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La nuova Europa anche Mediterranea |
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Sono stati i
giorni scorsi importanti per il futuro dell’Europa e di noi tutti cittadini
europei e, speriamo anche, per il nostro Sud. E lo saranno anche le prossime
settimane fino alla scadenza semestrale della Presidenza italiana della Unione
Europea. Ciò che emerge sempre più, non tanto e non soltanto nei
vertici rappresentativi, ma anche dalla base dei cittadini, è che l’Europa
Unita sia soltanto una convenzione economica e commerciale, ma anche e
soprattutto una realtà comunitaria sociale; non una potenza fra le potenze, ma
una comunità di intenti per una crescita di sviluppo tanto interno quanto
mondiale; una entità unitaria con voce adeguata all’interno del Consiglio di
Sicurezza dell’ONU quale strumento di dialogo e ammodernamento delle Nazioni
Unite in senso democratico e reso libero dai poteri di voto di singoli Paesi
rispetto alle volontà della maggioranza delle Nazioni componenti. L’Europa Unita
che è emersa da Roma è quella aperta a tutte le culture, diversità etniche e
religiose, senza rinunciare alla sua
identità storica, antropologico-culturale, alla sua fede prevalente, alle sue
tradizioni millenarie. Una Europa
sempre più allargata dall’Atlantico agli Urali, ma che non deve essere
dimentica del suo ruolo dal nord del continente al suo sud avanzato in un
Mediterraneo che è stato cultura, diritto romano, di fede cristiana. Una Europa
Unita che, proprio con le sue propaggini meridionali e ad est, è ponte con
l’Africa, il Medioriente, l’Asia e, nei suoi collegamenti storici, con le
Americhe. Una Europa coesa al suo interno per poter essere voce
unica ed autorevole sul piano mondiale. Una Europa Unita, autenticamente democratica, capace di
crescere socio-economicamente al suo interno e non insensibile al diritto di
sviluppo ed autonomia di altre aree del globo, senza velleità di dominio
mercantile e strategico-politico. Una Europa di valori umani, sociali, di
giustizia, libertà, democrazia, garanzia della dignità e dei diritti della
persona umana come individuo, come famiglia, come comunità locale, come popolo
nella sua essenza etnica, culturale e fideistica. Una Europa che
persegue tali ideali senza sistemi impositivi di forza monopolistico-economica,
senza imposizioni militari preventive o repressive, senza controllo
monopolistico delle scoperte scientifiche, tecnologiche, farmaceutiche, ecc.,
nell’interesse privatistico di pochi. Una Europa competitiva sui mercati con la garanzia
qualitativa delle sue produzioni tipiche e non intesa ad un controllo
strangolatore di altre produzioni e commercializzazioni dei Paesi più
arretrati. Una Europa
progressivamente rispettosa dello sfruttamento delle risorse naturali di altre
aree e più impegnata nella prevenzione e repressione degli inquinamenti oltre
che nella tutela dei patrimoni naturali. Una Europa nata, sviluppata e costituita sui
valori in termini di dialogo e di confronto, su interscambio storico di culture
e commerci, di intercambi conoscitivi, di contatti – anche se talvolta
contrasti – religiosi; nata ed evoluta da un concerto di civiltà coinfluenti
che la destinano ad un ruolo primario di mediazione e incontro. Una Europa
Unita tesa ad un suo progressivo miglioramento socio-economico interno con
rapporti dei suoi Paesi membri in termini di “uguali fra uguali” senza
differenziazioni di peso demografico o di potenza economica. Una Europa più
armonicamente paritaria nell’impegno tanto nello sviluppo delle sue aree più
economicamente deboli, quanto più globalmente partecipe di fronte ai fenomeni
di invasioni clandestine irregolari non giustificare e di loschi traffici. Una Europa Unita definita da una Carta Costituzionale
quale proposta nei giorni scorsi formalmente a Roma, non in termini di
compromesso fra tutele di interessi nazionali particolari. Una Europa
Unita meno burocratica nei poteri della sua Commissione e più sviluppata nelle
competenze del suo Parlamento rappresentativo della volontà dei cittadini
europei. Una Europa, lo ripetiamo, più decisamente euromediterranea quale
fautrice di incontri, rapporti, commerci, integrazioni atti a dare a questa
area una occasione di superamento pacifico degli scontri che oggi
drammaticamente oppongono Occidente ad Oriente e bloccano di fatto le
potenzialità di sviluppo sociale ed economico delle aree interessate e di
quelle contigue, compreso il nostro Mezzogiorno. Il ruolo del
Semestre italiano di presidenza dell’Unione Europea non può sottovalutare
queste attese che coinvolgono direttamente e indirettamente anche il Salento.
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