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CINEMA - L'alba del giorno dopo |
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Il filone
catastrofico ha sempre avuto grande fortuna al cinema. E continua ad averne, a
quanto pare, anche quando la catastrofe risulta essere molto meno lontana dalla
fantascienza di quanto si creda. E’ certo che il cinema ingigantisce qualsiasi
fenomeno, compreso, a maggior ragione, quello catastrofico, con lo scopo di
suscitare emozioni forti; ma è anche vero che il fenomeno in questione,
soprattutto quando appartiene alla forza devastante e riequilibratrice della
natura, per quanto ingigantito ed esagerato possa essere, non si può certo
ignorare e non può fare a meno di essere percepito come un ammonimento. A dare
manforte a questa tesi ci pensa il regista Ronald Emmerich, dichiarando in
riferimento al suo film: “Se non l’avessi girato subito, sarebbe diventato un
documentario con riprese dal vero”. Questo è quanto ha affermato il regista,
intervistato dal mensile cinematografico Ciak.
Ronald Emmerich ha seguito il suo istinto. Il risultato è L’alba del giorno dopo, una pellicola spettacolare, con effetti
speciali straordinari al punto che, quando si esce dal cinema, l’impressione fa
credere allo spettatore che verrà travolto da un tornado o flagellato da una
pioggia torrenziale e incessante. Una nuova glaciazione
sulla Terra è la causa di tutto questo sconvolgimento: i ghiacci polari si
stanno sciogliendo; perciò una quantità eccessiva di acqua dolce raggiunge gli
oceani, mutando il sistema delle correnti che rende stabile il clima terrestre.
Il climatologo interpretato da Dennis Quaid annuncia la disgrazia imminente e
l’urgenza di prendere dei provvedimenti per salvare il paese attraversato in
lungo e largo dalle manifestazioni di un clima impazzito. Nessuno gli dà retta
e comincia così una corsa conto il tempo nella speranza di salvare il maggior
numero di vite umane possibile. Quando le autorità si rendono conto del fatale
errore commesso ignorando la “profezia” del climatologo si affrettano a correre
ai ripari, facendo evacuare la popolazione degli Stati del nord e cercando riparo
verso sud, dove il clima è ancora stabile. Il ritmo della pellicola
è incalzante dall’inizio alla fine, e sono veramente impressionanti le immagini
della Terra attraversata da tempeste enormi che si vedono dal satellite in
orbita. Piogge, tornado, la temperatura che scende ad un ritmo vertiginoso.
Alla fine New York è completamente sommersa dalla neve, con qualche grattacielo
che spunta solo pochi metri al di sopra della coltre bianca, la statua della
Libertà, della quale emergono solo il braccio e la testa e un gruppo di giovani
sopravvissuti, tra i quali c’è anche il figlio del climatologo Jake Gyllenhaal,
intrappolati nella biblioteca pubblica di New York, scomparsa sotto la neve. I giovani temerari,
costretti a fare un giretto all’aperto per necessità, salgono a bordo di una
nave sperando di trovare i farmaci dei quali avrebbero bisogno per soccorrere
una compagna di sventura in preda alla febbre alta a causa del freddo. La nave
aveva raggiunto quel che restava dell’innevata metropoli solcando le acque di
un mare “improvvisato”, formatosi a causa delle piogge ed ora ghiacciato come
tutto il resto. All’interno della nave i ragazzi trovano i medicinali di cui
avevano bisogno; ma trovano anche un’accoglienza degna di un videogioco horror
stile Resident Evil, quando un branco
di lupi li inseguono all’interno della nave, con i loro occhi che brillano
minacciosi nel buio della spettrale imbarcazione. Nonostante tutto i
giovani si salvano e fanno ritorno alla biblioteca sotterranea dove erano
riusciti a sopravvivere sigillandosi in una stanza e bruciando libri in un
caminetto per riscaldarsi. Il climatologo, dopo un lungo e disperato viaggio di
chilometri e chilometri in mezzo alla neve, raggiunge New York e si ricongiunge
con il figlio. Un pallido sole illumina
di una luce tenue la città. E’ l’inizio di un nuovo giorno a partire dal quale
si spera che la lezione sia stata sufficientemente appresa.
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