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CINEMA - L'alba del giorno dopo

  
di Daniela ESTRAFALLACES

L’ALBA DEL GIORNO DOPO

          Il filone catastrofico ha sempre avuto grande fortuna al cinema. E continua ad averne, a quanto pare, anche quando la catastrofe risulta essere molto meno lontana dalla fantascienza di quanto si creda. E’ certo che il cinema ingigantisce qualsiasi fenomeno, compreso, a maggior ragione, quello catastrofico, con lo scopo di suscitare emozioni forti; ma è anche vero che il fenomeno in questione, soprattutto quando appartiene alla forza devastante e riequilibratrice della natura, per quanto ingigantito ed esagerato possa essere, non si può certo ignorare e non può fare a meno di essere percepito come un ammonimento.

A dare manforte a questa tesi ci pensa il regista Ronald Emmerich, dichiarando in riferimento al suo film: “Se non l’avessi girato subito, sarebbe diventato un documentario con riprese dal vero”. Questo è quanto ha affermato il regista, intervistato dal mensile cinematografico Ciak. Ronald Emmerich ha seguito il suo istinto. Il risultato è L’alba del giorno dopo, una pellicola spettacolare, con effetti speciali straordinari al punto che, quando si esce dal cinema, l’impressione fa credere allo spettatore che verrà travolto da un tornado o flagellato da una pioggia torrenziale e incessante.

Una nuova glaciazione sulla Terra è la causa di tutto questo sconvolgimento: i ghiacci polari si stanno sciogliendo; perciò una quantità eccessiva di acqua dolce raggiunge gli oceani, mutando il sistema delle correnti che rende stabile il clima terrestre. Il climatologo interpretato da Dennis Quaid annuncia la disgrazia imminente e l’urgenza di prendere dei provvedimenti per salvare il paese attraversato in lungo e largo dalle manifestazioni di un clima impazzito. Nessuno gli dà retta e comincia così una corsa conto il tempo nella speranza di salvare il maggior numero di vite umane possibile. Quando le autorità si rendono conto del fatale errore commesso ignorando la “profezia” del climatologo si affrettano a correre ai ripari, facendo evacuare la popolazione degli Stati del nord e cercando riparo verso sud, dove il clima è ancora stabile.

Il ritmo della pellicola è incalzante dall’inizio alla fine, e sono veramente impressionanti le immagini della Terra attraversata da tempeste enormi che si vedono dal satellite in orbita. Piogge, tornado, la temperatura che scende ad un ritmo vertiginoso. Alla fine New York è completamente sommersa dalla neve, con qualche grattacielo che spunta solo pochi metri al di sopra della coltre bianca, la statua della Libertà, della quale emergono solo il braccio e la testa e un gruppo di giovani sopravvissuti, tra i quali c’è anche il figlio del climatologo Jake Gyllenhaal, intrappolati nella biblioteca pubblica di New York, scomparsa sotto la neve.

I giovani temerari, costretti a fare un giretto all’aperto per necessità, salgono a bordo di una nave sperando di trovare i farmaci dei quali avrebbero bisogno per soccorrere una compagna di sventura in preda alla febbre alta a causa del freddo. La nave aveva raggiunto quel che restava dell’innevata metropoli solcando le acque di un mare “improvvisato”, formatosi a causa delle piogge ed ora ghiacciato come tutto il resto. All’interno della nave i ragazzi trovano i medicinali di cui avevano bisogno; ma trovano anche un’accoglienza degna di un videogioco horror stile Resident Evil, quando un branco di lupi li inseguono all’interno della nave, con i loro occhi che brillano minacciosi nel buio della spettrale imbarcazione.

Nonostante tutto i giovani si salvano e fanno ritorno alla biblioteca sotterranea dove erano riusciti a sopravvivere sigillandosi in una stanza e bruciando libri in un caminetto per riscaldarsi. Il climatologo, dopo un lungo e disperato viaggio di chilometri e chilometri in mezzo alla neve, raggiunge New York e si ricongiunge con il figlio.

Un pallido sole illumina di una luce tenue la città. E’ l’inizio di un nuovo giorno a partire dal quale si spera che la lezione sia stata sufficientemente appresa.

 

 

 


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