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Vandali o artisti?

  
di Nicoletta ARCHILEI

Per molti sono vandali, a Roma vengono chiamati “graffitari”, chi, nel mondo, gli riconosce e ne apprezza l’estro artistico li

Per molti sono vandali, a Roma vengono chiamati “graffitari” e chi, nel mondo, gli riconosce e ne apprezza l’estro artistico li definisce “writers” (scrittori). Ogni nostra città ne ha potuto saggiare l’opera; per esprimersi, infatti, non usano una tela, ma i nostri autobus, i treni, i muri e in molti casi, purtroppo, i monumenti.

I graffiti sono ormai considerati un fenomeno della “pittura metropolitana” e gli stessi sociologi ne hanno studiato e interpretato i significati. Essi appartengono in primo luogo alla necessità di ogni giovane di appartenere ad un gruppo, in questo caso, però, sono gruppi socialmente più o meno emarginati che cercano di lasciare un segno della loro presenza; ne è un esempio il fatto che essi principalmente scrivano il proprio nome, lo abbelliscano, lo ingigantiscano, tutti lo devono vedere. Così facendo incidono un segno fuori dai canali stereotipati della società, escono da un ordine prestabilito, e per questo colpiscono i punti nevralgici delle città: scuole, palazzi, mezzi urbani; ma molti psicologi ne interpretano una richiesta d’aiuto e l’incapacità degli adulti di ascoltare ed interagire con le nuove generazioni: scrivendo sui muri inviano messaggi alla società, lasciando però intravedere una grande fragilità.

Tutto cominciò dai sobborghi di New York alla fine degli anni Sessanta, quando giovani, soprattutto afro–latini cominciarono a scrivere il proprio nome seguito dal numero della via sui muri della città che, ben presto, divenne piena di colorate, indecifrabili scritte; arriviamo così agli anni Settanta e i singoli gruppi diventano un vero e proprio movimento che ha come massima espressione l’Aerosol Art: fanno la loro comparsa le prime ragazze, i “graffitari” metropolitani non appartengono più solamente alle periferie più degradate, ma ne entrano a far parte anche i “bianchi” di buona famiglia, si abbandonano i pennarelli indelebili sostituiti dai più fulminei e nocivi spray. In Europa questo fenomeno arrivò negli anni Ottanta, partendo dapprima dai centri sociali, per poi prendere piede nelle scuole e tra i ragazzi più giovani; anche se in realtà non professano alcuna ideologia politica, né appartenenza a specifici gruppi manifestano il loro stile anche attraverso il look: jeans abbondanti, magliette extra large coloratissime. Vere e proprie bande, armate di vernici colorate e le cui vittime sono i treni o i muri, e i cui danni hanno un costo molto elevato per le comunità, il graffito urbano è, infatti, considerato un atto vandalico e un reato contro il patrimonio. Palazzi, monumenti, opere d’arte non sono certo risparmiati e per questo si sono sperimentati prodotti idro-repellenti che, applicati sulle superfici pulite degli edifici, impediscono che la vernice penetri all’interno del materiale lapideo.

Eppure le stesse città cercano di andare incontro a questo fenomeno, da Roma a Parigi sono stati concessi interi spazi su cui poter esprimere l’“arte” metropolitana; in passato poteva forse essere per molti un mezzo di ribellione alla società, una protesta sociale ma ad oggi dipingere su un monumento di millenni di anni o su un autobus sembra solamente l’arte del vandalismo.

 

 


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