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Giù le mani dall'arsenale! |
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Con una circolare del 7 marzo
scorso si è avuta, all’interno dell’ancora Stabilimento dell’Arsenale di
Brindisi, la concreta percezione dei frutti di quella che da più parti viene
indicata come la sciagurata politica di razionalizzazione che Governo nazionale
e vertici della Marina stanno ponendo in essere, in nome di una per certi
aspetti inspiegabile “austerity”. In tale documento si rendeva edotti i
lavoratori dell’avvenuta decisione di declassare la Sezione di Brindisi in
Reparto di Taranto. Di qui l’ovvietà delle proteste dei lavoratori, che vedono
minacciati posti di lavoro e posizioni acquisite e l’appoggio, la comprensione,
la solidarietà loro promessi da istituzioni locali e personalità di spicco.
L’obiettivo dei lavoratori sul piede di guerra, sostenuti dalle organizzazioni
sindacali di riferimento, è quello di ottenere il congelamento del
provvedimento summenzionato, ergo di mantenere invariato l’attuale status
lavorativo, di scongiurare le ipotesi di mobilità. A tal fine nei giorni scorsi
sono stati organizzati incontri con le istituzioni locali, dimostratesi per ora
solo con le parole disponibilissime, e
rivolti accorati appelli di sostegno, solo parzialmente accolti per il momento,
ai parlamentari eletti nella provincia. I lavoratori hanno sfilato civilmente
protestando, raggiunto la Provincia e dunque il Comune, infine occupato la
Direzione dell’Arsenale interrompendo così il passaggio di consegne tra il
personale amministrativo di Brindisi e quello di Taranto. Richiedono lumi da
parte del Governo di Roma, che, attraverso il Ministero della Difesa sta
operando il declassamento, mentre invece, attraverso l’intervento dell’on.
Pinotti, pres. Commissione Difesa, aveva assicurato ai lavoratori di non avere
in progetto il ridimensionamento della Sezione brindisina. Richiedono lumi e
fondate giustificazioni allo Stato Maggiore della Marina, che ha finora
mantenuto una posizione piuttosto evanescente nei confronti della protesta in
atto. In un contesto di “smantellamento” diffuso – chiusura di negozi, carenze occupazionali, terremoti giudiziari, ecc. ecc.- il declassamento di una struttura brindisina e l’accorpamento ad una tarantina, non può che rappresentare un ulteriore atto di violenza istituzionale in danno di un territorio già di per sé martoriato dalla inarrestabile crisi che da tempo ormai l’attanaglia. La ben nota vicenda del Grande Salento, entità superiore pensata per agevolare le tre province interessatene, ma che per ora alcun concreto beneficio ha arrecato ed è in predicato di arrecare a quella brindisina, che pare perdere pezzi a tutto vantaggio degli alleati, rende la questione Arsenale ancor più amara. Pertanto sorge spontaneo ritenere fondamentale che il Territorio provinciale intero si unisca alla protesta dei lavoratori, in difesa di posti di lavoro in loco attuali e futuri, a protezione della sua stessa immagine ed importanza strategica, che di questi ultimi tempi appare in crescendo scemare. Nel frattempo, lo stato di agitazione è destinato a perdurare fintantoché qualcosa non si smuova ai piani alti decisionali.
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