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Vendevano sangue per fame
  
di Donato CORVAGLIA

Nella regione dello Henan, provincia della Cina orientale, un milione e mezzo di contadini sono stati contagiati dopo aver ven

Nella regione dello Henan, provincia della Cina orientale, un milione e mezzo di contadini sono stati contagiati dopo aver venduto plasma allo Stato. Liu Shijun, ha 43 anni, e tra il 1992 e il 1995, incoraggiato dalle autorità della sua provincia, e costretto dalla povertà, vendette il proprio sangue. Cinquecentocinquanta volte. Quei soldi gli servirono a pagare le tasse, mandare i figli a scuola, acquistare concime e sementi.
Ma i guadagni realizzati allora gli saranno verosimilmente fatali: nel corso di quei continui prelievi, Liu Shijun fu contagiato dall'Aids. Fiaccato dal male, abbandona il lavoro, e per via della diarrea, nell'ultimo anno ha perso venti chili di peso. La prima infezione, lo ucciderà. A Donghu, in Henan l’ingresso ai giornalisti e vietatissimo. Dei malati come Liu Shijun, il mondo non deve sapere nulla. Per il regime cinese sono un segreto di Stato. Uno spettrale tabù.
Negli anni Novanta, la maggior parte degli adulti di Donghu vendette il sangue. L'80 per cento di loro è oggi sieropositivo. Come nell'Africa più colpita o, se possibile, peggio. Perché nella provincia proibita dell'Henan, mille chilometri a sud della capitale, l'Aids é una realtà che le autorità continuano a negare? Perché in questa Cina ancora rurale, arcaica e poverissima, i sieropositivi rappresentano la prova di uno dei più clamorosi errori sanitari di tutti i tempi. Perché, infine, i responsabili andrebbero cercati nei ministeri di Pechino.
Nel sovrappopolato Henan, i villaggi maledetti sono centinaia: un milione e mezzo di contadini sono stati contagiati dall'Hiv. Una catastrofe provocata da un business sporco e redditizio: la raccolta di sangue per i laboratori farmaceutici delle grandi città, effettuata senza le minime misure d'igiene.
Si prelevava il sangue in cambio di quaranta yuan (7 euro). Poi, nel pomeriggio, lo risomministravano leggermente “impoverito” . Nelle stazioni di raccolta, il sangue, intanto, veniva centrifugato in grossi contenitori per separare il plasma dai globuli rossi. Il plasma era venduto alle industrie che producono vaccini o farmaci della medicina tradizionale.
I globuli rossi venivano invece nuovamente inoculati ai donatori per evitare l'anemia e per incoraggiarli a ripresentarsi nei giorni successivi. Ma questo sangue privo di plasma proveniva da grandi calderoni che contenevano i prelievi effettuati a centinaia di persone, sia pure appartenenti allo stesso gruppo sanguigno. Bastava che una di esse fosse infetta per contaminare tutte le altre.
Messe alle corde dagli esperti delle Nazioni Unite, le autorità di Pechino cominciano soltanto adesso a riconoscere la gravità dell'epidemia di Hiv nel loro paese. Secondo le infauste previsioni dell'UnAids, l'organismo delle Nazioni Unite che combatte l'epidemia nel pianeta, nel 2010 in Cina ci saranno tra dieci e venti milioni di sieropositivi. Una bomba a orologeria. Per tentare di disinnescarla il governo cinese ha finalmente tolto il divieto di pubblicizzare i profilattici, e il ministro della Sanità, ha annunciato che stanzierà 22 milioni di yuan (2,7 milioni di euro) nei prossimi due anni per aiutare i malati. Una minima parte di questa irrisoria somma di denaro arriverà forse a Donghu.

 

 

 

 


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