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Se la guerra in Iraq finisce nelle pellicole di Hollywood
  
di Donato CORVAGLIA

Se la guerra in Iraq finisce nelle pellicole di Hollywood

È proprio di questi giorni la  notizia di un attentato a Mosul (Iraq) dove trenta sono state le vittime fra militari e civili. Una guerra che continua anche se a volte taciuta, era inevitabile che avrebbe attirato prima o poi gli interessi del cinema Hollywoodiano, ma di solito la cinematografia si sbizzarrisce solo a guerra finita.

L'Iraq rappresenta la novità. Già nel 2005 è stato possibile vedere diversi documentari e qualche film minore, ma adesso scendono in campo le grandi produzioni e registi di talento: Universal Pictures, Ron Howard, Harrison Ford. E il fatto che il primo film di peso sull'Iraq - Jarhead, nei cinema da qualche mese - sia stato un mezzo flop, non sembra avere scoraggiato produttori, registi e sceneggiatori.
Il più atteso è No true glory: the battle of Fallujah, protagonista Harrison Ford. Annunciato in pompa magna nel dicembre del 2004, quando la battaglia di Fallujah si era conclusa da poche settimane, dopo diverse vicissitudini, polemiche e ripensamenti è adesso “in produzione”, anche se non è stata ancora fissata una data precisa per la prima.

La storia del film riguarda quella che è considerata la più difficile battaglia combattuta dagli americani in Iraq nella primavera del 2004. Dopo che quattro soldati americani vennero torturati, mutilati e impiccati nella città irachena di Fallujah - dove più forti erano le milizie degli “insurgents” - la Casa Bianca ordinò al generale Jim Mattis (interpretato da Ford) di conquistare con ogni mezzo la città. Ne seguì una battaglia violentissima, durata giorni, ma quando Fallujah stava ormai per cadere completamente in mano ai marine il generale Mattis ricevette l'ordine di fermarsi. I marine persero in quei giorni 28 uomini, altri cinquanta morirono sei mesi dopo, quando il comando Usa decise di finire il lavoro iniziato in primavera.

Ron Howard, invece, che ha da poco terminato le riprese del Codice da Vinci, inizierà fra breve la lavorazione di un film ambientato nei giorni immediatamente precedenti il 19 marzo 2003, quando il presidente americano George W. Bush annunciò l'inizio della guerra in Iraq. Racconta la storia di un commando di Special Force alla disperata ricerca di un soldato Usa scomparso da tredici anni, durante la prima guerra del Golfo.

A differenza di quella del Vietnam - che era una generazione di leva in cui il movimento pacifista fece molta presa - la generazione dei soldati che combattono in Iraq (e Afghanistan) sta vivendo la guerra con un approccio totalmente differente. Anche chi negli Stati Uniti (una maggioranza sempre crescente) considera adesso un errore la guerra contro Saddam continua a dare il proprio incondizionato appoggio “ai nostri ragazzi” in una guerra in cui le immagini contano più di tutto: e questa volta la maggior parte delle immagini - che si tratti di atti eroici o di scandali come quello di Abu Ghraib – le forniscono proprio i “nostri ragazzi”, i soldati, attraverso videocamere digitali, computer o anche semplici cellulari. Immagini che arrivano su Internet e vengono rilanciate nel mondo attraverso blog e siti internet di ogni genere.

 

 

 


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