Rientrato dalle vacanze, mi è
venuto a trovare un'amico "milanese DOC" al quale avevo consigliato
una vacanza nella nostra terra.
Amante del mare ma anche di passeggiate per sentieri, strade di campgna e
poderi, è rimasto entusiasta di tutto; dal mare, dal clima, dalla cucina,
dall'accoglienza, ma soprattutto dalle gigantesche piante secolari dei nostri
oliveti. Un pò meno dalla pulizia delle strade, delle spiagge ed altri luoghi,
soffermandosi in particolare su un luogo specifico.
RACCONTA:
"Percorrendo una strada con l'indicazione Teleposto, mi sono imbattuto in
un cartello\tabella con la scritta "GROTTE BASILIANE". Solo che non
ho avuto il piacere di ammirare queste tracce e frammenti di archeologia in
quanto dalla grotta emergevano solo arbusti, rovi e rottami di auto incidentate
che rendevano impossibile l'accesso. Mi sono detto: che peccato ! ! !"
Con molto imbarazzo, non potendo raccontargli la verità, ho cercato di
giustificare il momentaneo stato di abbandono, inventandomi una forzata assenza
temporale dell'assessore alla cultura, assicurando comunque che presto
sarebbero intervenuti gli addetti ai lavori per porre rimedio.
Ora spero che l'assessore ponga rimedio facendo togliere quella tabella. In
questo modo la figuraccia rimarrebbe circoscritta in famiglia, come si suol
dire.
Lasciandola, invece, correrebbe il rischio di mettersi in cattiva luce perdendo
anche la FACCIA, non quanto per gli arbusti e i rottami, come dice il milanese,
ma soprattutto perché quella grotta tutto è, tranne che BASILIANA.
I BASILIANI protagonisti che scavarono quella grotta, nell'anno 1951, senza
scomodare SAN BASILIO IL GRANDE, si chiamano:
-il fù DEFILIPPIS Francesco (detto CICCIU LUNTICU)
-il fù PROFICO Cosimo (detto COSIMU PIZZU')
-VITALI Mario (detto MARIU FACU')
-PAPA Michele (detto FIU DE LU RONZU PAPA)
Lo scavo di tale grotta, chiamata "LA RUTTA DE LU PAPUSCIA",
aveva come scopo due obiettivi principali, che poi vi dirò.
Prima però bisogna fare una premessa:
Nel 1951, Oronzo PAPA ed altri costituirono un comitato con l'obiettivo di
modificare la strada CORNACCHIOLO (per noi CURNOCCHIULU) - MONTICELLI-
FRANCESI-CIARDO da mulattiera, impraticabile in quanto spoglia e anche stretta
(mediamente metri 1.80), a TRAINABILE portandola almeno a metri 3, e in qualche
tratto anche a metri 4/5, per consentire il passaggio di due TRAINI al momento
dell'incrocio.
Il comitato si proponeva anche di fare una variante che si innestasse sulla via
"MMARCATARA" all'altezza del "CORE DI GESU'" in quanto la
mancanza di mezzi meccanici (ruspe, scavatori, pale meccaniche, etc.) rendeva
impossibile ed impraticabile l'intervento sulla già esistente "NNCHIANATA
DE LI PANNINE". Inoltre mancavano anche i mezzi finanziari. L'allora
Sindaco di Castrignano del Capo, Don Vincenzo CANTORO, autorizzò il comitato a
dar corso ai lavori, precisando però che i costi non potevano gravare sulle
casse comunali. Disse testualmente :" Al massimo vi posso mandare qualche
'VIAGGIU DE TUFU', per il resto vi dovete arrangiare da soli. Così avvenne.
Quindi i due obiettivi principali, di cui accennavo prima, erano i seguenti:
1°)- Ricavare del TUFU da usare come manto stradale, dopo lo spianamento del
fondo del nuovo tracciato della costruenda nuova strada;
2°)- Partendo da CIARDO/FRANCESI per Castrignano, la costruenda 'RUTTA DE LU
PAPUSCIA', si veniva a trovare esattamente a metà strada e sarebbe servita da
temporaneo rifugio in caso di pioggia o temporali.
Particolare: l'altezza della grotta è stata calcolata per consentire di
ospitare anche un cavallo, un mulo o un asino.
Questa è la storia vera di quella grotta, e dei BASILIANI che la scavarono di
cui due sono ancora viventi.
Questa storia è conosciuta solo da quelli della mia generazione e da qualcuno
più vecchio ancora vivente. Ma se trova spazio nel vostro giornale
pubblicandola, potrà servire alle nuove generazioni come memoria storica ed
impedire che addetti culturali improvvisati propinino svarioni così
macroscopici da fare delle figuracce con chi la storia archeologica la conosce
davvero, che ovviamente non sono io. Le foto che ho inviato meglio documentano
lo stato dell'arte.