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Il ricordo di Sergio Ramelli
  
di Gabriele VERGALLO

Il ricordo di Sergio Ramelli

Una storia che fa ancora paura. Il 13 marzo 1975 venne trucemente aggredito un giovane milanese. Gli venne “chirurgicamente” aperto il cranio. Gli attrezzi degli aggressori? Una, due, otto Hazet 36. La rinomata chiave inglese, strumento in dotazione ai più infimi balordi nascosti sotto le bandiere della lotta proletaria. Il suo nome, Sergio Ramelli, giovane militante di destra, militante del Fronte della Gioventù di Milano, formazione giovanile legata al Movimento Sociale Italiano. Dopo quarantasette lunghissimi giorni di agonia si spense la giovane vita di Sergio Ramelli. La sua colpa? Aver rappresentato, nel suo liceo, nel suo ambiente, il simbolo dell’antiterrorismo. (processato ed espulso dalla sua scuola, ad opera di  colleghi e docenti per aver condannato, in un tema, le Brigate Rosse). Non era un “picchiatore fascista”. Un volto d’angelo travolto dalla violenza di Avanguardia Operaia e del suo Servizio d’Ordine. Veri e propri nuclei armati che individuavano, schedavano, appostavano e massacravano le proprie vittime. Senza un vero e proprio motivo. Spinti solo dal bieco odio politico. I killer erano studenti della facoltà di Medicina  dell’università milanese. Dei “romantici sognatori” con la mano un po’ pesante. E ci vollero dieci anni di indagini e processi per assicurarli alla giustizia. Dopo essersi laureati ed aver assunto posizioni sociali di rilievo furono chiamati a pagare il conto. Nonostante il contesto cupo e violento come quello degli anni di piombo, l’omicidio Ramelli rappresentò un momento unico.

Per ricordare un Caduto, vittima fra tante, ma unico nel simbolismo, i giovani di Alleanza Nazionale, organizzati in Azione Giovani, hanno tenuto un incontro a Cutrofiano. Affollatissimo di giovani che, nel registrare le difficoltà che l’azione politica porta nelle vite e nelle famiglie di ognuno, comunque hanno la fortuna, oggi, di vivere tempi migliori. Tempi in cui, da destra a sinistra, si può militare in qualsiasi organizzazione politica senza per questo rischiare la vita.

L’incontro è stato organizzato per poter ricordare un pezzo di storia d’Italia che troppo spesso si tende a negare e nascondere. Un momento per scongiurare e rifiutare ogni forma di violenza. Tra i numerosi interventi, particolarmente significativi sono stati quelli dei giovani dirigenti della destra. <<Il ricordo di Sergio Ramelli è ancora vivo ed attuale. Specialmente per noi ragazzi di destra. Non vogliamo strumentalizzare il ricordo dei Caduti per nostri fini politici. Portiamo rispetto a questi ragazzi a cui è stata spezzata la giovinezza. A noi resta il compito di lavorare con la gente ed a sostegno dei problemi della gente. È questo l’unico modo per onorare la memoria di chi ha dato tutto all’attività politica>>. Con queste parole Egidio Muci, dirigente di Azione Giovani e Coordinatore Provinciale di Gioventù Identitaria, ha inteso delineare la via per un’attività politica senza torcicollo politico ma rispettosa della storia. Le conclusioni sono state affidate al Presidente Provinciale di Azione Giovani, Giovanni Costantini. <<Sergio Ramelli e le altre vittime di destra sono sempre state considerate come morti di serie B. I loro assassini non hanno pagato per i loro delitti, o forse solo in parte. Ma quel che deve emergere è che mai più deve aver luogo un odio politico e ideologico. Mai più sangue, mai più morti>>. Il commento di Costantini si è concluso con una proposta: Azione Giovani promuove una petizione popolare per la revoca dello status di rifugiato politico dal Brasile ad Achille Lollo. L’omicida incendiario esecutore della strage di Primavalle a Roma. Incendio in cui, ad opera del militante di Potere Operaio, furono falciate le vite dei fratelli Stefano e Virgilio Mattei di 9 e 22 anni, figli di un segretario missino. Per dare giustizia a quelle vittime i giovani di An chiedono l’estradizione di Lollo. Condannato ed atteso dalla giustizia italiana.

 

 


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