in base al contesto e alle conoscenze filosofiche e scientifiche del tempo e le impeccabili tenzoni tra dotti.

Geniale e amara la riflessione sul senso del delitto: “Forse i tratti dell’orrore sono sempre simili tra di loro, ma non le loro manifestazioni, si disse. C’è una gamma amplissima dei modi del peccato. Forse bisognava esplorare tutti i luoghi del delitto, riassumerli in un disegno comprensibile, tracciare la mappa della città del peccato e dello zolfo, i confini di Dite”.

Nell’epilogo l’animo del priore è turbato, il confine tra bene e male è sibillino. Raggiungerà davvero Dante l’immortalità? La Divina Commedia ha risposto per lui. E pare di sì, il sommo poeta è ancora immortale.

 

 

 

 

 

 

 


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