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L'architettura della malafede |
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Intervista radiofonica al Segretario di un Sindacato
nazionale: quali le cause di un mancato
investimento imprenditoriale nel Sud d’Italia? Poche infrastrutture. Troppa
criminalità. Pochi incentivi. Grande pigrizia. Proverbiale, la pigrizia
delle genti del Sud. Neghittosi e stanchi, così ci
vedono gli abitanti delle nordiche regioni, bravi a scanzar fatiche e inventare
giustificazioni. Solo malelingue? Cattive visioni dalle lontane radici? Buona
regola d’ogni raziocinio è l’evitare generalizzazioni vaghe, frutto, seme e
fine di pregiudizi. Pure, coscienza impone d’osservare anche i lati avversi. I
nostri, in questo caso. Veniva dall’Emilia, il suo
accento ne era testimone pur vivendo da anni nel Salento. Raccontò, divertita e
rassegnata insieme, le strane abitudini di questo nostro popolo, nato stanco,
un po’ svogliato, dedito al viver quieto e alle grandi soste. Non era abituata
ai nostri atavici ritardi, alle nostre negligenze, all’improvvisar scuse per le
proprie ragioni. S’abituò, man mano, ad accettare modalità di vita assurde in
altri luoghi. Inutile lottare con la storia, con le innate abitudini. Inutile
provar rabbia, o rancore. Se accetti questo Sud, non puoi
pensare di cambiarlo. Devi accoglierne bellezza e vizi. Cassieri di banca che
fumano tranquillamente le loro sigarette poiché stressati dal lungo lavoro, e
nessuno che si lamenti. File alle Poste presso un unico sportello poiché il
collega è andato a prendere un caffè. Uffici informazioni vuoti, donne agli
sportelli dei Comuni che tessono fili di lana e lingue. Ingorghi mostruosi per
le strade ed il vigile è sereno a chiacchierare. Solo pochi esempi di un
piccolo Sud che ha storia propria, tempi dettati dal caso e dagli eventi,
subìti come necessarie condizioni, inevitabili, dunque suadenti. Ci sono casi, poi, in cui la
vita si fa lotta: di lingue pungenti, di chiacchiericci inutili, sciocchi,
perdenti. D’un parlar vano per accreditare se stessi con la denigrazione del
subitaneo nemico, al quale si dà poi una stretta di mano se il caso lo
richiede, offrendo il buon caffè dell’amicizia, nero come il livore e la
menzogna. Ci sono casi di pusillanimi,
pronti a derubare anche le idee, a primeggiare ad ogni costo confondendo il
proprio ridicolo con la presunzione. Arroganza e malafede. Di coloro che si
dicevano amici, di quelli che dovevano spartire il dovere e arraffano buonafede
e privilegi, cene e palcoscenici rubati, convinti d’essere furbi e non vanesi e
stolti. Senza il coraggio poi di farsi rivedere, per non dar conto delle
proprie azioni. Ci sono malelingue che agitano
per vanto il proprio dire, senza saper neppure di cosa parlano, sbrigliando al
vento sciocco il proprio sciocco pensiero, solo per ferire, solo per colpire,
blaterando vuote offese, degne del più bieco pettegolar di strada. Sono piccoli esempi, ma tanti
ancora se ne potrebbero elencare, di un Sud che marcia a vuoto, dove la
malafede è l’unico lampo di vitalità affiorante nel diffuso torpore. Solo casi
piccoli e meschini che non rendono onore alla grandezza di un Sud diverso e di
un popolo che ha voglia di cambiarlo.
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