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Regole precise e codice etico a garanzia dell’economia locale
A colloquio con il dott. Sergio D’Oria Presidente della Camera di Commercio di Lecce   
di Elio Ricchiuto

A colloqui con il dott

L’economia salentina vive un momento delicato. Sociale, oltre che finanziario. Arrestate decine e decine di persone, affiliati alla Sacra Corona Unita. Anche alcuni esponenti del mondo commerciale insospettabili imprenditori salentini, sono finiti nelle maglie della giustizia. Tra essi l’uomo che avrebbe dovuto prendere il posto di Sergio D’Oria, Presidente della Camera di Commercio leccese, in scadenza di mandato.

Presidente D’Oria, la Camera di Commercio come si pone rispetto a questi tumultuosi eventi?

Ho sentito l’obbligo, essendo la persona coinvolta nei provvedimenti giudiziari un componente della giunta della Camera di Commercio, di non intervenire nella vicenda, limitando al minimo ogni dichiarazione. Ma questo stato di cose ha dato la possibilità di effettuare alcune considerazioni circa le Associazioni di categoria. Pur senza rendercene ben conto, stiamo attraversando un periodo in cui soffriamo, e soffriremo, di rappresentanza. Viene manifestandosi sempre più chiaramente una sorta di “scollamento” tra imprenditori e associazioni di categoria. Se queste ultime non ne prenderanno coscienza, finiremo tutti col perdere la battaglia. Nessuno potrà mai garantire che non ci siano imprenditori scorretti, ma le Associazioni devono fare da schermo, dandosi un codice etico. Il problema non è la persona in sé, ma la sua Associazione, che deve mettere in moto sistemi di garanzia.

Come rappresentante della Camera di Commercio, pensa di intraprendere o promuovere azioni in tal senso?

Quel che a mio giudizio serve, è un’operazione di tipo culturale, educativo che non può risolversi in breve tempo. Richiede un impegno costante, fatto anche di piccoli gesti quotidiani. Bisogna darsi delle spiegazioni, capire perché sia accaduto e fare in modo che non ripeta.

Come possono spiegarsi le ultime, disastrose vicissitudini economiche italiane, pensiamo a Parmalat, Cirio, Banca 121 soprattutto.

Finché mancheranno regole precise, non si potrà capire come siano potuti accadere questi gravi episodi. Negli ultimi dieci anni sono state smantellate in provincia di Lecce nove banche locali, secondo le impostazioni di Banca d’Italia, perché le piccole imprese dovevano lasciare il passo alle grandi. Poi scopriamo che le più importanti società agroalimentari, Cirio e Parmalat appunto, sono crollate. Paradossalmente possiamo dire che l’economia generale è stata salvata proprio dalle imprese di piccole dimensioni. Quel che manca all’intera nostra nazione, in effetti, è un disegno integrato di sviluppo economico.

Nel Salento il settore trainante resta quello del turismo?

Senza dubbio, pur vivendo un paradosso tutto nostro. Il turismo è al primo posto nell’economia dei nostri territori, ma poi scopriamo che proprio il sistema formativo per il turismo è all’ultimo posto. Non c’è alcuna logica in tutto questo. La formazione di questo settore deve essere di eccellenza, se vogliamo vincere la scommessa dello sviluppo.

Da pochi giorni è stata inaugurata la Tangenziale est. Momento epocale per tutto il Salento.

Quando l’ho percorsa per la prima volta ho provato grande gioia. È un evento stupendo, che ci fa prendere atto di quanto e fino a che punto riscriva la geografia del Salento. La Camera di Commercio, ad esempio, ha sponsorizzato il City Terminal. Ebbene, penso che questo sia destinato a morire. Aprire una nuova strada significa ridisegnare tutti i flussi territoriali. Dobbiamo essere pronti anche a questo, migliorando noi stessi come utenza.

 

 

 

 

 


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