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Gallipoli: le mitiche origini della "città bella" |
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Sulle mitiche origini della
città di Gallipoli, la leggenda vuole che un principe greco, reduce da grandi
imprese belliche in Asia Minore, nel 1050 a.C., fosse sbarcato un giorno su un
lido del Salento. Il principe si innamorò di una bellissima fanciulla che
abitava in quei dintorni. Ma a contrastare il loro amore intervenne Venere che
era adirata col principe perché nelle sue imprese aveva ucciso moltissimi
giovani cari alla dea. E per vendicarsi Venere, ogni volta che si incontravano,
avvolgeva la fanciulla in una fitta nebbia in modo che fosse invisibile agli
occhi del principe. A volte gli innamorati riuscivano a vedersi ma, proprio
mentre stavano per abbracciarsi, si alzava un forte vento che spazzava via la
fanciulla e la scaraventava
violentemente a terra. Per questo la fanciulla, sempre più misera e triste, si
ammalò gravemente e dopo un po’mori’. Il principe, disperato, dopo avere
girovagato mesi e mesi cercandola, la trovò alla fine morta sulla spiaggia.
Distrutto dal dolore, il principe prese la salma della ragazza, la depose su un
veliero e si allontanò, deciso a morire con lei. Quando fu in alto mare, il
principe scorse un’isola e, per quanto si sforzasse di andare al largo, una
corrente misteriosa lo spingeva verso quel posto. Quindi, compreso che il fato
aveva stabilito una sorte diversa per lui, si lasciò andare ed arrivò su
quell’isola dove il destino voleva che continuasse a vivere. Fondò sull’isola
una città che, dedicata alla fanciulla che aveva tanto amato, chiamò Gallipoli,
da “kalòs”, che in greco significa bello, e “polìs”, che significa città. Fin
qui la leggenda. Una consolidata tradizione vuole che a fondare Gallipoli sia
stato il cretese Lizio Idomeneo (fondatore anche di Lecce) che, scacciato dal
suo popolo dopo la guerra di Troia, arrivò nella Iapigia e qui diede alla città
nome Gallipoli dal gallo, che era l’animale che campeggiava sul suo scudo e che
oggi è lo stemma della città. Lizio Idomeneo era discendente di Pasifae che,
secondo la leggenda, si fece rinchiudere in una vacca di legno, costruita da
Dedalo, per farsi possedere da un toro di cui si era appassionata. Da quella
perversa unione nacque il Minotauro, un mostro metà toro e metà uomo. Orbene
Pasifae, figlia del Sole, aveva come insegna il gallo, simbolo della luce, lo stesso
che era inciso sullo scudo di Idomeneo. Con questa versione concordano molti
studiosi, fra cui Antonio Micetti che, nella sua “Storia di Gallipoli”del 1697,
riferisce anche di una lapide di marmo, trovata negli scavi di una casa nel
centro storico della città, sulla quale era scolpito un gallo con una
iscrizione greca che tradotta in latino diceva: “Lictius Idomeneus, rex
Cretensium, gallum urbis et suum stemma coronatum posuit”, cioè “Lizio
Idomeneo, re dei Cretesi, pose il suo gallo coronato a simbolo della
città”.Allora Gallipoli città bella o città del gallo? Comunque una delle
ipotesi non esclude l’altra. Infatti, chi era il principe della prima leggenda,
ritornato dalle sue imprese belliche in Asia Minore, se non l’eroe omerico
Idomeneo che diede per stemma a Gallipoli, città bella, la sua insegna, cioè il
gallo? Un’altra versione la vuole fondata proprio da Japige, che le
diede nome di Eghenanxa o Anxa, come nella ricostruzione di Plinio il Vecchio,
secondo il quale la città era un centro costiero di origine pre-greca e un
punto di approdo assai importante durante le migrazioni aheo-micenee. Anche
Pomponio Mela la definisce “greca” in un contesto territorialmente Messapico.
Dionisio di Alicarnasso invece narra della nascita della città, bella per
antonomasia, ad opera dello spartano Leucippo il quale, sbarcato con i suoi
compagni in questa zona che trovò incantevole, ottenne dai Tarentini, sotto il
cui controllo soggiaceva il territorio, di rimanervi giorno e notte.
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