|
|
|
|
Confronto cattolici/laici - Tema caldo della campagna elettorale |
|
|
L’intervista rilasciata in
esclusiva ad Euromediterraneo dall’On. Luca Volontè, giovane Presidente
del Gruppo Parlamentare Udc nonché figura di spicco del partito centrista,
rappresenta un’occasione preziosa per comprendere le tensioni che stanno
attraversando gli schieramenti impegnati in una delle campagne elettorali più
complesse degli ultimi decenni. Alcune importanti questioni, le quali non
mancheranno nel futuro di condizionare la nostra società, stanno ulteriormente
vivacizzando il dibattito pre-elettorale, non più concentrato esclusivamente su
temi quali l’economia, i salari, la giustizia, la sanità. L’attenzione dei
partiti si sta infatti rivolgendo verso problematiche sulle quali il confronto
tra cattolici e laici, molto sentito in Italia, sta assumendo sempre più i toni
di un vero e proprio scontro. La vera novità sembra consistere nella presenza
di esponenti politici di orientamento cattolico non più concentrati unicamente
in una determinata area politica ma distribuiti nei vari partiti, con il
rischio, reale, che possano nascere delle conflittualità interne tali da
impedire una linea di condotta chiara e univoca. Su tali aspetti connaturati alla
moderna dialettica politica italiana è stato chiesto il parere autorevole di
Luca Volontè, non solo in veste di rappresentante istituzionale ma anche di
appassionato editorialista sensibile al divenire della nostra realtà sociale. Nel
rispetto dei principi della par condicio,
necessari per lo svolgimento di una corretta campagna elettorale, l’articolo si
propone inoltre di riportare, seppure in maniera succinta, il punto di vista di
alcuni importanti esponenti politici dei vari schieramenti più direttamente
coinvolti nel dibattito intorno al confronto tra cattolici e laici. Presidente, il suo partito è apparso fortemente coeso e coerente con i
valori a cui si ispira. Quali le sue considerazioni circa le nuove alleanze
stabilite dalle altre forze politiche? Ritengo che le intenzioni
manifestate dal Pd attraverso la scelta dei candidati e gli accordi come quello
che si sta definendo con il Partito Radicale siano un fatto che mette in totale
evidenza le contraddizioni drammatiche che si stanno vivendo all’interno del
centrosinistra. Io penso che sia stato un male sia per il Pd, sia per il suo
gemello siamese, il partito di Fini e Berlusconi, evitare di dare un giudizio
chiaro sui valori non negoziabili, perché senza consapevolezza e una chiarezza
d’identità sul tema della vita, della famiglia, delle libertà e dell’educazione è difficile potersi presentare agli elettori avendo un programma
elettorale che sia serio e comprensibile. Quali potrebbero essere dunque i futuri scenari? Se il Pd esprimerà sempre di più
queste contraddizioni, la stessa cosa capiterà anche al Pdl, nel quale troviamo
Eugenia Roccella e dall’altra parte, nello stesso partito, nel banco affianco,
Stefania Prestigiacomo che è stata la paladina, insieme ad Emma Bonino, della
lotta contro la Legge 40; troviamo Carlo Giovanardi e Gianfranco Fini che
chiese agli elettori di andare ad abrogare la legge tramite il referendum:
contraddizioni che non potranno non esplodere fin dal giorno successivo
all’apertura delle urne. Le recenti vicende riguardanti il Papa e l’università La Sapienza
potrebbero a suo avviso condurre ad una sorta di anticlericalismo di stampo
ottocentesco? Si, purtroppo una parte del
nostro Paese sembra si sia fermata alla breccia di Porta Pia, a quella parte del
Risorgimento che era marcatamente anticattolico. Così è stato, purtroppo, anche
il ‘68 italiano che non vuole mai finire, dopo quarant’anni. Si trattò di una
rivoluzione non per un’innovazione sociale, come negli Stati Uniti e in
Francia, ma di una rivoluzione che aveva ancora per oggetto la Chiesa, i preti,
le figure del padre e della madre. In Italia stiamo vivendo oramai da troppi
decenni in una condizione di “minorità mentale” incoraggiata da alcuni
cosiddetti “maestri del pensiero” che vorrebbero bloccare il Paese su
contraddizioni che nel contesto occidentale sono state superate da tempo. Quale, a suo avviso, il moderno significato del termine “laicità”? Laicità in tutto il mondo
significa dare più possibile libertà alla Chiesa, alla religione, allo spazio
pubblico. In Italia ancora ci chiediamo se sia lecito o meno che il Cardinale
Ruini inviti i cattolici a riferirsi ai principi non negoziabili: questa è la
contraddizione più palese e drammatica di quanto nel nostro Paese ci sia appunto una cattiva laicità e invece un laicismo che
ha come mira proprio l’esclusione dei valori cattolici e anche della parola dei
cattolici dalla vita pubblica. Tuttavia il rigore delle
considerazioni espresse dall’On. Volontè non incontra piena condivisione da
parte dell’intero panorama politico italiano. Durante uno dei più seguiti
confronti televisivi nell’arena del programma Ballarò, il numero due del Pd
Franceschini, sollecitato da un’efficace osservazione di Bertinotti
(attualmente candidato premier della Sinistra Arcobaleno), avrebbe dichiarato
come la presenza all’interno del suo partito di figure tanto diverse come Paola
Binetti e Barbara Pollastrini non debbano affatto considerarsi elementi
destabilizzanti gli equilibri interni al Pd, ma piuttosto l’esempio dell’esistenza
di un autentico pluralismo democratico che dovrebbe sussistere in ciascuna
forza politica e che pare essere diventato un principio condiviso anche dal Pdl
nel quale figure come quella di Stefania Prestigiacomo si sono fortemente
adoperate negli ultimi mesi per sostenere delle campagne tradizionalmente
appannaggio dell’universo laico.
|
|
|
|
|