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Giuseppe Giannuzzi, un misconosciuto latinista salentino
Tradusse l’Eneide e rivaleggiò con Giovanni Pascoli

  
di Carlo STASI

E’ stato presentato nei giorni scorsi presso palazzo Villani, sede Municipale di Acqiarica del capo il volume “Giuseppe Giannuzzi poeta e latinista acquaricese” edito da Romeo Corchia Editore (Presicce 2007)

È stato presentato nei giorni scorsi presso Palazzo Villani, sede Municipale di Acquarica del Capo, il volume “Giuseppe Giannuzzi poeta e latinista acquaricese” edito da Romeo Corchia Editore (Presicce 2007) col contributo del Comune.

Il volume, presentato dal sindaco Carlo Rovito e con prefazione di Alessandro Laporta, direttore della Biblioteca Provinciale di Lecce, è opera delle ricerche accurate di Antonio Brigante e Tommaso Ventura che sono riusciti a recuperare documenti ed opere dell’illustre latinista finito, come tanti altri salentini e non salentini, nell’oblio del tempo a causa anche della dispersione delle fonti.

La dispersione è dovuta probabilmente alle stesse movimentate vicende biografiche del Giannuzzi che era nato a Poggiardo il 1 aprile 1841. A 15 anni (1856) si era trasferito a Napoli per studiare presso i Gesuiti. Nel 1860 il regno di Napoli diventa torta addentata dai garibaldini e divorata dai Savoia. La Sicilia, complici gli inglesi che favoriscono lo sbarco a Marsala, è conquistata dai Mille che diventano Migliaia con l’accorrere dei picciotti in camicia rossa, il re è in fuga su consiglio del primo Ministro e patriota Liborio Romano da Patù che accoglie Garibaldi a Napoli. Garibaldi, temendo la reazione filo-borbonica, che potrebbe essere e non di rado è sobillata dai religiosi, tra cui i zelanti gesuiti, firma il decreto di espulsione dei gesuiti dal Regno di Napoli.

Il diciannovenne Giuseppe Giannuzzi fugge in Spagna e studia retorica e filosofia presso la casa gesuitica di Balaguer, quindi teologia al Collegio Massimo Legionense a León.

Dopo gli studi Giannuzzi inizia la carriera di insegnante prima (1868-9) di Retorica nel Seminario di León, poi (1870-6) di lettere latine italiane e spagnole nell’Istituto Carrion de los Condes in provincia di Valencia, infine di docente di spagnolo al Politecnico di Anversa (Belgio).

Nel 1876 ritorna a Napoli e vi resta come precettore della famiglia del marchese calabrese Vito Nunziante fino al 1884, anno in cui lascia l’Ordine dei Gesuiti.

Nel 1884 rientra quindi nel Salento, non a Poggiardo, suo paese natale, ma ad Acquarica del Capo, dove il fratello Luigi è segretario comunale (1880-1921) e vive insieme alla madre vedova Concetta Piccinni di Depressa.

Ad Acquarica trova finalmente la serenità necessaria per dedicarsi alla sua attività letteraria, ed inizia ad insegnare al seminario di Ugento (della cui diocesi Acquarica fa parte) con intervalli nell’anno scolastico 1886-7, quando insegna al Ginnasio del Seminario arcivescovile di Otranto, e nel 1895-6 al Liceo Palmieri di Lecce.

Muore il 5 aprile 1915 per paralisi cardiaca nella sua casa di Acquarica del Capo dove lo ricorda una lapide in latino scritta dall’allievo e latinista Fortunato Capuzzello.

Ma la figura di Giannuzzi è interessante soprattutto per la sua produzione letteraria che parte da un’inedita Raccolta di Poesie del 1860. Pubblicate invece sono le poesie italiane e latine raccolte, col nome arcadico di Argillo Laconio, nel suo Specimen Latinae Italicaeque poeseos (Napoli 1877), il dramma S. Quintino patrono di Alliste (idem), Le grandezze di Maria Vergine madre di Dio svelate al popolo cattolico (Ferrara 1878), alla traduzione dal latino in versi italiani di opere come Il Giuoco degli Scacchi (Napoli 1882) di Girolamo Vida, le Opere di Q. Orazio Flacco (idem), Le Satire di Giovenale, L’Eneide di Virgilio (Matino 1913), alla traduzione dall’italiano in esametri latini del poema di Foscolo Dei Sepolcri (Lecce 1908), al saggio Orazio e il suo secolo (Napoli 1884), al poemetto A Sua maestà Umberto I re d’Italia (1884) in occasione della sua visita a Napoli durante un’epidemia di colera. Ma l’opera che forse più di ogni altra segna un è il De Siciliane et Calabrie excidio carmen (Amsterdam 1910), un poema sul terremoto di Messina, col quale partecipò al più importante concorso internazionale di poesia latina, il Certame Poetico Hoeufftiano di Amsterdam (Olanda) vinto, anche quell’anno e per il decimo anno consecutivo, dal grande Giovanni Pascoli. Con questo poema Giannuzzi si classificò secondo con lode e diritto alla pubblicazione.

Nel volume, i curatori hanno anche antologizzato alcune poesie italiane e latine (con traduzione a fronte di A. Rita Bruno e Antonietta Stasi) per dare un assaggio della vena poetica del nostro.

Il merito dei curatori sta non solo nell’aver colmato una serie di lacune bio-bibliografiche (soprattutto sul periodo spagnolo) completando quelle raccolte da don Salvatore Palese nel volume Acquarica del Capo 1970 (1970), ma anche nell’aver recuperato tutti i testi sparsi per le biblioteche d’Italia e d’Europa acquistandone e conservandone copia originale o microfilmata presso la Biblioteca comunale di Acquarica. Un esempio da seguire.

 

 

 


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