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La politica di concorrenza in Europa |
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L’azione che la Commissione
europea conduce nel quadro della sua politica di concorrenza ha un’incidenza
diretta sulla vita quotidiana dei cittadini dell’Unione Europea. La diminuzione
delle tariffe delle comunicazioni telefoniche, l’accesso di un maggior numero
di persone al trasporto aereo o la possibilità di acquistare un’automobile in
un altro Paese della Comunità dove i prezzi sono più convenienti, costituiscono
risultati tangibili di tale azione. Ma la politica comunitaria di concorrenza
comprende anche altri settori, forse meno visibili, che producono effetti
positivi per il cittadino dell’Unione europea, il controllo delle operazioni di
concertazione tra le imprese, ad esempio, garantisce la varietà dei beni di
largo consumo a prezzi bassi per il consumatore finale. Analogamente, il
controllo degli aiuti di Stato, contribuendo alla coesione economica e sociale,
favorisce l’occupazione efficiente e sostenibile nell’insieme dell’Unione.
Consumatori, risparmiatori, utenti dei servizi, lavoratori e contribuenti, i
cittadini dell’Unione raccolgono nei diversi aspetti della loro vita quotidiana
i frutti della politica di concorrenza. La politica di concorrenza
attuata dalla Commissione europea, nonché dalle giurisdizioni e dalle autorità
nazionali competenti, mira a mantenere e a sviluppare una concorrenza efficace
nel mercato comune, intervenendo sulla struttura dei mercati e sul
comportamento degli operatori economici. Porre le imprese in concorrenza ha, tra
l’altro, l’effetto di sostenere l’innovazione, di ridurre i costi di
produzione, di accrescere l’efficienza economica e, in tal modo, di rafforzare
la competitività della nostra economia, soprattutto nei confronti dei nostri
principali partner commerciali. Le imprese stesse, stimolate dalla concorrenza,
propongono sui mercati prodotti e servizi competitivi in termini di prezzo e
qualità. In primo luogo, questi prodotti
e servizi competitivi si traducono in un vantaggio per le imprese intermedie
che incrementano la propria efficienza e possono trasmettere tali aumenti di
produttività ai loro processi di produzione, l’apertura alla concorrenza delle
industrie a rete, ad esempio, ha determinato innanzitutto un rafforzamento
della competitività dell’industria europea, che ha potuto beneficiare di
servizi di trasporto, di telecomunicazioni e energetici più efficaci e meno
costosi. La diffusione del processo concorrenziale contribuisce quindi a
rafforzare il tessuto industriale del mercato unico, apportando in tal modo un
chiaro sostegno alle politiche a favore dell’occupazione. In secondo luogo, il gioco della
concorrenza si concreta per il consumatore finale in un’offerta diversificata
di prodotti e servizi a prezzi inferiori, su cui esercitare liberamente la propria
scelta. La politica di liberalizzazione ha prodotto per gli utenti effetti
tangibili in termini di riduzione delle tariffe e di accesso a nuovi servizi.
