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FILM - The Aviator

  
di Daniela ESTRAFALLACES

THE AVIATOR

Howard Hughes era un personaggio controverso e affascinante, un miliardario texano eccentrico, con la mania di costruire aerei sempre più potenti, stabili e sicuri. Un uomo che amava il lusso, le donne e la vita da “favola” dei divi degli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso, gli anni d’oro di Hollywood. È un produttore di film, dei più costosi e trasgressivi film del cinema del suo tempo, come Gli angeli dell’inferno e Il mio corpo ti scalderà.

La storia della sua folle esistenza è appena diventata un riuscitissimo film di Martin Scorsese, con un travolgente Leonardo DiCaprio nel ruolo di Hughes. Un film in cui il Titanic è lontano già a partire dal titolo: The Aviator. Lasciatosi ormai da anni alle spalle il Jack Dawson protagonista della storia della nave più veloce mai costruita, il giovane attore punta decisamente più in alto sul piano dell’abilità interpretativa, “solcando” con successo i cieli su un set che propone una irresistibile, coinvolgente e veritiera rappresentazione dell’America post-grande depressione.

Al fianco di Hughes ammiriamo le dive più affascinanti dell’epoca: Jean Harlow (Gwen Stefani), Ava Gardner (Kate Beckinsale), e, soprattutto, Katherine Hepburn, interpretata da una fantastica Cate Blanchett, premio Oscar come migliore attrice non protagonista, impeccabile e innegabilmente “divina” nella grazia di ogni suo gesto, come le star di quegli anni indimenticabili.

The Aviator è un film dal ritmo serrato e mai monotono, premiato con cinque Oscar, tra i quali il succitato riconoscimento alla Blanchett per la sua interpretazione e una meritatissima statuetta alla scenografia.

L’ascesa, la gloria e la rovinosa e inattesa caduta di Howard Huges rivivono nella coinvolgente e drammatica performance interpretativa di DiCaprio, perfetto al di la di ogni immaginazione nel rappresentare le passioni, i progetti e le ossessioni di un uomo diverso da tutti gli altri, un essere fragile, sensibile e intelligente, divorato dalla “febbre” del successo e delle imprese impossibili. Il desiderio di trionfo lotterà, per tutto il corso della sua vita, contro un’innumerevole serie di fobie che lo soffocheranno, conducendolo ad un passo dall’autodistruzione, obbligandolo a rinchiudersi nel suo studio per giorni e giorni, lontano dal mondo intero, immerso in una sporcizia e in un putridume inevitabili, in quegli stessi rifiuti dai quali la sua mania per l’igiene lo portava a fuggire.

Riemergerà ancora una volta dal folle oblio della sua mente, anche se per poco. Il suo ritiro definitivo era,ormai, dietro l’angolo, anche se, volutamente, Scorsese ci risparmia la visione della caduta del genio nella scelta stilistica di salutare il pubblico con l’immagine di un uomo che continua a lottare anche contro la malattia, anche contro l’impossibile.

 

 

 

 

 

 


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