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I conti non tornano |
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L’elezione dei revisori dei conti in un Comune
rappresenta, da che mondo è mondo, l’ennesima buona occasione per designare
amici e fiduciari ad un ruolo rispettabile e ben remunerato. Unico distinguo,
probabilmente, dagli altri mercati delle vacche, è il fatto che per prassi si
tende a concordare i nomi tra maggioranza e opposizione, in un rapporto di due
a uno che forse andrebbe ribaltato per la natura di controllo dello stesso
collegio revisore. Ogni tre anni si procede, nella fattispecie a Mesagne, ad
un tutto sommato tranquillo avvicendamento in cui le parti si compongono ad
accordi virtuosi nella forma, viziati nella sostanza. A sparigliare le carte,
quest’anno, una novità: i principali partiti politici che sostengono la
maggioranza di centrosinistra giungono al fatidico Consiglio Comunale senza una
soluzione condivisa, e in più con mire ed appetiti diversi. Occorre inoltre
considerare che, a complicare la vicenda, la maggioranza che sostiene l’attuale
Sindaco Sconosciuto, in scadenza di mandato, non contempla la presenza di altri
partiti e movimenti che sostengono la corsa del candidato Sindaco Faggiano, e
che quindi, di fatto, hanno aggiuntivi diritti e pretese. L’elezione di tre (degne) figure professionali, avvenuta
in seguito a veementi discussioni e veti incrociati, copre solo in parte le
pudenda di quest’atto amministrativo. Segnaliamo ad posteros almeno due circostanze che sarà bene evitare che si
ripetino un’altra volta ancora: anche se valutiamo legittimo puntare su un proprio
cavallo, che almeno i partiti scelgano un purosangue e non un brocco,
qualificando fino in fondo le rose dei nomi; ed infine che si adottino criteri
di eleggibilità chiari e noti, e che li si faccia rispettare compiutamente, non
come nell’ultimo incresciosissimo episodio in cui un motivo di ineleggibilità è
valso per l’uno e non per l’altro.
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