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L'architettura della malafede
  
di Valeria BRUNO

Intervista radiofonica al Segretario di un Sindacato nazionale

Intervista radiofonica al Segretario di un Sindacato nazionale: quali le cause di un mancato investimento imprenditoriale nel Sud d’Italia? Poche infrastrutture. Troppa criminalità. Pochi incentivi. Grande pigrizia. Proverbiale, la pigrizia delle genti del Sud.

Neghittosi e stanchi, così ci vedono gli abitanti delle nordiche regioni, bravi a scanzar fatiche e inventare giustificazioni. Solo malelingue? Cattive visioni dalle lontane radici? Buona regola d’ogni raziocinio è l’evitare generalizzazioni vaghe, frutto, seme e fine di pregiudizi. Pure, coscienza impone d’osservare anche i lati avversi. I nostri, in questo caso.

Veniva dall’Emilia, il suo accento ne era testimone pur vivendo da anni nel Salento. Raccontò, divertita e rassegnata insieme, le strane abitudini di questo nostro popolo, nato stanco, un po’ svogliato, dedito al viver quieto e alle grandi soste. Non era abituata ai nostri atavici ritardi, alle nostre negligenze, all’improvvisar scuse per le proprie ragioni. S’abituò, man mano, ad accettare modalità di vita assurde in altri luoghi. Inutile lottare con la storia, con le innate abitudini. Inutile provar rabbia, o rancore.

Se accetti questo Sud, non puoi pensare di cambiarlo. Devi accoglierne bellezza e vizi. Cassieri di banca che fumano tranquillamente le loro sigarette poiché stressati dal lungo lavoro, e nessuno che si lamenti. File alle Poste presso un unico sportello poiché il collega è andato a prendere un caffè. Uffici informazioni vuoti, donne agli sportelli dei Comuni che tessono fili di lana e lingue. Ingorghi mostruosi per le strade ed il vigile è sereno a chiacchierare. Solo pochi esempi di un piccolo Sud che ha storia propria, tempi dettati dal caso e dagli eventi, subìti come necessarie condizioni, inevitabili, dunque suadenti.

Ci sono casi, poi, in cui la vita si fa lotta: di lingue pungenti, di chiacchiericci inutili, sciocchi, perdenti. D’un parlar vano per accreditare se stessi con la denigrazione del subitaneo nemico, al quale si dà poi una stretta di mano se il caso lo richiede, offrendo il buon caffè dell’amicizia, nero come il livore e la menzogna.

Ci sono casi di pusillanimi, pronti a derubare anche le idee, a primeggiare ad ogni costo confondendo il proprio ridicolo con la presunzione. Arroganza e malafede. Di coloro che si dicevano amici, di quelli che dovevano spartire il dovere e arraffano buonafede e privilegi, cene e palcoscenici rubati, convinti d’essere furbi e non vanesi e stolti. Senza il coraggio poi di farsi rivedere, per non dar conto delle proprie azioni.

Ci sono malelingue che agitano per vanto il proprio dire, senza saper neppure di cosa parlano, sbrigliando al vento sciocco il proprio sciocco pensiero, solo per ferire, solo per colpire, blaterando vuote offese, degne del più bieco pettegolar di strada.

Sono piccoli esempi, ma tanti ancora se ne potrebbero elencare, di un Sud che marcia a vuoto, dove la malafede è l’unico lampo di vitalità affiorante nel diffuso torpore. Solo casi piccoli e meschini che non rendono onore alla grandezza di un Sud diverso e di un popolo che ha voglia di cambiarlo.

 

 


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