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Gli antichi Maestri italiani |
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La Schola dell’Arte dei Tiraoro
e Battioro a Venezia era la sede dell’antichissima Corporazione dei maestri
orafi della Serenissima, esperti nel fabbricare fili e foglie del prezioso
metallo. Eretta a fianco della monumentale Chiesa di sant’Eustachio, detta di
San Stae, la costruzione fu completata verso la fine del 1711. La Scola, posta
sotto la protezione di San Quirico, di Santa Giustina e Santa Lucia, doveva servire
a celebrare le “concioni sacre, li capitoli, conservare il mobile et operare a
Gloria di Dio… tutto quello che occorre e che praticano quasi tutte le Arti di
questa città”. La Corporazione non era certo tra le più potenti e importanti di
Venezia e contava solo una cinquantina di membri, che dovevano spesso
autotassarsi per far fronte, non senza difficoltà, alle spese per la gestione e
le attività dell’organismo; essa aveva tuttavia un’area propria nella vicina
chiesa per seppellire i fratelli, la quale era esattamente presso l’altare di
Sant’Osvaldo, dove si celebravano anche le varie feste della Schola fino al
1806, quando, con gli editti napoleonici, chiuse i battenti e passò al demanio
dello Stato. In questa sede, che si affaccia
sul Canal Grande a pochi passi da Rialto e dalla Ca’ d’Oro, magnificamente
restaurata, vengono allestite mostre, utilizzando al meglio i vasti spazi di
cui dispone (circa 350 metri qua Altre opere presenti in questa
rassegna, curata per quanto riguarda l’organizzazione, l’allestimento e
l’allestimento al veneziano Studio Antonio Dal Ponte di Mario Di Martino, sono
i rarissimi disegni preparatori per diverse chiese e importanti palazzi
realizzati da artisti come Palma il Giovane (sua una bellissima “Assunzione
della Vergine”, come il Bassano, autore di un magnifico disegno rappresentante
il Doge Ziani con l’imperatore Federico Barbarossa, alcuni disegni di
Giambattista Tiepolo e dei figli Giandomenico e Lorenzo (autore del bellissimo
“Ritratto di signora e giovane ragazzo” realizzato a pastello su carta bleu tra
il 1753 e il 1762), due preziose vedute veneziane di Francesco Guardi e di suo
figlio Giacomo, oltre ad un raro studio in gesso rosso di Giovanni Antonio
Guardi (“Sant’Antonio con Gesù Bambino”), uno dei dieci attribuibili
all’artista. Si tratta forse dei pezzi più
pregiati che la Galleria Kekko ha voluto tirar fuori dalle proprie raccolte in
questa importante occasione, e cioè per celebrare i quarant’anni dalla propria
fondazione avvenuta a Zurigo appunto nel 1964, e di una fervente attività, che
ha visto crescere e consolidare la sua presenza in punti operativi situati nel
cuore di città come Lucerna, Toronto, nei pressi di Maastricht in Belgio e a
Montecarlo, e nelle esposizioni e fiere antiquarie più importanti del mondo,
diventando negli ambienti più accreditati dell’arte e dell’antiquariato un vero
e proprio simbolo di qualità e competenza. Ma tra i tesori esposti non
possono essere dimenticate, lungo l’affascinante percorso proposto dalla
mostra, opere di Giovanni Battista Piazzetta, Sebastiano Ricci, di Girolamo
Francesco Maria Mazzola detto Parmigianino, Domenico Beccafumi, Giulio Romano,
Agostino e Ludovico Carracci, Carlo Maratta, Ubaldo e Gaetano Gandolfi, tanto
per ricordare i più famosi. E non mancano in questa rassegna dedicata alla
grande arte italiana, due “ospiti” stranieri: ma un’eccezione era più che
doverosa per due mostri sacri come Peter Paul Rubens e Pieter Breughel il Giovane.
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