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Erchie: terra semplice e schiva |
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A 68 m dall’altezza del mare,
“chiusa” e quasi protetta dalle vicine e più importanti Manduria ed Oria, sorge
Erchie, piccola ed operosa realtà della provincia di Brindisi, le cui origini
si fanno risalire al X sec. a. C., all’epoca dei Messapi, che la chiamarono
Erculea, in onore di Ercole. Infatti, l’emblema comunale su cui è raffigurato
Ercole nell’atto di spezzare una colonna, esalta ed avvalora la citata
tradizione storica. È sempre stato, da ciò che
narrano le fonti storiche, e forse lo è ancora, un paese dalla storia
“travagliata”; assoggettato prima a Roma, subì poi il dominio dei Goti, dei
Bizantini, e dei Longobardi e non sfuggì nemmeno alle invasioni dei Saraceni
che operarono saccheggi e distruzioni. Pressoché disfatta, Erchie fu poi
ricostruita intorno al 1500 dai Montefuscolo di cui divenne feudo. Quindi,
passò in possesso dei Mairo, dei Bonifacio, dei Personee, degli Albrizzi, degli
Imperiali e dei Laviano, i quali ultimi costruirono il sontuoso Palazzo Ducale che,
insieme al Santuario di S. Lucia ed altri monumenti e siti archeologici di
notevole importanza, permettono ancora agli ercolani di respirare il profumo
della storia del proprio paese. E proprio i profumi e gli odori sono ancora
genuini qui, in questo piccolo frammento di Salento, che si estende su una
pianura punteggiata da campi brulli, tinteggiata di verde, con vaste “macchie”
tipicamente mediterranee, con prati, nella bella stagione, profumati di fiori.
Crescono in questi terreni gli alberi del fico e gli ulivi, attorniati dai
tipici “odori” mediterranei, il timo e il rosmarino. A Erchie sono ancora vive
le tradizioni domestiche, civiche e religiose che rappresentano un prezioso
patrimonio, ricco di svariate consuetudini, usi e costumi. Sovente alcuni riti
arcaici si sono trasformati nel corso del tempo, come la festa di S. Lucia, in
cui sembra perpetuarsi l’antico rito del pellegrinaggio. La protettrice dei
ciechi è molto presente. Gli antichi le dedicarono un tempio sontuoso, i
contemporanei continuano a portarle devozione. Il punto del Santuario di
maggiore culto è rappresentato dalla sorgente sottostante la chiesa: da qui la
tradizione popolare vuole che sgorghino le lacrime della Santa, poiché l’acqua
sorgiva avrebbe il potere di alleviare o guarire il “mal d’occhi”. Così descritta, Erchie,
sembrerebbe quasi un’isola felice, e forse lo è, ma solo per chi, stanco della
frenesia dei nostri tempi, ama “ritemprarsi” nella tranquillità, nella
normalità e nel silenzio di un paesino che poco sembra offrire, ma che riesce a
donare quel contatto con la natura e calore umano, che difficilmente in un
grande centro cittadino, al giorno d’oggi, si può trovare.
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