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Imprenditori in meridione: SANTI SUBITO!
  
di Loris GASTALDO

IMPRENDITORI IN MERIDIONE: SANTI SUBITO

In una intervista pubblicata il 19 aprile dal “Sole 24ore” Giorgio Fossa  rappresenta, amaramente, una situazione di reale impedimento allo sviluppo delle attività imprenditoriali. Fossa dice a chiare parole che la mancanza di regole e norme e la mancata o tardiva applicazione delle poche esistenti comporta inaccettabili difficoltà, ritardi e condizionamenti che bloccano ogni tentativo di investimento privato nel settore industriale.

La situazione è generalizzata, ma è particolarizzata nel Mezzogiorno ed in Puglia nello specifico. Fossa considera la Puglia la regione più avanzata nel Meridione e vi ha avviato una attività industriale, scontrandosi con mille intoppi, cavilli e tentativi di condizionamento, tanto da fargli dire che se avesse saputo prima di tutto questo, avrebbe rinunciato. Ma, ammette, non ha creduto agli amici meridionali che gliene avevano parlato e ha voluto cimentarsi ugualmente, sbattendo il “muso” sul muro di gomma della burocrazia che frena tanto da impedire qualsiasi sviluppo. E parla di progetto tutto a suo carico, avendo rinunciato sin dall’inizio a finanziamenti perché per averli, oltre alla trafila inimmaginabile, avrebbe subìto tali e tanti condizionamenti da indurlo a rinunciare a cercare sostegni economici. Dice, inoltre, che lui voleva avviare l’attività e creare posti di lavoro, ma l’obiettivo che gli era richiesto era di costruire un capannone: non volevano che ne affittasse uno della miriade che, cosparsi in tutta la Puglia di aziende fallite e inutilizzati, poteva essere impiegato con notevole risparmio di tempo e di denaro oltre che di burocrazia per le concessioni, doveva costruirne per forza uno, lasciando quelli esistenti perpetue cattedrali nel deserto.

Queste parole, dure, chiare, inequivocabili, di un imprenditore che è stato Presidente di Confindustria, di un investitore che crede nel lavoro e nell’impresa, devono far pensare e agire, non far recitare i soliti copioni sullo sviluppo, sulle colpe di uno o dell’altro, su necessità di sostegni dello Stato o di altri Enti pubblici o della Comunità Europea, sulle fandonie relative alla mancanza di strutture. Il problema parte dall’assetto clientelare del sistema politico ed economico che gestisce tutto, anche la burocrazia, perché le leggi sono uguali in tutta Italia, ma se qui, come dice Fossa, una burocrazia incredibile crea ritardi inammissibili e impensabili, come si può pensare che si crei sviluppo, lavoro e benessere? Come si può pensare che un imprenditore investa qui e non in una qualsiasi altra parte dell’Italia o del mondo? E come si può pensare e pretendere che chi vuole lavorare o avviare una attività non scappi da queste terre dove esistono simili pastoie per l’economia? In Italia, ed in Puglia in particolare, abbiamo capacità per poter essere leader in numerosi settori, abbiamo qualità ed estro che contraddistinguono la produzione, abbiamo anche i capitali che potrebbero essere investiti sul territorio per creare lavoro e sviluppo economico, ma sembra ci siano delle volontà politico/amministrative che puntano solo all’assistenzialismo fatto con i soldi del contribuente, che non produce e che, quindi, non si autosostiene, con servizi che invece di essere aiuto e sostegno per le iniziative produttive le frenano e le complicano tanto da far rinunciare, spesso prima di partire, la stragrande maggioranza dei volenterosi.

Queste parole devono essere prese con estrema serietà e la reazione dovrebbe essere immediata, con una onesta presa di coscienza, con provvedimenti mirati al favorire sviluppo e investimenti, con misure di semplificazione tecnico/amministrativa che consentano un semplice e veloce percorso burocratico per realizzare progetti e programmi produttivi privati, perché per l’imprenditore il tempo è denaro e se non si attirano gli investitori, se non si attirano capitali freschi e, soprattutto, non pubblici, non si riuscirà mai a far uscire la nave dell’economia dalla pozzanghera melmosa dove affonda per passare ad un mare aperto dove il bastimento produttivo possa navigare con rotte precise, anche contrastando le burrasche che in alto mare non mancano, ma navigando in spazi ampi la nave può manovrare per giungere in porto, nella pozzanghera si arena, non governa a, alla fine, anche l’equipaggio l’abbandona al proprio destino.

La nostra regione non può essere lasciata impantanata nella melma, non si possono continuare a lasciare fuggire imprenditori e lavoratori, specialmente i giovani, per una dissennata politica dell’assistenzialismo, e se Fossa ha detto quelle parole significa che ha toccato con mano la realtà di una situazione negativa sotto tutti i punti di vista. Una situazione che sarà negata da politici ed istituzioni, ma, francamente, c’è da credere a Fossa che dice che gli imprenditori che investono nel Meridione sono da santificare. Subito.

 

 


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