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Le nuove frontiere dei rifiuti |
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Abbiamo toccato più volte il
problema dei rifiuti, della raccolta, trattamento e smaltimento di queste masse
sempre più consistenti e di tutte le conseguenze di una gestione condizionata
da tanti fattori ambientali, igienici, politici e… non solo. L’aspetto
politico, o per meglio dire della politica gestionale, è stato uno dei punti
sui quali forse ci siamo più soffermati, non lesinando accuse di scarsa volontà
o di incomprensibile inattività e lentezza nel procedere. Ma questo aspetto,
andando a scavare, bisogna ammettere che soffre, a discapito della buona
volontà di tutti - che riteniamo comunque ci sia - di forti condizionamenti
derivanti da vari fattori: da leggi e decreti e provvedimenti di emergenza che
permettono e proibiscono probabilmente tutto ed il contrario di tutto; da
impegni economici e industriali presi in tempi quasi remoti che, a causa delle
pastoie della burocrazia, portano a interminabili procedure di realizzazione di
impianti, e quando si è in fase finale, ci si accorge che sono superati o,
addirittura, terribilmente inquinanti (lo spettro diossina); dalla
impossibilità di sveltire le procedure e di considerare le nuove tecnologie. La tecnica evolve e l’evoluzione
avviene molto più rapidamente di quanto noi, comuni cittadini, siamo in grado
di percepire. In fondo i rifiuti sono materiali di vario genere che
rappresentano un problema data la mole sempre più grande di produzione (…sembra
di parlare di una grande industria…), ma sono materiali che la chimica e la
tecnica hanno studiato e studiano. Perché, considerata inevitabile la
produzione, lo smaltimento può diventare risorsa. E non solo: come abbiamo già
visto, producendo energia elettrica, termica, residui inerti riutilizzabili e
riciclando il riciclabile, ma anche con produzioni accessorie di cose pensabili
e, sempre per noi comuni mortali, talvolta non immaginabili. Abbiamo parlato, recentemente,
dell’impianto di Brescia, e di altri della zona Veneto Lombardia Piemonte, come
di impianti all’avanguardia, ma approfondendo le ricerche ci si accorge che
anche il meglio è ormai storia se non preistoria. E che, nella realtà, molti
impianti nuovi o in fase di realizzazione, quando avviati alla loro funzione
sono, nella migliore delle ipotesi, sottoimpiegati se non proprio impiegati in
maniera errata, con procedure operative inutili o controproducenti e, al
termine del ciclo di trattazione, si è al punto di partenza o quasi. Questo
significa che si otterrà materiale organico (il cosiddetto “umido”) che invece
di essere stato sottoposto ai processi chimico/fisici di decomposizione e
trasformazione (naturale) rimane composto umido inutile che si deposita in
discarica con tutti i problemi di percolato e di accumulo. Significa che il resto viene
cumulato in balle (più o meno “eco”) che diventano un problema da smaltire,
vista l’eterogeneità della loro composizione. Significa che anche la
“termoutilizzazione”, in teoria diversa dall’incenerimento, diventa un
obbrobrio perché produce inquinanti devastanti. E il problema non è la raccolta
differenziata che non decolla: anche dove funziona, la percentuale migliore di
differenziazione arriva complessivamente al 45,50% della “produzione”.
Significa, semplicemente, che il 50,55% è indifferenziata che fa,
comunque, permanere il problema. È chiaro che aver investito ingentissimi
capitali per realizzare impianti che funzionano in maniera egregia, come a
Brescia, non consente di buttarli per seguire le tecnologie, ma significa che
le nuove tecnologie devono entrare in gioco laddove si è ancora in fase di
progettazione o realizzazione, con correzione del tiro che consenta di
migliorare il risultato finale. Lì si che è utile e necessario investire. La tecnologia oggi vede, ad
esempio, la plastica come una risorsa e non come un problema. In Olanda esiste
già un impianto che dalla plastica ricava, attraverso modificazione chimica del
materiale senza inquinanti o altre conseguenze, carburante! Sì, carburante che,
per evitare speculazioni, potrebbe essere utilizzato per le istituzioni,
ospedali, Forze di polizia, eccetera, con abbattimento dei costi e smaltimento
dei rifiuti. Ci rendiamo conto che l’argomento è rivoluzionario, che qualcuno,
forse più di uno sgranerà gli occhi incredulo, ma la chimica non è inerte, le
ricerche corrono, soprattutto perché possono portare, risolvendo un problema,
anche a produzione altamente remunerativa che diventa business. Torneremo sull’argomento con una
descrizione più precisa delle nuove tecnologie che oggi sono disponibili,
trattazione che richiederà uno spazio specifico e dedicato, ma già oggi, ad
esempio, esistono impianti che non hanno bisogno della raccolta differenziata,
impianti che separano i vari componenti della raccolta avviandoli ai vari
processi di recupero, trasformazione ed eliminazione. Oggi la Politica dovrebbe
lavorare per consentire lo sviluppo delle tecnologie, con leggi e norme più
semplici e con procedure rapide, perché mai come oggi il tempo è denaro! E noi
non abbiamo più denaro da sprecare né, tantomeno, tempo da perdere.
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