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Piperno, novello Proust
Alessandro Piperno “Con le peggiori intenzioni”/ Il caso letterario dell’anno a Lecce

  
di Valeria BRUNO

Il più bel complimento ricevuto

Il più bel complimento ricevuto? Ho letto il tuo libro come fosse una soap-opera. Così la “proverbialmente illetterata” amica di famiglia lusinga il Nostro. Talento illustre e malsano. Il “Piperno” scalpore della contemporanea illetteralità tutta italiana. C’è da dubitare. Un libro colto e raffinato, per vendita secondo solo al Papa! È una Italia strana, la nostra! Qualcosa non torna. Critiche iperboliche e picchi impensabili di adulante invidia, dove la “buona parola” spesso cela proprie vanità, oscurandone sagge intenzioni. Accade. Per la prima presentazione nazionale Piperno sceglie Lecce. La Libreria Apuliae detiene il primato. Logorroico, pur troppo, l’intellettual pensatore dedito a rappresentarne la magnifica grandezza. Tant’è, Alessandro Piperno, quasi mite, appare lievemente goffo come vivesse un disagio corrente, un esser fuor posto. Poi, la sua acutezza di uomo colto svela di lui una natura insonne, mobile, fiera del fine intelletto. Arguta, pungente ironia, sornione assai, quasi intoccabile. Sa bene che la gente si aspetta qualcosa da lui. Ne parlano tutti da giorni. 100mila copie vendute in due settimane non è record da niente. Prime pagine e interviste su tutti i giornali, televisione e radio: una icona-pop, tale mi sento. Sorride appena, perché sa che è il buon effetto per divertire gli altri. Il “novello Proust”, prodigioso romanziere, trentatreenne al suo esordio letterario prende in giro se stesso “per non sfidare gli dei”. Imbarazzato dal successo, dice. Forse per non smarrirlo o forse per non essere tediato!

Alessandro Piperno, un successo straordinario il tuo. Cercato, voluto, sperato?

Né cercato, né voluto, né sperato.

Ed ora che lo hai comunque raggiunto, come ti ci rapporti?

È un rapporto difficile. Sono preda di intermittenze emotive. Passo da momenti di grande euforia a momenti di grande depressione. Non credevo fosse così …  non mi sono mai percepito come una persona destinata al successo!

Ma lo avrai avuto in mente, lo avrai sognato qualche volta?

Ma sì … così come mi sarebbe piaciuto da piccolo diventare un grande mediano, un grande terzino di sinistra: sono sogni che appartengono ad un universo fantastico, talmente fantastico da non prenderli neanche in considerazione.

In merito al libro “Con le peggiori intenzioni” è stato scritto moltissimo. C’è ancora qualcosa che non è stata detta e che ti piacerebbe lo fosse?

Bhè, hanno scritto talmente tanto che molte cose le toglierei anziché aggiungerle. Certe definizioni troppo enfatiche, sia in senso positivo che negativo, mi hanno infastidito. È un libro che appartiene alla cronaca, non ancora alla Storia della Letteratura: quindi aspettiamo e vediamo. Se tiene il tempo, vuol dire che è un buon libro.

Ti consideri più un fenomeno mediatico che letterario?

Mi auguro di no. In questo momento sicuramente non riesco a distinguere una cosa dall’altra. Però mi sono sempre considerato un ottimo scrittore, o meglio: non credo di aver scritto la Recherche, ma allo stesso tempo sono convinto di non essere uno scrittore sprovveduto.

A proposito della Recherche, ti hanno definito un novello Proust addirittura.

Lì c’è la bolla mediatica.

È una definizione che non condividi? Non ti piacerebbe neanche fosse un po’ che vera?

Mi piacerebbe naturalmente un po’ lo fosse, ma sai … alcune glorie acquisite, alcuni classici, non vanno scomodati per cose che appartengono alla modernità.

Cosa ispira la tua scrittura?

Credo sia una scrittura divertente, abbastanza evocativa, molto grintosa: sono tra l’altro tutti elementi che ho cercato.

È una scrittura che nasce dal profondo o si tratta più propriamente di un lavoro “mentale”?

I buoni libri sono scritti con il cervello non con il cuore. Con il cuore scrivono le poesie le bambine di 11 anni, con il cervello scrivono i libri buoni anche i grandi scrittori. Sicuramente però la parte “istintuale” è testimone di una assoluta passione per la vita, la letteratura, per le cose che mi sono capitate, per certi ricordi struggenti.

Hai paura che questo successo finisca con il prossimo libro?

No. Non arrivo a dire che lo auspico perché mi sembrerebbe troppo eccessivo ..

… non ci crederemmo neanche ….

… ma non sono ancora drogato dal successo. Però forse è facile dirlo adesso; magari dopo ti incazzi perché non ce l’hai!

 

 

… a proposito del libro. Ha ragione lui, è una questione di clima. Piperno non è affatto uno scrittore qualsiasi. Amiamo Proust in lui, si tratti di abilità da falsario o di sottile, meditato talento.

 

 


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