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ARTE - Fazzini a Villa D’Este |
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Nell’incomparabile scenario di Villa d’Este, a Tivoli,
all’interno del palazzo e del giardino voluti nella seconda meta del XVI secolo
dal cardinale Ippolito II d’Este, si inaugurerà il prossimo 26 maggio una
grande antologica che rievoca l’intero percorso creativo di Pericle Fazzini
(nato a Grottammare, Ascoli Piceno, nel 1913 e scomparso a Roma nel 1987), che
incarna sicuramente la più avanzata ricerca scultorea nella scuola romana degli
anni Trenta, con risultati di grande interesse, oltre che nelle celebri figure
lignee, anche nelle prove in gesso, pietra, bronzo e terracotta. In questa
fase, dedicata quasi esclusivamente al legno, lo scultore crea un’umanità
remota e silenziosa, raffigurata con un linguaggio plastico semplice e
istintivo che rinvia alla lezione dei grandi “quattrocentisti”. La mostra, a cura di Giuseppe Appella, accoglie, fino al 30
ottobre, settanta sculture (unitamente a trentacinque disegni), da quelle
maturate nella bottega del padre artigiano del legno e a Roma, dove arriva,
sedicenne, nel 1929 ed è subito attratto dal Borromini e dal Bernini, fino alle
Colombe, un magnifico bronzo fuso
pochi mesi prima della sua morte. Quanto il Barocco abbia contato nel lavoro dell’artista
marchigiano, e nello sviluppo delle straordinarie sue qualità plastiche (già
evidenti in opere come l’Autoritratto
del 1931 e nel Ritratto di Birolli
del 1932), emerge con prepotenza nell’Uscita
dall’Arca, del 1932, che innesta nei successivi ritratti, una istintiva
foga d’intaglio, un getto movimentato e prepotente delle masse, che, come ben
vide Ungaretti, rimarranno radicate nel sentimento e nella fantasia, simili al
“favoloso furore del vento, furia della danza”. Le sculture eseguite negli anni
immediatamente successivi (tra cui Figura
che cammina, Danzatrice, Giovane che declama, Ritratto di Ungaretti, Ragazzo con i gabbiani, tutti veri
capolavori che si potranno ammirare a Villa d’Este) sono il riflesso di una
“classicità” maestosa e al tempo stesso attuale, concentrata nei gesti delle
figure che specchiano la loro lirica aderenza alla realtà nella lezione di
Donatello e di Michelangelo e di questa si liberano immergendo il dato
obiettivo nella poeticità dell’invenzione e nell’estro della forma librata
nello spazio. Il “gesto” e il “movimento” (in opere realizzate soprattutto
negli anni Cinquanta, quali Ragazzo sulla
spiaggia, Donna con drappo, Donna nal vento, Donna al sole) saranno alla base delle successive scelte (del
materiale, degli effetti formali, degli atteggiamenti, della stessa attenzione
alle ricerche del cubismo e dell’astrattismo), come dimostrano i suoi nudi
armoniosi, con la loro tensione a tradurre di ogni atto lo spirito più che il
disegno realistico e ad imprimere nella forma una concentrazione di energie
contrastanti con esiti di forte drammaticità e di autentica religiosità; nella
realizzazione di una scultura intesa come armonoia di chiari e scuri, di ritmi,
contrasti, coniugati per quanto possibile – come accade principalmente nei
bassorilievi – in una architettura che renda organiche le forme. La mostra, organizzata da ATI - De Luca Editori d’Arte -
Mostrare in collaborazione con Crisalide, si avvale di un comitato scientifico
composto da Maria Vittoria Marini Clarelli,
Francesco Buranelli, Pier Giovanni Castagnoli e Giandomenico Romanelli;
il catalogo verrà pubblicato da De Luca Editori d’Arte, mentre l’allestimento è
stato affidato a uno specialista della scultura quale l’arch. Alberto Zanmatti. m.d.l.
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