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Piero Della Francesca, un rivoluzionario del pensiero e dell'arte rinascimentale

  
di Egidio ROSSI

Un rivoluzionario del pensiero e dell’arte rinascimentale

Moltissimi anni fa mi occupai di Piero per un mio documentario a passo ridotto (il giovanile amore per il cinema, la settima arte) e, subito dopo, per una collaborazione di idee cinematografiche (sempre sul tema di Piero Della Francesca) con il professor Recupito, consulente artistico della Documento Film, negli anni cinquanta produttrice di noiosissimi documentari che nelle sale cinematografiche, sonoramente fischiati, veleggiavano per legge in parallelo con i film ricavando il 4% degli incassi di quelle pellicole e, se girati a colori, prendevano addirittura il 6%. Un’ operazione economica vantaggiosissima per la Documento Film che aveva quasi il monopolio su questo genere di produzione e che divenne, in pochi anni, una delle case più importanti per la produzione di film sul mercato italiano come in quello europeo. Il professor Recupito era venuto ad Arezzo, appunto, per realizzare un documentario su Piero della noiosa serie artistica (sempre immagini ferme come un album fotografico). Il sottoscritto gli segnalò di vivacizzare il documentario con immagini in presa diretta di contadini al lavoro, di artigiani e professionisti delle nostre terre nei quali si riflettevano i volti dipinti da Piero. Recupito dette ascolto ai consigli di un giovanissimo ed in quella occasione, il suo documentario ebbe successo per la sua intrinseca novità. Mi proposero anche un contratto a tempo indeterminato da regista, ma questa è un’altra storia.

Quei lontani incontri con Piero vanno ancora più indietro, in età estremamente giovanile e sono stati per me sempre ricordi esaltanti. Passavo ore e ore nella chiesa di San Francesco (negli anni promossa a Basilica) a rimirare in solitario quegli affreschi così vivi nei loro morbidi colori, talora violenti, nelle trasparenze dei veli, degli abbigliamenti e le scene tragiche delle battaglie cercando, più tardi, di capire il mondo di quel pittore conterraneo che aveva rivoluzionato nel corso della sua vita le regole della pittura conosciute sino ad allora.

Nato a dieci metri dalla chiesa di San Francesco, da cui mi divideva il lastricato dell’antichissima stradetta di San Francesco, con sotto i resti della civiltà etrusca e romana, questa chiesa ha sempre esercitato su di me un forte richiamo insieme a quell’altro colosso architettonico che è la famosissima Pieve, arcinota in tutto il mondo per una originale interpretazione dell’architettura romanica. È vero professor Ricciuto?

Parlo di tutto questo ed anche con un po’ di emozione perché reduce da un breve soggiorno in Arezzo dove dal 31 marzo, fino al 22 luglio 2007 vive un evento culturale internazionale: la Mostra di “Pier Della Francesca e le Corti Italiane”.

Con la nuova interpretazione e resa di spazio, luce, colore e architettura il caro Piero fu l’anticipatore del passaggio al secolo successivo dell’Umanesimo con la mente liberata dai vincoli medievali. Sotto la trasparenza dei veli e degli abiti una trasmissione di carnalità viva e sanguigna evapora dai volti e dai corpi di donne dai capelli nerissimi come gli occhi passionali, tipici anche nelle figure maschili degli umbri e dei toscani confinanti, visibilissimi a distanza di secoli nei discendenti di oggi.

Piero infatti per le sue produzioni pittoriche prese a prestito i volti dei suoi compaesani: nobili o semplici contadini che fossero. Non sarebbe errato definirlo anche in precursore del realismo pittorico.

Questa grande mostra, irripetibile, cui hanno generosamente contribuito i grandi musei italiani e stranieri, è un evento di eccezionale valenza scientifica e culturale che intende presentare in maniera completa l’ intero percorso creativo di Piero Della Francesca.

L’ artista che era nato a Borgo S. Sepolcro, incerta la data di nascita 1415-20, muore il 12 ottobre del 1492: lo stesso giorno della scoperta dell’America, il giorno in cui – secondo le convenzioni degli storiografi - finiva il Medioevo e aveva inizio l’Età Moderna.

Cari lettori, vi confesso che sentivo proprio il bisogno di questa abbeverata di chiare, fresche acque di storia, arte e cultura in terra aretina che me la sono tutta stretta-stretta a me, in un abbraccio struggente. Ecco perché la raccomando pure a voi questa passeggiata salutare ed esaltante da quelle parti, non a piedi (magari in carrozza), perché i chilometri dall’amato Salento sono tanti…

 

Un itinerario artistico

per un evento storico

 

In Arezzo, la “Basilica di San Francesco” ospita nella cappella Bacci il ciclo affrescato della “Leggenda della Vera Croce”, il capolavoro che l’artista eseguì per la chiesa francescana tra il 1452 ed il 1466 circa. Nel Duomo, in fondo alla navata sinistra, è possibile ammirare il magistrale affresco raffigurante la “Maddalena”. Al Museo d’Arte Medievale e Moderna le opere pittoriche inviate dai musei italiani e stranieri.

In S. Sepolcro, al Museo Civico, quattro opere dell’artista: “Il Polittico della Misericordia”, “La Resurrezione”, “Il San Giuliano”, il “San Ludovico”, nonché la casa natale di Piero della Francesca.

A Monterchi, al Museo, il famoso lavoro dell’artista “La Madonna del Parto”.

 

 


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