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La nuova Europa anche Mediterranea
  
di Carlo SAVINI

La nuova Europa anche Mediterranea

     Sono stati i giorni scorsi importanti per il futuro dell’Europa e di noi tutti cittadini europei e, speriamo anche, per il nostro Sud. E lo saranno anche le prossime settimane fino alla scadenza semestrale della Presidenza italiana della Unione Europea.

Ciò che emerge sempre più, non tanto e non soltanto nei vertici rappresentativi, ma anche dalla base dei cittadini, è che l’Europa Unita sia soltanto una convenzione economica e commerciale, ma anche e soprattutto una realtà comunitaria sociale; non una potenza fra le potenze, ma una comunità di intenti per una crescita di sviluppo tanto interno quanto mondiale; una entità unitaria con voce adeguata all’interno del Consiglio di Sicurezza dell’ONU quale strumento di dialogo e ammodernamento delle Nazioni Unite in senso democratico e reso libero dai poteri di voto di singoli Paesi rispetto alle volontà della maggioranza delle Nazioni componenti.

    L’Europa Unita che è emersa da Roma è quella aperta a tutte le culture, diversità etniche e religiose, senza rinunciare alla  sua identità storica, antropologico-culturale, alla sua fede prevalente, alle sue tradizioni millenarie.

    Una Europa sempre più allargata dall’Atlantico agli Urali, ma che non deve essere dimentica del suo ruolo dal nord del continente al suo sud avanzato in un Mediterraneo che è stato cultura, diritto romano, di fede cristiana.

    Una Europa Unita che, proprio con le sue propaggini meridionali e ad est, è ponte con l’Africa, il Medioriente, l’Asia e, nei suoi collegamenti storici, con le Americhe.

Una Europa coesa al suo interno per poter essere voce unica ed autorevole sul piano mondiale.

Una Europa Unita, autenticamente democratica, capace di crescere socio-economicamente al suo interno e non insensibile al diritto di sviluppo ed autonomia di altre aree del globo, senza velleità di dominio mercantile e strategico-politico. Una Europa di valori umani, sociali, di giustizia, libertà, democrazia, garanzia della dignità e dei diritti della persona umana come individuo, come famiglia, come comunità locale, come popolo nella sua essenza etnica, culturale e fideistica.

    Una Europa che persegue tali ideali senza sistemi impositivi di forza monopolistico-economica, senza imposizioni militari preventive o repressive, senza controllo monopolistico delle scoperte scientifiche, tecnologiche, farmaceutiche, ecc., nell’interesse privatistico di pochi.

Una Europa competitiva sui mercati con la garanzia qualitativa delle sue produzioni tipiche e non intesa ad un controllo strangolatore di altre produzioni e commercializzazioni dei Paesi più arretrati.

    Una Europa progressivamente rispettosa dello sfruttamento delle risorse naturali di altre aree e più impegnata nella prevenzione e repressione degli inquinamenti oltre che nella tutela dei patrimoni naturali.

    Una Europa nata, sviluppata e costituita sui valori in termini di dialogo e di confronto, su interscambio storico di culture e commerci, di intercambi conoscitivi, di contatti – anche se talvolta contrasti – religiosi; nata ed evoluta da un concerto di civiltà coinfluenti che la destinano ad un ruolo primario di mediazione e incontro.

    Una Europa Unita tesa ad un suo progressivo miglioramento socio-economico interno con rapporti dei suoi Paesi membri in termini di “uguali fra uguali” senza differenziazioni di peso demografico o di potenza economica.

    Una Europa più armonicamente paritaria nell’impegno tanto nello sviluppo delle sue aree più economicamente deboli, quanto più globalmente partecipe di fronte ai fenomeni di invasioni clandestine irregolari non giustificare e di loschi traffici.

Una Europa Unita definita da una Carta Costituzionale quale proposta nei giorni scorsi formalmente a Roma, non in termini di compromesso fra tutele di interessi nazionali particolari.

    Una Europa Unita meno burocratica nei poteri della sua Commissione e più sviluppata nelle competenze del suo Parlamento rappresentativo della volontà dei cittadini europei. Una Europa, lo ripetiamo, più decisamente euromediterranea quale fautrice di incontri, rapporti, commerci, integrazioni atti a dare a questa area una occasione di superamento pacifico degli scontri che oggi drammaticamente oppongono Occidente ad Oriente e bloccano di fatto le potenzialità di sviluppo sociale ed economico delle aree interessate e di quelle contigue, compreso il nostro Mezzogiorno.

    Il ruolo del Semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea non può sottovalutare queste attese che coinvolgono direttamente e indirettamente anche il Salento.

 

 


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