elenco articoli 

FILOSOFIA/ L’illusione dell’apparire
“Il profondo o la verità della superficie”

  
di Giorgia CIPELLI

L’ILLUSIONE DELL’APPARIRE

Millenni di progresso, di guerre, di crescita economica ed evoluzione culturale. Millenni di storia per la conquista dei diritti umani, per la democrazia e la libertà di tutti i popoli. Oggi sembra che l’umanità sia arrivata al traguardo, appagata dalle scoperte e dalle rivoluzioni che hanno permesso il benessere e invece si scopre che no, non è così. Nell’anima e nella mente dell’uomo rimane l’insoddisfazione per non aver ancora trovato risposte convincenti alle domande esistenziali. Qual è il ruolo dell’uomo del mondo? L’uomo può davvero conoscere la realtà nella sua essenza? E riuscirà a capire la verità, come principio rivelatore dell’esistenza?

Oggi come ieri ci viene in soccorso la filosofia, l’attività di pensiero contraddistinta da una logica rigorosa che permette di aprire la mente e cominciare a intraprendere la strada verso la conoscenza. Uno degli aspetti più affascinanti e complessi del disagio contemporaneo è legato alla superficialità, solitamente associata all’errore, e al profondo, che sembra invece rispecchiare la verità. Ma la vita non è così lineare e si potrebbe scoprire che una verità esiste anche sulla superficie. “Il profondo o la verità della superficie” (motto preso in prestito da Nietzsche) è quindi la tesi di Carlo Sini, ordinario di filosofia teoretica all’Università di Milano e socio dell’Accademia dei Lincei dal 1994.

Proprio da una profonda analisi della superficie, che nella nostra ottica ha una valenza prettamente negativa, Sini arriva poi ad analizzare la verità in quanto tale: “Nella nostra società tutto è superficie – sostiene – tutto è effimero e affetto da sofferenza e inquietudine. I rapporti interpersonali si disgregano, l’eros rifugge dai legami profondi, l’informazione è appunto superficiale. Allora emerge la richiesta di un ritorno ai valori e alla profondità”. Il ritorno alla ‘moralità’ potrebbe però anche essere dannoso, come aveva ipotizzato il filosofo inglese Bernard De Mandeville nel 1705 scrivendo la “Favola delle api”. La “Favola delle api” è la storia di un alveare fiorente e prosperoso paragonato all’Inghilterra, che basa la sua floridezza sui vizi e non sulle virtù. Nell’alveare sono perciò i desideri, l’amore per il lusso, la gara nel mostrarsi superiori agli altri che portano avanti la società. Quando i litigi delle api giungono alle orecchie di Giove, il dio decide di intervenire rendendole virtuose e facendo scomparire i vizi. Nulla fu mai più dannoso: il commercio si inceppa e l’economia si blocca, perché tutti si accontentano. “Estirpare il vizio, nella Favola, equivale alla rovina della società, poiché non si avverte più il bisogno del superfluo, dell’inutile, dell’impossibile. Ciò che voglio dire è che non dobbiamo esaltare il vizio ma cercare di essere meno ipocriti e dire la verità, anche se invischiata nella superficie”.

Con un forte aggancio al mondo contemporaneo, Sini sostiene che esistono due tipi di società.  La prima è quella primitiva, sacrale, la cosiddetta ‘società del dono’, dove i rapporti tra i membri della tribù sono basati su un debito inestinguibile; qui tutto è dono degli dei, le ricchezze sono poste in comune, ma gli individui sono legati indissolubilmente dal dovere di contraccambiare il dono offerto dall’altro e, siccome il dono è qualitativo e rilanciato in progressione, l’uomo non è mai veramente libero. In questo tipo di società si avverte il clima familiare per cui tutti i membri sono uniti, ma allo stesso tempo oppressi, in quanto il debito è infinito e incalcolabile. Quando poi si sostituisce la relazione del dono con quella del denaro, la società diventa più numerosa, estesa e organizzata. Qui i debiti possono essere pagati e allora inizia la ‘società dei pari’, la nostra. Non lasciamoci ingannare, però, avverte il filosofo: “C’è molto da preoccuparsi nella nostra società, che non ha mantenuto la promessa di rendere ogni uomo libero, non ha prodotto una ricchezza universale che pure è la sua unica giustificazione. Permangono il conformismo, la schiavitù e un’economia liberista che inventa miti ma di fatto crea una forbice tra i ricchi e i poveri; basti pensare che siamo succubi delle venti famiglie più ricche del mondo. Questo mi porta a concludere che siamo ancora in una ‘società del dono’”.

Con questo taglio filosofico il tanto osannato progresso dell’attuale società perde la sua aura di grandezza. “Non facciamoci incantare dalle sirene arcaiche – è l’esortazione di Sini – apriamo gli occhi, non torniamo indietro ma abbiamo il coraggio della superficie e di portare questa società con i suoi nichilismi e la sua corruzione ad una libertà nuova. Per questo dobbiamo arrivare alla distruzione del soggetto in sé e per sé, ma pensare al soggetto là dove produce effetti; l’individuo non è intangibile, intoccabile ma è un nodo di relazioni”

Una rivoluzione dell’ethos e della cultura porterà forse a svestire i panni da una parte del vizio eccessivo dall’altra del moralismo estremo per arrivare a riconoscere una verità anche nella superficie, pur senza arrendersi alla ricerca del profondo.

 

 


elenco articoli