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Erchie: terra semplice e schiva
  
di Valentina CARROZZO

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A 68 m dall’altezza del mare, “chiusa” e quasi protetta dalle vicine e più importanti Manduria ed Oria, sorge Erchie, piccola ed operosa realtà della provincia di Brindisi, le cui origini si fanno risalire al X sec. a. C., all’epoca dei Messapi, che la chiamarono Erculea, in onore di Ercole. Infatti, l’emblema comunale su cui è raffigurato Ercole nell’atto di spezzare una colonna, esalta ed avvalora la citata tradizione storica.

È sempre stato, da ciò che narrano le fonti storiche, e forse lo è ancora, un paese dalla storia “travagliata”; assoggettato prima a Roma, subì poi il dominio dei Goti, dei Bizantini, e dei Longobardi e non sfuggì nemmeno alle invasioni dei Saraceni che operarono saccheggi e distruzioni. Pressoché disfatta, Erchie fu poi ricostruita intorno al 1500 dai Montefuscolo di cui divenne feudo. Quindi, passò in possesso dei Mairo, dei Bonifacio, dei Personee, degli Albrizzi, degli Imperiali e dei Laviano, i quali ultimi costruirono il sontuoso Palazzo Ducale che, insieme al Santuario di S. Lucia ed altri monumenti e siti archeologici di notevole importanza, permettono ancora agli ercolani di respirare il profumo della storia del proprio paese. E proprio i profumi e gli odori sono ancora genuini qui, in questo piccolo frammento di Salento, che si estende su una pianura punteggiata da campi brulli, tinteggiata di verde, con vaste “macchie” tipicamente mediterranee, con prati, nella bella stagione, profumati di fiori. Crescono in questi terreni gli alberi del fico e gli ulivi, attorniati dai tipici “odori” mediterranei, il timo e il rosmarino. A Erchie sono ancora vive le tradizioni domestiche, civiche e religiose che rappresentano un prezioso patrimonio, ricco di svariate consuetudini, usi e costumi. Sovente alcuni riti arcaici si sono trasformati nel corso del tempo, come la festa di S. Lucia, in cui sembra perpetuarsi l’antico rito del pellegrinaggio. La protettrice dei ciechi è molto presente. Gli antichi le dedicarono un tempio sontuoso, i contemporanei continuano a portarle devozione. Il punto del Santuario di maggiore culto è rappresentato dalla sorgente sottostante la chiesa: da qui la tradizione popolare vuole che sgorghino le lacrime della Santa, poiché l’acqua sorgiva avrebbe il potere di alleviare o guarire il “mal d’occhi”.

Così descritta, Erchie, sembrerebbe quasi un’isola felice, e forse lo è, ma solo per chi, stanco della frenesia dei nostri tempi, ama “ritemprarsi” nella tranquillità, nella normalità e nel silenzio di un paesino che poco sembra offrire, ma che riesce a donare quel contatto con la natura e calore umano, che difficilmente in un grande centro cittadino, al giorno d’oggi, si può trovare.

 

 

 


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