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Rinascimento o ripascimento? |
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L’eco festosa della
manifestazione popolare avversa al rigassificatore aveva solo da poco bandito
almeno i segni esteriori delle cattive politiche del passato, a causa delle
quali il territorio di Brindisi era stato depauperato di ingenti risorse ed
insozzato senza ritegno, quando sulla stampa ci si imbatte nella storia piccola
piccola di una gran mole di arenile da spostare arditamente da una parte
all’altra della Regione. E questo in barba a regole imposte dal rispetto degli
enti locali e dal buon senso. Chi volesse intavolare qualche riflessione sulla
natura stessa della sabbia, giungerebbe alla conclusione che essa è
un’imponente allegoria della caducità della dura sostanza, che rocce un tempo
solide sono sedimentate in forma di detriti minuscoli e impalpabili ma che però
ne conservano l’identità, la connotazione, la formula intrinseca. E se la
sabbia si sposta, impercettibilmente ma con terza determinazione, ciò avviene
per processi che non possono attenere all’uomo ed alla sua volubilità. Tuttavia, oltre a considerazioni
oziose, ve ne sono altre, magari più concrete, che sconsiglierebbero gli
Amministratori regionali dal procedere su questa strada sgradevole. Ad esempio,
che la sabbia dei fondali del brindisino, già degradati e squilibrati dall’uomo
e dalla natura, debba perciò rimanere lì dove si trova, e che sia più logico
prelevare sabbia da litorali vicini e quindi omogenei a quelli leccesi da
ricostruire. Per questo motivo l’introduzione dell’ennesimo termine furbo nel discorso
politico locale, il “ripascimento”, inteso come rimpinzamento di una parte di
costa (a scapito, c’è da sottolinearlo, di un’altra proporzionalmente evacuata)
ci sembra offensivo nei confronti di una terra che meriterebbe ben altro
dibattito e ben altro logos: e se
invece di questo che sembra un orrendo strafalcione o un lapsus involontario si
cominciasse a parlare di “rinascimento”?
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