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Vandali o artisti? |
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Per molti sono vandali,
a Roma vengono chiamati “graffitari” e chi, nel mondo, gli riconosce e ne
apprezza l’estro artistico li definisce “writers” (scrittori). Ogni nostra
città ne ha potuto saggiare l’opera; per esprimersi, infatti, non usano una
tela, ma i nostri autobus, i treni, i muri e in molti casi, purtroppo, i
monumenti. I
graffiti sono ormai considerati un fenomeno della “pittura metropolitana” e gli
stessi sociologi ne hanno studiato e interpretato i significati. Essi appartengono
in primo luogo alla necessità di ogni giovane di appartenere ad un gruppo, in
questo caso, però, sono gruppi socialmente più o meno emarginati che cercano di
lasciare un segno della loro presenza; ne è un esempio il fatto che essi
principalmente scrivano il proprio nome, lo abbelliscano, lo ingigantiscano,
tutti lo devono vedere. Così facendo incidono un segno fuori dai canali
stereotipati della società, escono da un ordine prestabilito, e per questo
colpiscono i punti nevralgici delle città: scuole, palazzi, mezzi urbani; ma
molti psicologi ne interpretano una richiesta d’aiuto e l’incapacità degli
adulti di ascoltare ed interagire con le nuove generazioni: scrivendo sui muri
inviano messaggi alla società, lasciando però intravedere una grande fragilità. Tutto
cominciò dai sobborghi di New York alla fine degli anni Sessanta, quando
giovani, soprattutto afro–latini cominciarono a scrivere il proprio nome
seguito dal numero della via sui muri della città che, ben presto, divenne
piena di colorate, indecifrabili scritte; arriviamo così agli anni Settanta e i
singoli gruppi diventano un vero e proprio movimento che ha come massima
espressione l’Aerosol Art: fanno la loro comparsa le prime ragazze, i
“graffitari” metropolitani non appartengono più solamente alle periferie più
degradate, ma ne entrano a far parte anche i “bianchi” di buona famiglia, si
abbandonano i pennarelli indelebili sostituiti dai più fulminei e nocivi spray.
In Europa questo fenomeno arrivò negli anni Ottanta, partendo dapprima dai centri
sociali, per poi prendere piede nelle scuole e tra i ragazzi più giovani; anche
se in realtà non professano alcuna ideologia politica, né appartenenza a
specifici gruppi manifestano il loro stile anche attraverso il look: jeans
abbondanti, magliette extra large coloratissime. Vere e proprie bande, armate
di vernici colorate e le cui vittime sono i treni o i muri, e i cui danni hanno
un costo molto elevato per le comunità, il graffito urbano è, infatti,
considerato un atto vandalico e un reato contro il patrimonio. Palazzi,
monumenti, opere d’arte non sono certo risparmiati e per questo si sono
sperimentati prodotti idro-repellenti che, applicati sulle superfici pulite
degli edifici, impediscono che la vernice penetri all’interno del materiale
lapideo. Eppure
le stesse città cercano di andare incontro a questo fenomeno, da Roma a Parigi
sono stati concessi interi spazi su cui poter esprimere l’“arte” metropolitana;
in passato poteva forse essere per molti un mezzo di ribellione alla società,
una protesta sociale ma ad oggi dipingere su un monumento di millenni di anni o
su un autobus sembra solamente l’arte del vandalismo.
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