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FILM - The Aviator |
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Howard Hughes era un personaggio controverso e
affascinante, un miliardario texano eccentrico, con la mania di costruire aerei
sempre più potenti, stabili e sicuri. Un uomo che amava il lusso, le donne e la
vita da “favola” dei divi degli anni ‘30 e ‘40 del secolo scorso, gli anni
d’oro di Hollywood. È un produttore di film, dei più costosi e trasgressivi
film del cinema del suo tempo, come Gli
angeli dell’inferno e Il mio corpo ti
scalderà. La storia della sua folle esistenza è appena diventata un
riuscitissimo film di Martin Scorsese, con un travolgente Leonardo DiCaprio nel
ruolo di Hughes. Un film in cui il Titanic è lontano già a partire dal titolo: The Aviator. Lasciatosi ormai da anni
alle spalle il Jack Dawson protagonista della storia della nave più veloce mai
costruita, il giovane attore punta decisamente più in alto sul piano
dell’abilità interpretativa, “solcando” con successo i cieli su un set che
propone una irresistibile, coinvolgente e veritiera rappresentazione
dell’America post-grande depressione. Al fianco di Hughes ammiriamo le dive più affascinanti
dell’epoca: Jean Harlow (Gwen Stefani), Ava Gardner (Kate Beckinsale), e,
soprattutto, Katherine Hepburn, interpretata da una fantastica Cate Blanchett,
premio Oscar come migliore attrice non protagonista, impeccabile e
innegabilmente “divina” nella grazia di ogni suo gesto, come le star di quegli
anni indimenticabili. The
Aviator è un film dal ritmo serrato e mai monotono, premiato con
cinque Oscar, tra i quali il succitato riconoscimento alla Blanchett per la sua
interpretazione e una meritatissima statuetta alla scenografia. L’ascesa, la gloria e la rovinosa e inattesa caduta di
Howard Huges rivivono nella coinvolgente e drammatica performance
interpretativa di DiCaprio, perfetto al di la di ogni immaginazione nel
rappresentare le passioni, i progetti e le ossessioni di un uomo diverso da
tutti gli altri, un essere fragile, sensibile e intelligente, divorato dalla
“febbre” del successo e delle imprese impossibili. Il desiderio di trionfo
lotterà, per tutto il corso della sua vita, contro un’innumerevole serie di
fobie che lo soffocheranno, conducendolo ad un passo dall’autodistruzione,
obbligandolo a rinchiudersi nel suo studio per giorni e giorni, lontano dal
mondo intero, immerso in una sporcizia e in un putridume inevitabili, in quegli
stessi rifiuti dai quali la sua mania per l’igiene lo portava a fuggire. Riemergerà ancora una volta dal folle oblio della sua
mente, anche se per poco. Il suo ritiro definitivo era,ormai, dietro l’angolo,
anche se, volutamente, Scorsese ci risparmia la visione della caduta del genio
nella scelta stilistica di salutare il pubblico con l’immagine di un uomo che
continua a lottare anche contro la malattia, anche contro l’impossibile.
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