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Se la guerra in Iraq finisce nelle pellicole di Hollywood |
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È proprio di questi giorni la notizia di un attentato a Mosul (Iraq) dove trenta sono state le vittime fra militari e civili. Una guerra che continua anche se a volte taciuta, era inevitabile che avrebbe attirato prima o poi gli interessi del cinema Hollywoodiano, ma di solito la cinematografia si sbizzarrisce solo a guerra finita. L'Iraq
rappresenta la novità. Già nel 2005 è stato possibile vedere diversi
documentari e qualche film minore, ma adesso scendono in campo le grandi
produzioni e registi di talento: Universal Pictures, Ron Howard, Harrison Ford.
E il fatto che il primo film di peso sull'Iraq - Jarhead, nei cinema da qualche mese - sia stato un mezzo flop, non
sembra avere scoraggiato produttori, registi e sceneggiatori. La
storia del film riguarda quella che è considerata la più difficile battaglia
combattuta dagli americani in Iraq nella primavera del 2004. Dopo che quattro
soldati americani vennero torturati, mutilati e impiccati nella città irachena
di Fallujah - dove più forti erano le milizie degli “insurgents” - la Casa
Bianca ordinò al generale Jim Mattis (interpretato da Ford) di conquistare con
ogni mezzo la città. Ne seguì una battaglia violentissima, durata giorni, ma
quando Fallujah stava ormai per cadere completamente in mano ai marine il
generale Mattis ricevette l'ordine di fermarsi. I marine persero in quei giorni
28 uomini, altri cinquanta morirono sei mesi dopo, quando il comando Usa decise
di finire il lavoro iniziato in primavera. Ron
Howard, invece, che ha da poco terminato le riprese del Codice da Vinci, inizierà fra breve la lavorazione di un film
ambientato nei giorni immediatamente precedenti il 19 marzo 2003, quando il
presidente americano George W. Bush annunciò l'inizio della guerra in Iraq.
Racconta la storia di un commando di Special Force alla disperata ricerca di un
soldato Usa scomparso da tredici anni, durante la prima guerra del Golfo. A differenza di
quella del Vietnam - che era una generazione di leva in cui il movimento
pacifista fece molta presa - la generazione dei soldati che combattono in Iraq
(e Afghanistan) sta vivendo la guerra con un approccio totalmente differente.
Anche chi negli Stati Uniti (una maggioranza sempre crescente) considera adesso
un errore la guerra contro Saddam continua a dare il proprio incondizionato
appoggio “ai nostri ragazzi” in una guerra in cui le immagini contano più di
tutto: e questa volta la maggior parte delle immagini - che si tratti di atti
eroici o di scandali come quello di Abu Ghraib – le forniscono proprio i
“nostri ragazzi”, i soldati, attraverso videocamere digitali, computer o anche
semplici cellulari. Immagini che arrivano su Internet e vengono rilanciate nel
mondo attraverso blog e siti internet di ogni genere.
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