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Il Rinascimento? |
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Lo stile e l’impostazione impressi dal Sindaco di Mesagne
alle attività di questa amministrazione hanno fallito, probabilmente per
eccesso di ottimismo. Il decennio precedente si era malamente concluso:
l’illegittima mancata rielezione dell’Onorevole Faggiano, il periodo buio di
una vicenda giudiziaria pressocché infondata e una vischiosa ragnatela di
sospetti e incontrollate maldicenze avevano segnato la fine della legislatura e
la coscienza civile dei mesagnesi. L’aria era ancora intafita dai veleni quando
la nuova stagione era stata avviata, ma un nuovo Sindaco e un’aria nuova non li
avevano dissipati: gli untori si erano solamente ritirati nel chiuso delle
fogne, pronti a fare capolino. Il buon Sindaco Sconosciuto aveva confidato nella
maturità delle forze politiche, più o meno tutte sodali di coalizione da due
legislature, e nella buona volontà dei protagonisti del governo, più o meno
tutti uomini non rotti ai vizi della cattiva politica. Si presentava a la carte un insieme di fattori che
avrebbe potuto determinare una buona qualità della gestione democratica del
nostro paese: così non è stato. La ferita inferta al corso ininterrotto, glorioso e
progressivo della grosse koalition
che impera a Mesagne in occasione della fine accelerata dell’ultima legislatura
non è sanata neanche con l’impasto di facce nuove, facce belle e facce giovani
che hanno composto la giunta: l’amalgama conteneva in sé, inspiegabilmente, i
germi e le tossine fino ad allora rovesciati per le strade. Fatto è che i problemi,
sostanziali, non vengono formalizzati; al contrario, tutti – Sindaco,
assessori, forze politiche – profondono il massimo impegno per evitarne la
formalizzazione e magari la pubblicistica. Allora, di anno in anno si rimanda
la questione se il bilancio debba costituire un atto politico o possa
continuare ad essere stilato tecnicamente e in modo frettoloso; ogni settimana
soprattutto in seno alle forze di sinistra si misurano stati di altissima
tensione ora sulla gestione del personale, ora sul controllo dei plessi
nevralgici del consenso (comitati di quartiere, centro polivalente anziani,
associazioni di categoria); il programma elettorale è lo sventurato zimbello di
questi anni, ignorato o vilipeso; e ciascuno degli amministratori ritiene che
l’altro stia operando male o in malafede, o che si sovraesponga mediaticamente,
danneggiando la collegialità dell’azione politica. Un tempo, ma era la Prima Repubblica, in questi casi si
chiedeva la verifica, non sempre
dolosamente, per puntualizzare, richiamarsi al programma, cercare lo scatto di
reni, rischiando magari lo scatto di nervi; ma questi sono i tempi della
Seconda Repubblica, utili a sacrificare sull’altare della modernità la fellonia
dei partiti politici e la consunzione di questo splendido vantato Rinascimento.
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