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Decreto legge Urbani, tra fantasia e realtà
  
di Carlo Ricchiuto

Residenze impossibili

Il decreto legge Urbani, la proposta di legge antipirateria che, a detta di molti sarebbe potuta essere l'arma definitiva per stroncare i circuiti "peer to peer", quei sistemi per i quali, utenti collegati in rete hanno la possibilità di scambiarsi files tra cui musica, video o films non è stato varato; ancora una volta il legislatore si è dimostrato non stare al passo con la rete per la gioia degli utenti della rete internet. Il decreto avrebbe consentito un controllo legale da parte dei provider italiani, i gestori dei servizi internet appunto, i quali avrebbero dovuto funzionare da censura, per arginare il problema sempre più evidente e dilagante della pirateria informatica relativa al diritto d'autore, trasformando il controllo della rete in un vero e proprio "stato di polizia".
I problemi sono molteplici, in primis la Siae, che andrebbe criticata nel giusto modo, pretendere una percentuale alta, a livello di tassa sui supporti di memorizzazione digitale è veramente troppo secondo me....pagare il 20% su cd e dvd rende sicuramente proibitivo l'acquisto di dischi e film, se poi è vero che gli artisti percepiscono meno del 5% sulle vendite forse sarebbe il caso di invertire le dovute retribuzioni, sarebbe quantomeno più ragionevole.
Lasciando ad altri considerazioni su ciò che è giusto e ciò che non lo è e focalizzando l'attenzione sull'ultimo utente finale di questo meccanismo, viene da pensare che lo stesso si senta legittimato a scaricare musica di suo gradimento in modo facile, veloce e sopratutto gratuito dalla rete. Il problema è che non lo ammette nessuno, nascondendosi dietro un'etica direi alquanto ipocrita, dietro il perbenismo, che secondo me da quando mondo è mondo nasconde gli intenti meno...come dire...nobili. Tutti scaricano file audio mp3, chiunque ha collezioni di musica "gratuita"... è uscito il nuovo disco del tuo gruppo preferito ? facile, lo scarico via p2p ed il gioco è fatto; si crea un meccanismo circolare, il cane che si mozzica la coda, creando una serie di danni in primis all'artista, ed in cascata al resto della cordata.

Il decreto legge Urbani antipirateria ha un fondamento valido, seppur a mio avviso sbagliato, giusto nel concetto ma improponibile... e questo perchè Internet ha potenzialità troppo grandi per essere frenate da un decretino (allusione voluta) che non riuscirebbe a fermare in alcun modo la pirateria della rete.

Già vedo qualche capro espiatorio martoriato dai media...il classico ragazzino di 16 anni bloccato dalla polizia postale mentre scarica l'ultima di Masini e si fa una compilation su un cd...ma li immaginate i titoli sul giornale? Svelato il vero volto della pirateria romana....giovane hacker nel traffico della pirateria multimediale...e magari si becca una denuncia anche da Masini ....ridicolo... e qualcuno dirà..ecco, finalmente con la legge Urbani abbiamo assestato un duro colpo alla pirateria .....assurdo...e il povero ragazzino paga per tutta la collettività. Che le informazioni viaggino libere nella rete, forse troppo, è un dato di fatto, così come è un dato di fatto che gli artisti debbano avere un riconoscimento economico per le proprie creazioni...ed allora perchè non normalizzare il p2p? Perché non dargli una forma giuridico-legale? A mio avviso sarebbe più semplice, la pirateria sarebbe sensibilmente ridotta e tutti sarebbero più contenti e meno provati, da un sistema, quello odierno appunto, che ha tutte le potenzialità per abbattere in maniera significativa la categoria dei musicisti.

 

 


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