Da uno studio recente è emerso che le tariffe per alcune categorie di
comunicazione telefoniche sono state ridotte del 35%. La Commissione europea esercita
un controllo esclusivo sugli aiuti di Stato erogati dalle autorità pubbliche
degli Stati membri. In linea di principio gli aiuti sono vietati dal trattato,
poiché, favorendo alcune imprese, rischiano di causare un danno alle imprese
concorrenti degli altri Stati membri, giungendo talvolta a pregiudicare la
sopravvivenza e, di conseguenza, l’occupazione dei lavoratori. Solo se gli
aiuti possono essere giustificati da un interesse comunitario, la Commissione
può concedere una deroga al principio del divieto. In certi casi, gli aiuti di
Stato non fanno che preservare artificiosamente attività non più rispondenti
alle esigenze di efficienza economica, che provocano distorsioni della
concorrenza nei confronti alle imprese competitive operanti nello stesso
settore. Sulle imprese in difficoltà spesso gli aiuti pubblici hanno solo un
effetto placebo. Ad esempio, il 30% delle imprese della Germania dell’est che
avevano ricevuto aiuti pubblici ha chiuso nei due anni successivi alla
cessazione di tali aiuti. La politica comunitaria preferisce privilegiare
interventi intesi a dare competitività delle imprese, come i piani di
ristrutturazione, che sono gli unici atti a garantire un recupero di efficienza
delle imprese e un’occupazione sostenibile. Inoltre, tali aiuti perturbano
gravemente i mercati e nuocciono a quelle imprese concorrenti che compiono gli
sforzi necessari per restare competitive. L’azione della Commissione europea
costituisce quindi per queste ultime una protezione contro discriminazioni
ingiustificate dal punto di vista economico. Mi sono impegnato in particolare
a migliorare la trasparenza nel settore del controllo degli aiuti di Stato,
affinché il cittadino dell’Unione sia più adeguatamente informato non solo
sugli importi reali degli aiuti pubblici, ma anche sull’azione di controllo
svolta dalla Commissione in proposito. Ho chiesto in particolare di istituire
un registro degli aiuti in cui vengano elencate le decisioni della Commissione
in materia di aiuti di Stato, e un quadro di controllo che consenta di
verificare il rispetto delle regole sugli aiuti di Stato da parte degli Stati
membri. Occorre altresì migliorare l’analisi economica degli aiuti concessi,
onde valutare più adeguatamente il costo e l’incidenza sul mercato unico. Sono
convinto che con la trasparenza si può ottenere una maggiore partecipazione dei
cittadini e dei loro rappresentanti alla politica di controllo degli aiuti. Poiché il gioco della
concorrenza migliora la qualità della vita e il potere di acquisto dei
cittadini europei, questi possono legittimamente pretendere che la Commissione
europea, nonché le giurisdizioni o le autorità nazionali garanti della
concorrenza, combattono gli ostacoli alla concorrenza e difendono i loro interessi.
La politica di concorrenza della Commissione europea risponde proprio a questa
esigenza. Essa favorisce la qualità e la varietà dei prodotti immessi sul
mercato, incoraggia l’innovazione tecnologica e l’efficienza economica e
promuove prezzi equi per i consumatori. Tuttavia, la politica di
concorrenza della Commissione europea non si limita a proteggere i consumatori
dai rischi in cui incorrono. Essa mira anche a preservare e stimolare la loro
capacità di agire sul mercato come soggetti concorrenziali attivi, in grado di
contribuire al processo competitivo. Il funzionamento concorrenziale dei
mercati si garantisce anche permettendo ai consumatori di compiere scelte
capaci di incidere sul comportamento delle imprese. In conclusione, la Commissione
europea e i suoi servizi responsabili della concorrenza si aspettano molto dai
consumatori e dalle loro organizzazioni. Con la loro conoscenza del
funzionamento quotidiano dei mercati, in particolare dei mercati di largo
consumo, le organizzazioni di consumatori sono in grado di comunicare alla
Commissione europea informazioni d’interesse comunitario, mediante denunce o
contatti informali. Tali informazioni possono permettere ai servizi della
Commissione europea di avviare procedure di indagine contro le pratiche che
falsano il gioco della concorrenza. Le organizzazioni di consumatori possono
anche instaurare rapporti di questo tipo con le autorità nazionali garanti
della concorrenza, quando gli indizi di pratiche anticoncorrenziali preservano
carattere nazionale piuttosto che comunitario. Sono convinto che l’applicazione
rigorosa della politica di concorrenza rappresenti la migliore garanzia della
libertà economica che a sua volta, in un quadro di regole adeguate, costituisca
una condizione necessaria dello sviluppo di una società delle libertà. Si
tratta quindi di una libertà pubblica, che incide non solo sull’ambiente
economico, ma anche sull’organizzazione della società civile. Per questa
ragione la politica di concorrenza è una politica “dei cittadini”. *Commissario responsabile della
politica di concorrenza
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