|
|
|
|
Il ricordo di Sergio Ramelli |
|
|
Una
storia che fa ancora paura. Il 13 marzo 1975 venne trucemente aggredito un
giovane milanese. Gli venne “chirurgicamente” aperto il cranio. Gli attrezzi
degli aggressori? Una, due, otto Hazet 36. La rinomata chiave inglese, strumento
in dotazione ai più infimi balordi nascosti sotto le bandiere della lotta
proletaria. Il suo nome, Sergio Ramelli,
giovane militante di destra, militante del Fronte della Gioventù di Milano,
formazione giovanile legata al Movimento Sociale Italiano. Dopo quarantasette
lunghissimi giorni di agonia si spense la giovane vita di Sergio Ramelli. La
sua colpa? Aver rappresentato, nel suo liceo, nel suo ambiente, il simbolo
dell’antiterrorismo. (processato ed espulso dalla sua scuola, ad opera di colleghi e docenti per aver condannato, in
un tema, le Brigate Rosse). Non era un “picchiatore fascista”. Un volto
d’angelo travolto dalla violenza di Avanguardia Operaia e del suo Servizio
d’Ordine. Veri e propri nuclei armati che individuavano, schedavano, appostavano
e massacravano le proprie vittime. Senza un vero e proprio motivo. Spinti solo
dal bieco odio politico. I killer erano studenti della facoltà di Medicina dell’università milanese. Dei “romantici
sognatori” con la mano un po’ pesante. E ci vollero dieci anni di indagini e
processi per assicurarli alla giustizia. Dopo essersi laureati ed aver assunto
posizioni sociali di rilievo furono chiamati a pagare il conto. Nonostante il
contesto cupo e violento come quello degli anni di piombo, l’omicidio Ramelli rappresentò
un momento unico. Per
ricordare un Caduto, vittima fra tante, ma unico nel simbolismo, i giovani di
Alleanza Nazionale, organizzati in Azione Giovani, hanno tenuto un incontro a
Cutrofiano. Affollatissimo di giovani che, nel registrare le difficoltà che
l’azione politica porta nelle vite e nelle famiglie di ognuno, comunque hanno
la fortuna, oggi, di vivere tempi migliori. Tempi in cui, da destra a sinistra,
si può militare in qualsiasi organizzazione politica senza per questo rischiare
la vita. L’incontro
è stato organizzato per poter ricordare un pezzo di storia d’Italia che troppo
spesso si tende a negare e nascondere. Un momento per scongiurare e rifiutare
ogni forma di violenza. Tra i numerosi interventi, particolarmente
significativi sono stati quelli dei giovani dirigenti della destra. <<Il
ricordo di Sergio Ramelli è ancora vivo ed attuale. Specialmente per noi
ragazzi di destra. Non vogliamo strumentalizzare il ricordo dei Caduti per
nostri fini politici. Portiamo rispetto a questi ragazzi a cui è stata spezzata
la giovinezza. A noi resta il compito di lavorare con la gente ed a sostegno
dei problemi della gente. È questo l’unico modo per onorare la memoria di chi
ha dato tutto all’attività politica>>. Con queste parole Egidio Muci, dirigente di Azione
Giovani e Coordinatore Provinciale di Gioventù Identitaria, ha inteso delineare
la via per un’attività politica senza torcicollo politico ma rispettosa della
storia. Le conclusioni sono state affidate al Presidente Provinciale di Azione
Giovani, Giovanni Costantini.
<<Sergio Ramelli e le altre vittime di destra sono sempre state
considerate come morti di serie B. I loro assassini non hanno pagato per i loro
delitti, o forse solo in parte. Ma quel che deve emergere è che mai più deve
aver luogo un odio politico e ideologico. Mai più sangue, mai più
morti>>. Il commento di Costantini si è concluso con una proposta: Azione
Giovani promuove una petizione popolare per la revoca dello status di rifugiato
politico dal Brasile ad Achille Lollo. L’omicida incendiario esecutore della
strage di Primavalle a Roma. Incendio in cui, ad opera del militante di Potere
Operaio, furono falciate le vite dei fratelli Stefano e Virgilio Mattei di 9 e
22 anni, figli di un segretario missino. Per dare giustizia a quelle vittime i
giovani di An chiedono l’estradizione di Lollo. Condannato ed atteso dalla
giustizia italiana.
|
|
|
|
|