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IL CA.LIBRO/ Scienza e Humanitas in Cosimo De Giorgi

  
di Carlo STASI

Nello stesso anno del volume precedente (Epistolario di Cosimo De Giorgi, Regesti) è stato pubblicato il secondo volume, patro

Nello stesso anno del volume precedente (Epistolario di Cosimo De Giorgi, Regesti) è stato pubblicato il secondo volume, patrocinato e finanziato dall’amministrazione comunale di Lizzanello, della collana “Cultura e Storia” della Società di Storia Patria – Sezione di Lecce,  dedicato a Cosimo De Giorgi e presentato di recente nel paese natale dello scienziato di Lizzanello. Scienza e humanitas in Cosimo De Giorgi (Edipan, 2003, pagg. 232 + tavole) è stato curato da Giovanna Rosato e raccoglie vari saggi di docenti universitari e studiosi del settore. Livio Ruggiero (curatore della voce di De Giorgi nel prestigioso Dizionario Biografico degli Italiani, ed artefice del ritrovamento, nel 1986, nella Biblioteca Comunale di Velletri della cantata I Meteorologisti Italiani scritta in occasione della inaugurazione dell’Osservatorio Fisico-Meteorologico di Velletri, su musica di Ignazio Galli e testo del De Giorgi) ci illustra la attività di sismologo del De Giorgi. Lo scienziato salentino, nel 1884, montò a Lecce un sismografo di sua ideazione, partecipò a vari congressi nazionali come quello dell’Aquila (1887) dove, per la prima volta, si parlò di prevenzione dei danni, suggerendo l’adozione, nella costruzione di edifici, di misure in grado di minimizzare le conseguenze delle scosse sismiche, ma il rapporto stilato in quell’occasione fu reso pubblico solo dopo il disastroso terremoto di Messina (1908). Al saggio di Ruggiero si accompagna in appendice il testo della memoria del De Giorgi  scritta nel 1916: “Terremoti avvenuti in Terra d’Otranto dal 1898 al 1915”. Ugo Gelli illustra il quarantennale carteggio di De Giorgi con l’etnografo Luigi Pigorini (fondatore del Museo Etnografico di Roma) che incaricò il lizzanellese di censire i monumenti megalitici salentini (specchie, dolmen, menhir). Lorenzo Carlino si sofferma sull’attività di medico svolta dal De Giorgi per 22 anni subito dopo la morte dell’adorata madre nel 1913, elencando le ricerche svolte dal nostro soprattutto per la prevenzione di epidemie come vaiolo, colera, ecc. Giuseppe Vese affronta il difficile rapporto di De Giorgi con la politica (se ne tenne alla larga rifiutando incarichi nella pubblica amministrazione). Michele Mainardi si interessa del De Giorgi cartografo, autore nel 1876 della prima dettagliata Carta Topografica del Salento che segnala la rete stradale e ferroviaria, i porti e gli ancoraggi, cui seguirono la Carta Geologica, quella Paletnologica (1885), ecc. Vittorio Zacchino scava nell’albero genealogico del De Giorgi ed evidenzia i suoi rapporti, per parte materna, con personalità galatee tra cui il “cugino” notaio Paquale Cataldo che il 22 maggio 1920 rogò il testamento del De Giorgi. Guido Baffo presenta una relazione del 5 marzo 1898 scritta dal De Giorgi su “Un tronco di colonna marmorea rinvenuto in San Cataldo”, reperto ora conservato nel Museo Castromediano di Lecce. Alessandro Laporta pubblica alcune poesie che testimoniano l’attività poetica del De Giorgi che è poeta d’occasione (per la morte di Cavour, per l’illuminazione a gas, per l’inaugurazione dell’Osservatorio di Pompei, il testo della succitata cantata dei Meteorologisti Italiani, liriche su Ugento, la Marina di Tricase, Botrugno, Campi, alcuni brindisi, ecc.) che non disdegna di essere mordace contro “l’eterne banderuole” politiche, e contro i “leccesi burloni” (in Ypnos) che, scettici nel vedere un “poppitu” di paese scavare in Piazza Sant’Oronzo (scavi che portarono al ritrovamento dell’anfiteatro romano tra l’indifferenza delle autorità municipali), lo avevano bollato per “Arcu de trappitu”… e che “Oggi mi stanno attorno, / oziosi e vagabondi / e si specchian giocondi / nell’atro e profumato / laghetto dell’arena! / Con occhio imbambolato / mi guardano gli allocchi; / e al canto dei ranocchi / cullandosi nel sonno / fedele alle sue norme / il Municipio… dorme”. Antonio Edoardo Foscarini pubblica lettere inedite inviate da Torino a De Giorgi dal patriota di Lequile Gioacchino Stampacchia. Tra le lettere colpisce l’astio di Gioacchino per la cognata, colpevole di aver allontanato il fratello Salvatore dalla sua famiglia (“quella donna fantasma, che per anni ed anni travagliò tanto la vita del fratello mio che sofferse tacendo”) e di averlo così condotto a morte prematura (1885) privandolo addirittura dell’ultimo saluto dei consanguinei. Conclude il volume un’appendice fotografico-documentaria.

 

 

 


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