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I merciaioli ambulanti nel Salento dei nostri nonni

  
di Valentina VANTAGGIATO

LU RAMARU, LU CAVAMONTI, LU FALIGNAME E LU MMULAFORBICI

Nel secolo in cui viviamo siamo abituati ad avere tutto a nostra disposizione. Ci serve qualcosa? Basta girare l’angolo e, anche nei paesi più piccoli, troviamo sempre un piccolo-grande emporio pronto a soddisfare i nostri bisogni. Dobbiamo fare un regalo? Pronti: vista la vasta scelta che ci viene offerta, non è facile scegliere questo o quest’altro. Dobbiamo comprare di tutto un pò, dai generi alimentari ai casalinghi, dall’abbigliamento alle scarpe? Nessun problema: i centri commerciali ci aprono le loro porte. Che bella la vita quando si ha tutto il mondo a disposizione! Ma con i tempi che corrono e con l’euro che incalza, ahimé, le tasche dei salentini, come degli italiani in genere, sono spesso vuote prima della fine del mese.

Fino alla prima metà del Novecento i negozi in Terra d’Otranto erano pochissimi: la farmacia, il tabaccaio, la merceria e i bazar dove si trovava qualsiasi cosa. Per le spese più grosse, quando i soldi lo permettevano, la gente si recava alle fiere annuali allestite nei vari paesi della provincia. Lì si poteva comprare ogni genere di cosa, finanche animali e attrezzi agricoli. Vi erano inoltre i mercati settimanali, tradizione rimasta viva ancora oggi.

Ma c’era un’altra categoria di commercianti, gli ambulanti, che percorrevano le strade dei paesi e offrivano un triplice servizio: vendevano, acquistavano e scambiavano. Cosa offrivano questi venditori “fai da te”? Essi coprivano in particolar modo settori commerciali che, nell’era in cui viviamo, sono praticamente spariti. Si aggiravano per le vie dei borghi salentini con un carretto trainato da asini pigri, che si trascinavano dietro tutte le mercanzie che facevano bella mostra di sé per attirare la clientela. Vediamo nello specifico chi erano questi commercianti e cosa avevano da offrire.

Lu fierrivecchi, chiamato così per via del grido che lanciava passando, comprava oggetti di ottone, rame, ferro, alluminio. In cambio offriva denaro o utensili nuovi per la casa come bicchieri, piatti, catini e lucerne, che facevano gola alle massaie sempre troppo “al verde” per poter solo lontanamente pensare di utilizzare quei pochi soldi che avevano per acquistare qualcosa per la casa. Cosa facesse questo ambulante con tutti i ferri vecchi che raccoglieva, non ci è dato saperlo.

La figura dello “acquaiolo”, poi, era molto importante in un tempo in cui l’acqua era un bene prezioso. Il “venditore di acqua” bussava alle porte e riempiva le cisterne presenti in ogni abitazione. Con quell’acqua, una famiglia doveva tirare avanti il più possibile, cercando di non sprecarla per futili motivi.

Un altro bizzarro ambulante, chiamato “lu murgàru”, dal latino “amurca”, ritirava i fondi dei vasetti di olio, denominati appunto morchia, che contenevano residui e depositi. Per sdebitarsi regalava oggetti vari utilizzabili in casa.

Lu ciapezzàru”, ossia il cenciaiolo, andava alla ricerca di stracci vecchi o di indumenti logori. Non offriva denaro in cambio, ma pettini per le fanciulle e stoviglie per le casalinghe. Un'altra caratteristica di tale personaggio era quella di raccogliere i lunghi capelli che le ragazze curavano e che, ad un certo punto, forse per praticità o per via dei pidocchi, molto diffusi in quel periodo, erano state costrette a tagliare.

Lu gelataru” era il merciaiolo ambulante preferito dai bambini. Passava per le strade gridando “gelati! gelati!” e i ragazzini accorrevano numerosi, ma non sempre riuscivano ad ottenere la leccornia tanto desiderata, perché i soldi non si potevano sprecare per il superfluo. Il gelataio dei tempi che furono aveva un contenitore chiuso, contenente tre sorbettiere tenute in fresco da abbondante ghiaccio tritato, fissato su un triciclo. I gusti disponibili erano solo cioccolato, limone e crema, contro il croccantino, la zuppa inglese, la panna cotta, il variegato al cacao di oggi.

Molti di noi ricorderanno, dai racconti dei nostri nonni, un altro personaggio presente nel secolo scorso: “lu lattaiu”. Solitamente era un pastore che faceva doppio lavoro: la mattina pascolava il suo gregge e prima di sera, di ritorno in paese con i suoi animali, faceva tappa presso alcune famiglie che gli richiedevano il latte fresco che egli prontamente mungeva davanti a loro. Più fresco di così si muore!

Oramai queste caratteristiche figure sono presenti solo in alcune foto ingiallite, ma rimangono radicate nelle memorie dei nostri nonni. Alcuni commercianti ambulanti, ai giorni nostri, ancora resistono ai grandi centri commerciali o ai semplici negozi di paese, ma si limitano a vendere “frutta e verdure fresche!”, “materassi a molle, materassi!”, “surgelati da leccarsi i baffi!”. Non hanno più, tuttavia, il fascino di una volta. Non hanno più i carretti malconci, ma furgoni motorizzati. Non hanno più i “ciucci” che trascinano la baracca, ma motori a non so quanti cavalli. Non sono più indispensabili come lo erano un tempo, ma solo persone che permettono alle casalinghe un po’ pigre di non uscire per fare la spesa.

Quanti uomini hanno fatto il nostro Salento! Uomini straordinari partoriti dalla nostra amata terra.

 

 

 


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