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Aldo Moro: l'eredità politica e morale a trent'anni dalla tragica morte
  
di Mery ALBERTINI

Aldo Moro: statista, padre e marito, prigioniero

In tempi di crisi istituzionali, sociali, economiche, un Paese tende a riscoprire figure che nel passato si sono distinte per le doti eccezionali in campo pubblico e privato. L’Italia non sembra sfuggire a questo luogo comune nei giorni dedicati alla memoria del sequestro di Aldo Moro e del massacro dei suoi Agenti di scorta il 16 marzo 1978, ai quali seguirà la commemorazione del martirio dello statista, trucidato 55 giorni dopo il rapimento.

Nel corso di questi trent’anni le indagini condotte dalla magistratura non sono riuscite a chiarire alcuni punti oscuri della vicenda: sebbene i brigatisti accertati come autori siano stati catturati e processati, continuano tuttavia a persistere dubbi se le BR avessero ricevuto o meno degli aiuti esterni per portare a compimento il loro piano.

Anche la figura di Moro durante tutto questo tempo è stata sottoposta a giudizi e considerazioni contrastanti, qualche volta lontane dalla realtà che la memoria dei familiari e la storia repubblicana ci hanno invece consegnato. Probabilmente le lettere scritte dal Presidente della DC durante la tragica prigionia, a detta degli inquirenti manipolate dalle BR, hanno concorso a creare un tale clima.

Le nebbie della storia, fatte di depistaggi consapevoli o no, di indagini condotte nella direzione sbagliata, di opinioni vicine o distanti dalla realtà, non riescono però a nascondere la grandezza di Aldo Moro.

Anche alla sua lungimiranza e profonda preparazione giuridica dobbiamo la Costituzione della Repubblica che da sessant’anni garantisce i diritti dei cittadini e sancisce l’unità politica e sociale dello Stato gravemente compromessa dopo la fine della seconda guerra mondiale. 

Sotto il profilo personale, Moro si era da sempre distinto per la serietà e dedizione con le quali affrontava il proprio lavoro, mentre l’autorevolezza nella vita pubblica si accompagnava ad una profonda dolcezza nei confronti della moglie e dei figli nella quotidianità domestica.

Il ritratto di Aldo Moro è dunque quello di un uomo normale, impegnato nell’attività politica e nella cura della famiglia, se non fosse per il carattere innovativo delle sue idee e della sua azione, fermate dalla mano violenta di un gruppo “reazionario”, più che rivoluzionario.

Da molti anni Moro era convinto della necessità di un coinvolgimento del PC come forza di governo nella guida del Paese insieme all’altra grande forza politica, la DC: in tal modo si sarebbe potuta evitare quella rigida contrapposizione che a livello mondiale aveva allontanato Est ed Ovest creando una situazione di paura e sospetto reciproco.

Nel disegno brigatista fermare Moro significava forse intervenire in un processo storico ormai in atto, di cui il leader democristiano era stato uno dei maggiori interpreti.

Preparazione, dedizione, coraggio sono alcuni degli aspetti della personalità di Aldo Moro che il suo lavoro ha lasciato in eredità a questo Paese e che nemmeno la morte ha gettato nell’oblio della coscienza collettiva.

 

 


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