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Riparte il treno dei sogni e delle speranze |
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Tra semplificazioni,
aggregazioni, apparentamenti e rancorosi divorzi ci si avvia nuovamente verso
la campagna elettorale per eccellenza, con i suoi tormenti, i suoi riti ed il
suo fascino, con le sorprese e le novità, con gli sconfitti in partenza, con
gli esclusi e gli epurati, con coloro che affannosamente cercano di prendere in
corsa l’ultimo treno verso la gloria ed il potere, con i bellocci da prima
fila, con la solita gente di peso e di intelligenza, di fiuto e di carisma.
Insomma riparte il treno dei sogni e delle speranze. In ossequio al nuovo credo
del coraggio in politica, del senso di responsabilità e nel nome alto
dell’Italia e delle istituzioni, dopo strappi ed accelerazioni, dopo una
confusa gara per la ribalta, si è giunti così alla reductio ad unum, a quella
sorta di primordiale bipartitismo che già era nell’aria e nel vento del 1992,
del post referendum, del naufragio della prima repubblica. Con le alchimie
tutte italiane, con il machiavellismo di casa nostra, con il divide et impera,
con il solito mercato di voti e di uomini, con le solite riunioni di palazzo
per gli accordi dell’ultima ora, con i facili e perfidi distinguo fra politica
nazionale e scelte locali. Come sempre d’altronde. Uniti a Roma, in Sicilia o
in qualche altro facile bacino elettorale, divisi al voto nazionale. L’immagine
e la sostanza. Per la vittoria finale questo ed altro. Ma da oggi, piaccia o
non piaccia, vero o falso, precario o definitivo che sia, gli assetti sono
diversi. Le prime schermaglie ed i velenosissimi affondi sono dunque alle porte,
così come gli abbozzi di programmi, idee, ricette e soluzioni. Pochi ma
significativi e chiari punti strategici, tutti legati alla praxis, alla
spietata concretezza che i tempi di oggi impongono, a quella voglia della
politica sapiente, tecnica, lucida e lungimirante. E quindi: tasse, ICI,
infrastrutture, energia, rifiuti, salari, politiche sociali per i giovani e per
le famiglie. L’etica della vita, degli uomini e delle donne stia un po’ in disparte.
Un diluvio di promesse e di facili soluzioni, per la vita di tutti i giorni per un domani diverso, per una svolta nuova e
decisa. Su ciò molto probabilmente si giocheranno le differenze, se saranno
tali, se verranno percepite come vere. Ma questa volta c’è qualcosa di più. C’è
un’aria diversa, c’è un’ondata di America che ci sta travolgendo, c’è un pezzo
di States che è ormai dentro di noi, nelle nostre scelte, nei nostri desideri,
nei nostri comportamenti, nella vita quotidiana. C’è una voglia di America
nella società politica e nella società dell’informazione, che detta il ritmo,
che imprime la corsa. C’è la voglia di far apparire finalmente la politica
vicina alla mitica e famosa gente, la politica popolare, nobile ed alta. C’è la
voglia e la necessità di reclamizzare tutto fin nei minimi particolari, di
rendere omaggio ad un cantiere di idee e di uomini, di programmi e di valori,
c’è l’esigenza coatta della trasparenza a tutti i costi, di vivere
quotidianamente la costruzione delle liste, influenzandosi a vicenda, c’è la
caparbietà di presentarsi come nuovi, di condire il confronto con il binomio
alternante di buonismo e dirigismo. C’è la voglia di stupire, di fare la corsa per
primi, da battistrada, di bruciare il terreno delle idee, di anticipare e
relegare gli altri all’affanno della rincorsa. C’è la convinzione di dettare i
temi per la storia, di essere al crocevia fra passato e futuro e così rendere
uniche ed ineludibili la partecipazione al voto e la vittoria. C’è insomma
l’America di ieri e di oggi, con le sue marcette, i suoi slogan, le sue
coloratissime bandierine, i suoi trabocchetti e le sue insidie, la
partecipazione attiva e convinta della società civile, degli ultimi che
diventano primi. Il potere ed il fascino della democrazia reale, il tutto sotto
l’uguaglianza del famoso “competition is competition”. Vinca il migliore, per
noi e per la Nazione! E dunque via! Una corsa all’immagine, alla televisione,
all’informazione, oggi sempre di più regina e padrona delle notizie e dei
destini. Al centro, a destra ed a sinistra nel nuovo guazzabuglio della
terminologia e della geografia politica italiana. Un festival senza eguali del
distinguo finissimo, della differenza sottile, semantica ed ideale. Un
tentativo di ridare così vigore e smalto alla politica ed alla sua casta, ai
suoi uomini ed ai suoi apparati. Una ventata di nuovismo che coglie le sue
prime vittime, che condanna all’oblio i vecchi della politica, gli
impresentabili e gli appestati, reduci, oggi ingloriosi, di tante battaglie, di
tante sfide e premia inesorabilmente i giovani e le donne, i volti noti ed i
nomi eccellenti. Tramonta così quel romanticismo antico della politica della
sezione, dei comizi urlati nei vicoli e nelle piazze, delle macchine megafonate
che sparavano nomi e numeri per le strade impolverate di un’Italia che fu. Quel
pezzo d’Italia reale, del contatto fin tropo fisico con le speranze ed i
bisogni di tutti, quel porta a porta così diverso da quello televisivo. Via via
più moderni, sempre più nuovi. Dentro le case sì, di politica e di politici
sempre di più grazie al tubo catodico, ma con le pose da film, con le
inquadrature magistrali dei registi dell’immagine, con le parole incatenate
nella logica gia scritta dagli autori. Manca insomma il sudare della politica, l’affanno
dei comuni mortali, dei lavoratori della politica e non dei suoi mandarini
sempre belli, sempre così fascinosi ed impeccabili nel loro vestiario e nel
loro sottile e dotto eloquio. Vincerà l’immagine, vincerà chi bucherà
maggiormente il video, vincerà la frase ad effetto che saprà andare di bocca in
bocca come un bisogno prorompente. Vinceranno insomma quelli nascosti dietro le
quinte a sudare su numeri e percentuali, su sondaggi e messaggini, su email ed
sms. Vincerà la tecnica della comunicazione con i suoi colori e le sue musiche
con le sue parole d’ordine, senza entrare troppo nel merito, attenti ed accorti
come è d’uopo. Il voto in fondo è sempre il voto. Beffardo e silenzioso,
accattivante e traditore ed il treno dei sogni e delle speranze è già partito.
Ne riparleremo strada facendo.
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