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Assalto alla "diligenza". Il dubbio: interesse privato in atti pubblici?
  
di Maddalena MONGIO'

“Assaltiamo la diligenza

“Assaltiamo la diligenza.” Questa frase, ben viva nella nostra memoria, scolpita da migliaia di scene raccontate dal cinema, immortalata dalla polvere e dal sangue che bagnava la terra arsa del selvaggio West; questa frase riecheggia nelle nostre menti mentre inerti e impotenti assistiamo alle scalate finanziarie fatte con giri tortuosi di movimenti contabili; questa frase rimbomba nelle case sottotitolo muto di una politica sorda e arrogante. Questa frase simboleggia la percezione che il cittadino ha della classe dirigente e politica del nostro Paese. L’elenco degli scandali vicini e lontani che hanno infangato e infangano la storia economica sociale e culturale di questo paese è lungo ma, per non farci mancare nulla, da un po’ più di un decennio a questa parte abbiamo da osservare l’inquietante fenomeno del conflitto di interessi. Questo problema è stato, giustamente, un vero e proprio tormentone che ha segnato e segna l’avventura politica di Silvio Berlusconi. Da sempre l’attacco più duro sferrato al Berlusconi politico ha riguardato il conflitto di interessi che si origina allorquando un uomo, che con le sue attività ha un largo controllo sui media, ricopre incarichi istituzionali e di potere. Quel che si “dimentica” di ricordare è la trasversalità di un fenomeno che sicuramente in Berlusconi ha l’esempio più eclatante, ma riguarda l’uno e l’altro polo della politica italiana e questo spiega perché la questione non è mai stata affrontata con la necessaria determinazione.

All’Onorevole Giacinto Urso, Difensore Civico della Provincia di Lecce, abbiamo chiesto come potrebbe la collettività essere liberata dal dubbio atroce di un interesse privato in atti pubblici, come si potrebbe liberare il politico dalla tentazione di usare il suo ruolo, e il potere che ne consegue, per il proprio personale tornaconto.

Onorevole, dopo tangentopoli i partiti hanno subito una disgregazione e una perdita di autorevolezza che ha spinto la cosiddetta società civile a scendere in campo. Sono sensibilmente diminuiti i politici di professione, quegli uomini e quelle donne cresciuti nelle sezioni dei partiti e “allevati” per la professione. Può essere questa una tra le cause del continuo dilagare del conflitto di interessi?

Ricordo illustri politici provenienti dalla cosiddetta società civile: Codacci Pisanelli, De Maria, sui quali non è mai stato adombrato un dubbio di questa natura. Il problema non è nella provenienza dell’uomo politico, ma nelle sue qualità. Certo i partiti possono essere dei parafulmini e normalizzare il lavoro dei funzionari e dei politici, ma non legherei il problema del conflitto di interessi a una conseguenza di tangentopoli.

A suo parere è compatibile che sia chiamato a ricoprire incarichi nella funzione pubblica chi svolge attività che possono trarre beneficio dal ruolo che ricopre?

La questione è un’altra. Chi ha incarichi istituzionali deve preoccuparsi non solo di essere ma anche di apparire.

Cioè?

Voglio dire che se io ho un fratello o un parente o un amico che ha dei progetti da presentare, gli consiglio di andare a cercare il pane da un’altra parte. Per sgombrare il campo da ogni possibile dubbio. D’altra parte gli incarichi istituzionali un tempo erano ricoperti a titolo gratuito, ma bene ha fatto il legislatore a riconoscere un appannaggio che rifonda delle spese che si sostengono, del lavoro che si svolge e del decremento alla propria attività professionale. Insomma ricoprire incarichi di questo tipo comporta uno scotto da pagare. Questo nelle linee generali, chiaramente ogni caso e ogni situazione deve essere valutata nello specifico al fine di evitare incresciosi giudizi tranchant.

 

Così l’Onorevole Urso, politico di lungo corso ci induce a riflettere sulle tante connessioni e commistioni che avvelenano la scena politica. Ovviamente questa considerazione di carattere generale ci spinge a puntare i riflettori sul vento di bufera che soffia sulla Provincia di Lecce o meglio sul suo Presidente il Sen. Avv. Giovanni Pellegrino. È opportuno precisare che lo stesso Difensore Civico è stato chiamato in causa dal Consiglio Provinciale per rispondere sulla questione relativa a un eventuale conflitto di interessi del Presidente. Nella relazione l’On. Urso ha avuto da sottolineare che “…si intende far passare con il titolo di “conflitto d’interessi”…un magma dalle mille sfaccettature, che può incrociare anche aspetti comportamentali e di opportunità, tutti da soppesare ma anche da sceverare con molta attenzione e serenità, in modo da non farsi travolgere da dispute abnormi, giudizi trancianti o frettolose condanne.” E continua l’On. nella sua disamina “Ciò non toglie… che alcuni sconfinamenti possono verificarsi e che, in merito, si coglie un intenso turbamento popolare… più impegnativa si presenta una carica pubblica, maggiormente limitata diventa la libertà nell’agire e più penetrante si impone il discernimento”.   

Prosit!

 

 

 

 


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