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La politica di concorrenza in Europa
  
di Mario Monti*

La politica di coerenza in Europa

L’azione che la Commissione europea conduce nel quadro della sua politica di concorrenza ha un’incidenza diretta sulla vita quotidiana dei cittadini dell’Unione Europea. La diminuzione delle tariffe delle comunicazioni telefoniche, l’accesso di un maggior numero di persone al trasporto aereo o la possibilità di acquistare un’automobile in un altro Paese della Comunità dove i prezzi sono più convenienti, costituiscono risultati tangibili di tale azione. Ma la politica comunitaria di concorrenza comprende anche altri settori, forse meno visibili, che producono effetti positivi per il cittadino dell’Unione europea, il controllo delle operazioni di concertazione tra le imprese, ad esempio, garantisce la varietà dei beni di largo consumo a prezzi bassi per il consumatore finale. Analogamente, il controllo degli aiuti di Stato, contribuendo alla coesione economica e sociale, favorisce l’occupazione efficiente e sostenibile nell’insieme dell’Unione. Consumatori, risparmiatori, utenti dei servizi, lavoratori e contribuenti, i cittadini dell’Unione raccolgono nei diversi aspetti della loro vita quotidiana i frutti della politica di concorrenza.

La politica di concorrenza attuata dalla Commissione europea, nonché dalle giurisdizioni e dalle autorità nazionali competenti, mira a mantenere e a sviluppare una concorrenza efficace nel mercato comune, intervenendo sulla struttura dei mercati e sul comportamento degli operatori economici. Porre le imprese in concorrenza ha, tra l’altro, l’effetto di sostenere l’innovazione, di ridurre i costi di produzione, di accrescere l’efficienza economica e, in tal modo, di rafforzare la competitività della nostra economia, soprattutto nei confronti dei nostri principali partner commerciali. Le imprese stesse, stimolate dalla concorrenza, propongono sui mercati prodotti e servizi competitivi in termini di prezzo e qualità.

In primo luogo, questi prodotti e servizi competitivi si traducono in un vantaggio per le imprese intermedie che incrementano la propria efficienza e possono trasmettere tali aumenti di produttività ai loro processi di produzione, l’apertura alla concorrenza delle industrie a rete, ad esempio, ha determinato innanzitutto un rafforzamento della competitività dell’industria europea, che ha potuto beneficiare di servizi di trasporto, di telecomunicazioni e energetici più efficaci e meno costosi. La diffusione del processo concorrenziale contribuisce quindi a rafforzare il tessuto industriale del mercato unico, apportando in tal modo un chiaro sostegno alle politiche a favore dell’occupazione.

In secondo luogo, il gioco della concorrenza si concreta per il consumatore finale in un’offerta diversificata di prodotti e servizi a prezzi inferiori, su cui esercitare liberamente la propria scelta. La politica di liberalizzazione ha prodotto per gli utenti effetti tangibili in termini di riduzione delle tariffe e di accesso a nuovi servizi. Da uno studio recente è emerso che le tariffe per alcune categorie di comunicazione telefoniche sono state ridotte del 35%.

La Commissione europea esercita un controllo esclusivo sugli aiuti di Stato erogati dalle autorità pubbliche degli Stati membri. In linea di principio gli aiuti sono vietati dal trattato, poiché, favorendo alcune imprese, rischiano di causare un danno alle imprese concorrenti degli altri Stati membri, giungendo talvolta a pregiudicare la sopravvivenza e, di conseguenza, l’occupazione dei lavoratori. Solo se gli aiuti possono essere giustificati da un interesse comunitario, la Commissione può concedere una deroga al principio del divieto.

