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Revisionismo e memoria |
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In riferimento all’articolo “Il giorno della memoria di
tutti gli olocausti”, su “Euromediterraneo” (n.47), permettetemi alcune
riflessioni. Per molto tempo
è caduto l’oblio sui tragici fatti della storia del XX° secolo. E’ commendevole
perciò che da qualche anno il 27 Gennaio venga riconosciuto come il “giorno
della memoria” per ricordare quanti sono stati vittime delle violenze nei campi
di concentramento nazisti. Aldilà delle
appartenenze politiche, riconoscere a questa data il necessario rilievo,
affinché quel che è stato non si ripeta, è un dato importante che richiede un
approfondimento storico onde evitare che il desiderio di revisionismo induca in
errate valutazioni e letture distorte di ciò che è accaduto. Sono d’accordo con la necessità che il 27 Gennaio sia il
“giorno della memoria di tutti gli olocausti” passati e presenti con
l’ineludibile giudizio storico di eventi che, seppur lontani,secondo Piero Calamandrei,” è sempre un giudizio
sul presente e, insieme,una interrogazione indirizzata all’avvenire”. Le perplessità affiorano quando prevale il tentativo di
riscrivere la storia per mettere in ombra i valori condivisi della nostra
Costituzione che, è bene sempre ripeterlo, piaccia o no a qualcuno, nasce dalla
Resistenza e dalla lotta di Liberazione. E’ un tentativo che negli ultimi tempi sta prendendo sempre
più consistenza. Si definisce “comunista” la nostra Costituzione, dimenticando
che è permeata dal personalismo di Maritain e Monnier, che ha trovato vasta eco
in personalità politiche come La Pira, Moro, Fanfani e Dossetti che comunisti
non erano mai stati. Certo è stato importante il contributo della componente
laica e di sinistra portatrice anch’essa di valori di libertà e democrazia
forgiati nella lotta partigiana che è stata lotta di popolo contro la dittatura
fascista e l’occupazione nazista. In quei tristi momenti della storia d’Italia i giovani furono
chiamati a scegliere tra la libertà e la servitù, tra il privilegio e la
giustizia, tra l’umanità e la ferocia. Vennero compiute scelte diverse che, pur
accomunandoci nella pietas per i morti, ci dividono nel giudizio storico e
politico. Non è in discussione il rispetto dei morti, ma il giudizio di quando
erano vivi, il fatto che chi ha combattuto per la libertà non può essere
confuso con chi ha combattuto per sopprimere la libertà. Con Norberto Bobbio poniamoci la domanda:” E
se invece dei resistenti avessero vinto quelli che, anche in buona fede,
combatterono a fianco dei tedeschi?” Pertanto
nello stesso giudizio non mi sento di confondere i sette fratelli Cervi, i
bambini, le donne e gli anziani di Sant’Anna di Stazzena trucidati dai
nazi-fascisti, con i gerarchi fucilati dai partigiani anche dopo il 25
Aprile,così come riportato nell’ultimo libro di Gian Paolo Pansa “Il sangue dei
vinti”. Sugli episodi riportati dall’autore lo spazio non mi permette di offrire
ai lettori un approfondimento che spero il prosieguo del dibattito
consentirà,ma ritengo che il fenomeno trattato, opportunamente storicizzato,
rivela caratteri di inevitabilità. Diventa al proposito banale ricordare che la
situazione successiva al 25 Aprile era di difficile governabilità e gli stessi
comandi alleati ebbero la netta sensazione che molti di quei delitti erano
privi di motivazione politica. Infine lo stesso autore confonde il piano della
moralità degli individui con quello della causa per la quale essi combattono.
E’ evidente che tra i partigiani e tra gli stessi antifascisti vi furono
personaggi discutibili e tra i repubblichini vi furono giovani in buona fede,
ma sulla differenza e la distanza tra la causa degli uni ( la liberazione dell’Italia
ed il suo rinnovamento politico e sociale) e quella degli altri non vi possono
essere dubbi su quale fosse la parte giusta. Se non si puntualizzano
questi fatti si rischia soltanto di alimentare il processo di revisione e
riabilitazione del nero ventennio fascista e di cancellazione della storia e
dei valori dell’antifascismo, vissuto in ceri ambienti come un peso
anacronistico. A questo proposito è stato facile profeta il compianto
Presidente della Repubblica Sandro Pertini, il quale nel giugno del 1946
dichiarava: ”…pensiamo, quindi che verrà
il giorno in cui dovremo vergognarci di aver combattuto contro il fascismo e
costituirà colpa essere stati in carcere e al confino per questo”. In questo contesto si inserisce
altresì la questione delle “foibe” da sempre strumentale cavallo di battaglia
della propaganda dei fascisti di ieri e della destra di oggi. E, come tale, si
è scelto di trattarla astraendola dal quadro storico che, a partire dalle cause
che li hanno generati,segue lo sviluppo degli avvenimenti di quegli anni. Ciò
che si tenta di accreditare è che le foibe siano l’espressione diretta della
ferocia antiitaliana e gli infoibati, i martiri di un preordinato stermino
etnico perpetrato dalla resistenza, dai partigiani italiani e comunisti jugoslavi. Anche in questo caso non manca
il sentimento umano di rispetto per quanti hanno perduto vita in quei tragici
fatti, ma si deve porre l’attenzione sulla responsabilità storica e politica di
avvenimenti alla cui origine stanno lo snaturamento dell’identità nazionale del
popolo jugoslavo e dei suoi diritti,le vessazioni a cui è stato sottoposto dal
nazionalismo e dal fascismo italiano prima e, in seguito dall’aggressione e
dall’occupazione nazifascista. Il n° 6 del 2004 del settimanale Famiglia Cristiana (non il
Manifesto o Liberazione) ha pubblicato un servizio dal titolo “Pulizia Etnica all’italiana”che
riporta la tragica storia del campo di concentramento italiano di Gonars in cui
furono internate migliaia di persone, donne vecchi e bambini, rastrellate
dall’esercito italiano. Quasi 500 morirono in pochi mesi. Questa storia è
narrata nel libro di Alessandra Kersevan “Un
campo di concentramento fascista” Gonars 1942-1943 in cui emerge la
sofferenza di un popolo al quale si tentò di strappare le radici storiche e
culturali. La propaganda della destra ha
sempre trascurato il contesto storico in cui sono maturati i tragici eventi
delle foibe, evidenziando soltanto il preteso “sterminio etnico di migliaia di
italiani”. Il rispetto delle vittime, anche
se dovesse trattarsi di un solo essere umano, non può venire meno in alcun
caso,ma la verità storica deve prevalere in quanto da tutti gli atti risultanti
dalle indagini e dalle ricerche svolte nel dopoguerra, anche da parte
occidentale, e suffragate da una puntuale documentazione, hanno stabilito che
furono circa cinquecento le persone uccise ed infoibate in Istria. Le Foibe pertanto non furono che
l’espressione dell’odio popolare compresso in decenni di oppressione e di
sfruttamento, che esplose con la caratteristica violenza delle insurrezioni di
popolo. I documenti riportano che non ci
fu nessuno sterminio etnico contro gli italiani, ma una rivolta contro gli
aguzzini fascisti, nazisti, ustascia e collaborazionisti macchiatisi di ogni
sorta di crimini. Sono disponibile per ogni approfondimento, al fine di completare ed integrare il tema trattato con fatti specifici e soggetti identificabili, frutto di ricerca storica che è l’unico rimedio per evitare le spiacevoli conseguenze della memoria … corta.
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