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Europa, il re nudo |
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Continua nel mondo ed in Italia, in maniera ancora più
intensa e corposa, il dibattito sull’Islam, sulle sollevazioni popolari e sulle
violenze che hanno fatto seguito alla pubblicazione delle cosiddette vignette
danesi e, per ultimo, alle esternazioni dell’ormai ex Ministro Calderoli. Un
dibattito a più voci ma che in Italia ha come sottofondo e come cassa di
risonanza il particolare momento elettoralistico e che svela, ancora una volta,
la profonda divisione degli intellettuali, dei politici, dei partiti e dei
movimenti italiani, per cui è tutto un distinguere di posizioni fra i due
schieramenti e all’interno dei due poli, di vedute e di intendimenti
profondamente diversi. Una spaccatura profonda, non solo italiana, che riguarda
nel suo complesso la visione tout court dell’Occidente, la sua identità, la sua
storia, le sue radici, la sua essenza e la sua specificità, la sua missione.
Che riguarda ed interessa la religione cristiana, l’identità giudaica e
cristiana dell’Europa. Che riguarda i fondamenti del diritto, l’alto senso di
libertà e democrazia che caratterizza e sublima l’Occidente. Che ci fa
ragionare sul relativismo etico e religioso, sul concetto di reciprocità, sulla
libertà religiosa e sulla tolleranza, sul dialogo fra civiltà e fra religioni,
sul multiculturalismo inclusivo, sul nuovo scenario europeo di melting pot. Un dibattito che porta in primo piano la gravità
dell’attuale momento storico e che testimonia la debolezza culturale
dell’Occidente di oggi ed il pericolo che viene dal Medio Oriente, che viene
dall’Islam, dal suo fanatismo, dalla pregnante ed assolutistica visione del
mondo e della religione. Ma al di là della inopportunità, della ingenuità e
della pericolosa caduta di stile del nostro Ministro, il dibattito che si è
innescato ha messo in sovraimpressione uno scenario politico, filosofico,
religioso e culturale di grande interesse e di grande profondità storica e ciò
che resta sono le tante ragioni e le molte specificità, le molteplici sfaccettature,
le reciproche accuse, le molte e purtroppo inutili soluzioni. Resta
l’incertezza per il futuro ed una paura che non conoscevamo. Resta una paralisi
ideologica e soprattutto una grave impasse politica dell’Occidente nel suo
insieme, dell’Europa come entità e come soggetto politico. È per questo che risulta utile approfondire una
discussione che purtroppo non è effimera o sterile come tante altre ma che, non
dobbiamo mai scordarlo, fa seguito ad una vicenda, ad un periodo storico ormai
costellato da morti e da sanguinose violenze. A partire soprattutto da quella
portata in maniera stupefacente e così inusuale contro i cristiani, contro i
cattolici e contro la Chiesa di Roma. È ancora fresco ed intatto il ricordo di
don Andrea Santoro e del suo sacrificio, ed è altrettanto pressante la notizia
ultima dei fatti di Bengasi, degli scontri e degli assalti alle chiese
cristiane della Nigeria. Una realtà nuova, un cambiamento di strategia e di
indirizzo, una esacerbazione della violenza con una nuova apertura di campo da
parte del fondamentalismo islamico che si traduce pienamente nella rabbia del
popolo islamico e che oggi pone interrogativi pesanti al mondo cristiano e alla
comunità politica e religiosa occidentale ed europea. Che pone serie domande
sul perché di tutto ciò, sulle motivazioni profonde, sugli scenari futuri,
sulla ulteriore possibile evoluzione di questa nuova strategia. Ma ancor di più fa interrogare su ciò che si deve
realizzare per salvaguardare e proteggere l’identità cristiana, per salvaguardare
e proteggere l’Occidente nel suo insieme, per evitare uno scontro ideologico e
religioso più alto, per non cadere in una guerra santa. Una nuova strategia che
parte dalle centrali del terrorismo, dalle scuole dell’intolleranza islamica e
che svela una nuova pianificazione dell’attacco all’Occidente. E fa per questo
paura pensare ad un unicuum fra le azioni terroristiche che hanno sconvolto il
mondo a partire dall’ormai famoso e tragico undici Settembre e le azioni di
barbaro terrorismo spalmate con diabolica sequenza a Madrid, Londra, Manila,
Sharm al Shayk, ed ancora il pericolo atomico del regime di Teheran, la
vittoria di Hamas in una Palestina inquieta, o un Iraq senza pace. Una
strategia criminale e terroristica pianificata e calibrata nel nome di Allah
per quello che oggi sembra uno scontro di civiltà, uno scontro di religione,
uno scontro di potere, una partita incerta, delicatissima e di lunga durata. Ed
è in questo contesto che emerge ancora più confusa, incerta e traballante l’azione politica dell’Europa
e dei suoi singoli Stati. Attenti a non ferire, attenti a misurare le parole,
attenti a scusarsi, attenti ad un dialogo a senso unico, attenti ad inglobare e
comprendere, attenti ad una attenzione a senso unico, pronti a dividersi,
pronti a distinguersi. Ed oggi allora l’Europa rappresenta veramente un
problema, rappresenta il re nudo che svela la
mancanza di una politica estera globale, di una politica comune di
difesa e di intelligence, di una politica militare comune, di una Costituzione
largamente condivisa, punto di sintesi
della storia profonda sociale, religiosa, culturale e politica del Vecchio
Continente. Risulta oggi nella sua drammaticità ciò che si temeva sin dal
sorgere dell’Unione Europea: l’assenza di una Europa eminentemente politica.
Una realtà che paradossalmente si è rivelata nella sua interezza proprio con la
nascita dell’Euro, nel momento in cui si concretizzava l’antico sogno della
moneta unica ma non gli Stati Uniti d’Europa. Dimostrando così, ancora una
volta, che la nascita ideale di un nuovo e più grande soggetto politico si
realizzava per ragioni di burocrazia finanziaria piuttosto che per un
sentimento popolare ed ideale largamente condiviso. L’Europa di oggi è così un
problema e non più la soluzione, più attenta a parare gli eventi che a
dominarli e condizionarli. Ed in questo contesto l’Italia dibatte ed accusa,
straparla e si scusa. E nel mentre le Scuole coraniche battono il tempo della
storia di oggi nel nome di Allah.
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