elenco articoli 

Gallipoli: le mitiche origini della "città bella"
  
di Paolo VINCENTI

Sulle mitiche origini della città di Gallipoli, la leggenda vuole che un principe greco, reduce da grandi imprese belliche in

Sulle mitiche origini della città di Gallipoli, la leggenda vuole che un principe greco, reduce da grandi imprese belliche in Asia Minore, nel 1050 a.C., fosse sbarcato un giorno su un lido del Salento. Il principe si innamorò di una bellissima fanciulla che abitava in quei dintorni. Ma a contrastare il loro amore intervenne Venere che era adirata col principe perché nelle sue imprese aveva ucciso moltissimi giovani cari alla dea. E per vendicarsi Venere, ogni volta che si incontravano, avvolgeva la fanciulla in una fitta nebbia in modo che fosse invisibile agli occhi del principe. A volte gli innamorati riuscivano a vedersi ma, proprio mentre stavano per abbracciarsi, si alzava un forte vento che spazzava via la fanciulla  e la scaraventava violentemente a terra. Per questo la fanciulla, sempre più misera e triste, si ammalò gravemente e dopo un po’mori’. Il principe, disperato, dopo avere girovagato mesi e mesi cercandola, la trovò alla fine morta sulla spiaggia. Distrutto dal dolore, il principe prese la salma della ragazza, la depose su un veliero e si allontanò, deciso a morire con lei. Quando fu in alto mare, il principe scorse un’isola e, per quanto si sforzasse di andare al largo, una corrente misteriosa lo spingeva verso quel posto. Quindi, compreso che il fato aveva stabilito una sorte diversa per lui, si lasciò andare ed arrivò su quell’isola dove il destino voleva che continuasse a vivere. Fondò sull’isola una città che, dedicata alla fanciulla che aveva tanto amato, chiamò Gallipoli, da “kalòs”, che in greco significa bello, e “polìs”, che significa città. Fin qui la leggenda. Una consolidata tradizione vuole che a fondare Gallipoli sia stato il cretese Lizio Idomeneo (fondatore anche di Lecce) che, scacciato dal suo popolo dopo la guerra di Troia, arrivò nella Iapigia e qui diede alla città nome Gallipoli dal gallo, che era l’animale che campeggiava sul suo scudo e che oggi è lo stemma della città. Lizio Idomeneo era discendente di Pasifae che, secondo la leggenda, si fece rinchiudere in una vacca di legno, costruita da Dedalo, per farsi possedere da un toro di cui si era appassionata. Da quella perversa unione nacque il Minotauro, un mostro metà toro e metà uomo. Orbene Pasifae, figlia del Sole, aveva come insegna il gallo, simbolo della luce, lo stesso che era inciso sullo scudo di Idomeneo. Con questa versione concordano molti studiosi, fra cui Antonio Micetti che, nella sua “Storia di Gallipoli”del 1697, riferisce anche di una lapide di marmo, trovata negli scavi di una casa nel centro storico della città, sulla quale era scolpito un gallo con una iscrizione greca che tradotta in latino diceva: “Lictius Idomeneus, rex Cretensium, gallum urbis et suum stemma coronatum posuit”, cioè “Lizio Idomeneo, re dei Cretesi, pose il suo gallo coronato a simbolo della città”.Allora Gallipoli città bella o città del gallo? Comunque una delle ipotesi non esclude l’altra. Infatti, chi era il principe della prima leggenda, ritornato dalle sue imprese belliche in Asia Minore, se non l’eroe omerico Idomeneo che diede per stemma a Gallipoli, città bella, la sua insegna, cioè il gallo?

    Un’altra versione la vuole fondata proprio da Japige, che le diede nome di Eghenanxa o Anxa, come nella ricostruzione di Plinio il Vecchio, secondo il quale la città era un centro costiero di origine pre-greca e un punto di approdo assai importante durante le migrazioni aheo-micenee. Anche Pomponio Mela la definisce “greca” in un contesto territorialmente Messapico. Dionisio di Alicarnasso invece narra della nascita della città, bella per antonomasia, ad opera dello spartano Leucippo il quale, sbarcato con i suoi compagni in questa zona che trovò incantevole, ottenne dai Tarentini, sotto il cui controllo soggiaceva il territorio, di rimanervi giorno e notte.

 

 

 


elenco articoli