In certi casi, gli aiuti di Stato non fanno che preservare artificiosamente attività non più rispondenti alle esigenze di efficienza economica, che provocano distorsioni della concorrenza nei confronti alle imprese competitive operanti nello stesso settore. Sulle imprese in difficoltà spesso gli aiuti pubblici hanno solo un effetto placebo. Ad esempio, il 30% delle imprese della Germania dell’est che avevano ricevuto aiuti pubblici ha chiuso nei due anni successivi alla cessazione di tali aiuti. La politica comunitaria preferisce privilegiare interventi intesi a dare competitività delle imprese, come i piani di ristrutturazione, che sono gli unici atti a garantire un recupero di efficienza delle imprese e un’occupazione sostenibile. Inoltre, tali aiuti perturbano gravemente i mercati e nuocciono a quelle imprese concorrenti che compiono gli sforzi necessari per restare competitive. L’azione della Commissione europea costituisce quindi per queste ultime una protezione contro discriminazioni ingiustificate dal punto di vista economico.

Mi sono impegnato in particolare a migliorare la trasparenza nel settore del controllo degli aiuti di Stato, affinché il cittadino dell’Unione sia più adeguatamente informato non solo sugli importi reali degli aiuti pubblici, ma anche sull’azione di controllo svolta dalla Commissione in proposito. Ho chiesto in particolare di istituire un registro degli aiuti in cui vengano elencate le decisioni della Commissione in materia di aiuti di Stato, e un quadro di controllo che consenta di verificare il rispetto delle regole sugli aiuti di Stato da parte degli Stati membri. Occorre altresì migliorare l’analisi economica degli aiuti concessi, onde valutare più adeguatamente il costo e l’incidenza sul mercato unico. Sono convinto che con la trasparenza si può ottenere una maggiore partecipazione dei cittadini e dei loro rappresentanti alla politica di controllo degli aiuti.

Poiché il gioco della concorrenza migliora la qualità della vita e il potere di acquisto dei cittadini europei, questi possono legittimamente pretendere che la Commissione europea, nonché le giurisdizioni o le autorità nazionali garanti della concorrenza, combattono gli ostacoli alla concorrenza e difendono i loro interessi. La politica di concorrenza della Commissione europea risponde proprio a questa esigenza. Essa favorisce la qualità e la varietà dei prodotti immessi sul mercato, incoraggia l’innovazione tecnologica e l’efficienza economica e promuove prezzi equi per i consumatori.

Tuttavia, la politica di concorrenza della Commissione europea non si limita a proteggere i consumatori dai rischi in cui incorrono. Essa mira anche a preservare e stimolare la loro capacità di agire sul mercato come soggetti concorrenziali attivi, in grado di contribuire al processo competitivo. Il funzionamento concorrenziale dei mercati si garantisce anche permettendo ai consumatori di compiere scelte capaci di incidere sul comportamento delle imprese.

In conclusione, la Commissione europea e i suoi servizi responsabili della concorrenza si aspettano molto dai consumatori e dalle loro organizzazioni. Con la loro conoscenza del funzionamento quotidiano dei mercati, in particolare dei mercati di largo consumo, le organizzazioni di consumatori sono in grado di comunicare alla Commissione europea informazioni d’interesse comunitario, mediante denunce o contatti informali. Tali informazioni possono permettere ai servizi della Commissione europea di avviare procedure di indagine contro le pratiche che falsano il gioco della concorrenza. Le organizzazioni di consumatori possono anche instaurare rapporti di questo tipo con le autorità nazionali garanti della concorrenza, quando gli indizi di pratiche anticoncorrenziali preservano carattere nazionale piuttosto che comunitario.

Sono convinto che l’applicazione rigorosa della politica di concorrenza rappresenti la migliore garanzia della libertà economica che a sua volta, in un quadro di regole adeguate, costituisca una condizione necessaria dello sviluppo di una società delle libertà. Si tratta quindi di una libertà pubblica, che incide non solo sull’ambiente economico, ma anche sull’organizzazione della società civile. Per questa ragione la politica di concorrenza è una politica “dei cittadini”.

 

*Commissario responsabile della politica di concorrenza

 

 

 


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