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DONNE nella STORIA d'ITALIA |
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“Combattevano in lei un’anima leggera e sognatrice e una
invece saldamente e costantemente ancorata alla realtà. In questo contrasto
credo si riassuma una delle radici più profonde della sua vocazione di
scrittrice (…). La leggerezza brillava nei suoi occhi nonostante i modi spesso
rigidi e austeri. Era una leggerezza che i fatti avevano soffocato, e di cui
tuttavia lei conservava una memoria lieta, piena di gratitudine.” È così che Lisa Ginzburg descrive la nonna Natalia nella
prefazione di “È difficile parlare di sé”, un libro che raccogliendo le
conversazioni radiofoniche tenute da Natalia Ginzburg nel maggio del 1990,
svela segreti, accadimenti ed emozioni che la scrittrice era solita celare proprio
per la sua naturale ritrosia a scoprirsi a parlare di sé. È stato dunque un
libro pubblicato postumo a mostrare la vera Natalia Ginzburg, una scrittrice,
una mamma e soprattutto una donna, una donna che, con la sua arte, ha
intrinsecamente parlato di sé attraverso personaggi quasi sempre infelici,
perché quasi sempre infelice ha vissuto la sua vita. Nata il 14 luglio 1916 a Palermo, da padre ebreo, Giuseppe
Levi, e madre cattolica, Lidia Tanzi, Natalia comincia fin da bambina a provare
un senso di estraneità ed isolamento, dovuto in parte ad alcune decisioni
familiari come quella, paterna, di non farle frequentare la scuola elementare
ma farla educare privatamente in casa. Ma il suo ambiente familiare era ben
inserito nel tessuto culturale della Torino fine anni ‘20, la sua casa era
aperta a molti personaggi importanti dell’epoca, cosicché la giovane Natalia
ebbe la possibilità di conoscere i grandi nomi, in particolare della
letteratura, primo fra tutti Proust, di cui tradurrà “ Du cotè de chez Swann” nel
‘37. La sua carriera letteraria ha inizio già nel 1934, quando
scrive e pubblica i primi racconti su “Solaria”. Sarà il suo primo romanzo, “
La strada che va in città” (1942) a delineare la caratteristica fondamentale
che sarà poi peculiare di tutti i suoi romanzi, la tendenza, cioè, ad
evidenziare i fatti più minuziosi della vita quotidiana, non solo quando
quest’ultima sarà la protagonista, ma anche quando verranno affrontati
argomenti di apparente maggior rilievo: le parole, i piccoli gesti e gli affetti,
la guerra e le morti, tutto è posto sullo stesso piano. Nel 1938 sposa Leone Ginzburg, studioso e consulente della
casa editrice Einaudi, che la scrittrice seguirà in tutti i suoi spostamenti
causati da ragioni politiche ( Leone era un antifascista e seguiva un’attività
di editoria clandestina) fino al febbraio 1944, quando Leone muore nel carcere
di Regina Coeli di Roma. Seguirà per la scrittrice un oscuro periodo che la
vede costretta a fuggire nascondendosi con i tre bambini di città in città, fino
alla Liberazione. Nel 1950 si risposa con Gabriele Baldini dal quale avrà
altri due bambini nati con gravi malformazioni, che porteranno il secondo alla
morte all’età di un anno. I romanzi che scrive nel corso di questi anni, da “Tutti i
nostri ieri” del ‘52 a “Le piccole virtù” del ‘61 e “Lessico familiare” del
‘63, rivelano un bisogno di sicurezza e protezione ricercato nell’ambiente
della casa, che diventa il luogo privilegiato per descrivere fatti, emozioni,
paure. Ma questo bisogno viene brutalmente infranto dalla precoce morte di
Baldini nel 1969, causata da un’improvvisa epatite virale. Continua a scrivere e pubblicare romanzi di grande
successo, ma la sua figura di donna combattiva e combattente arriva ad una
svolta nel 1983 quando viene eletta deputata alla Camera per gli Indipendenti
del PCI; si batterà in prima persona per diverse cause umanitarie, in
particolare per l’abbassamento del costo del pane, l’assistenza ai bambini
palestinesi, la persecuzione legale dei casi di stupro e la riforma delle leggi
per l’adozione. Muore a Roma l’8 ottobre 1991. Muore una grande donna il cui destino individuale si è
intrecciato alla Storia d’Europa, con il Fascismo, la guerra, la persecuzione
razziale; muore una grande scrittrice che ha dato un enorme contributo alla
letteratura del nostro Paese; muore una grande donna che dovrebbe essere
l’archetipo della donna moderna, che riesce a vivere la vita culturale e
politica del suo tempo, a dedicarsi al suo lavoro, la sua passione e nello
stesso tempo a coltivare con dedizione gli affetti familiari e le amicizie, ma
soprattutto una donna che nonostante tutto ha sempre trovato il coraggio di
andare avanti.
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