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Trogloditismo Rupestre nel Salento |
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Se
pensiamo ai nostri antenati, a coloro che hanno abitato la nostra terra prima
di noi, ci poniamo mille domande sui loro costumi, sul loro modo di vestire, di
mangiare, di comportarsi e ci chiediamo anche com'erano i villaggi in cui
vivevano, qual era la tipologia delle loro case. In molti centri del Salento
sono ancora rimaste tracce del passaggio dei nostri avi. Si possono osservare
le abitazioni che li hanno ospitati e, dallo studio delle varie componenti, si
può risalire alle loro costumanze, al loro portafoglio, alla loro cultura, e
così via. Non
bisogna, tuttavia, soffermarsi a riscoprire solo le nostre città e i nostri
paesi, ma è necessario guardare un po’ più in là, oltre i centri abitati, sulle
alture, fra la macchia mediterranea, lì dove la vegetazione è così fitta che
quasi è impossibile penetrarvi. Nelle campagne di Terra d'Otranto, infatti, si
possono trovare segni di vita rupestre che risalgono all'età bizantina, periodo
in cui comparve e si sviluppò tale fenomeno. "Le grotte scavate nella roccia carsica della
campagna salentina altro non sono che villaggi rupestri, occupati da
popolazioni disperate del continuo stato di guerra nei tre secoli prima del
Mille e in quello successivo", scrive Luigi Carducci. Le principali
cause che portarono gli uomini a rinunciare ad una vita più comoda nelle città
per trasferirsi in luoghi spesse volte inospitali, fuori del mondo, furono
molteplici: la paura delle incursioni saracene, il crollo delle funzioni
protettive dei centri abitati, l'inefficienza del potere militare bizantino. Tali
motivazioni spingevano questa gente a cercare ripari più sicuri, occupando le
grotte esistenti nella macchia. Stanziandovisi, formavano dei villaggi che non
ci appaiono così lontani da quelli dei "Flinstones". Ciascuna comunità si votava ad una vita
difficile, fatta di rinunce e fortemente ancorata all'autosufficienza. Ogni
stanziamento produceva ciò di cui aveva bisogno. Si coltivavano gli ortaggi, la
vite, l'olivo e i cereali. La
difficoltà maggiore stava nella forma d'isolamento nella quale vivevano queste
persone. Un piccolo mondo chiuso in se stesso, raggiungibile solo da coloro che
ne conoscevano la strada. Solo gli indigeni, infatti, sapevano come arrivarci,
percorrendo percorsi appena riconoscibili. "Scalette, stretti sentieri scavati nel sasso, travi che fungevano da
ponti levatoi, persino scale di corda o a pioli, erano tutto quello che
assicurava la vita in un villaggio rupestre, agli uomini e alle bestie da soma"
(L. Carducci). Esempi
di trogloditismo rupestre sono riscontrabili in tutto il territorio pugliese,
ma essi presentano caratteri differenti. La diversità delle forme abitative, i
vani presenti nelle caverne, la loro collocazione, variavano di villaggio in
villaggio e dipendevano soprattutto dal numero degli abitanti che le occupavano
e dalla natura fisica della zona. Nel
Salento esistono vari esempi di insediamenti rupestri. Ricordiamo "Le Tagliate", nel feudo di Nardò.
Lo stanziamento comprende un'area di circa nove ettari e i siti rupestri sono
collocati in diagonale a duecento o a duecentocinquanta metri di distanza l'uno
dall'altro. Sulla strada Maglie-Otranto
incontriamo un'altra realtà simile, comprendente poche decine di antri
utilizzati come abitazioni. Posti su più livelli, sono allineati e talvolta
comunicanti, anche se piuttosto piccoli. A
Otranto, nella Valle dell'Idro e nella Valle delle Memorie, sono visibili, se
si presta attenzione, alcune grotte che in passato sono state impiegate come
dimore e che oggi sono adoperate dai contadini per riporre i loro strumenti di
lavoro. "Il fatto rupestre che si situava nella piana
o nelle Serre del basso Salento ebbe vita meno lunga ed anche meno incisiva
rispetto alla fascia altimetrica della Murgia tarantina e pugliese",
scrive ancora il Carducci. E'
praticamente impossibile datare cronologicamente tali insediamenti. Molti sono
stati scoperti, ma altri sicuramente si devono ancora scoprire. Gioca a sfavore
il fatto che, nei secoli, la vegetazione incolta ha modificato il paesaggio e
ha "nascosto" gli esempi di vita rupestre salentina. L'uomo
ha saputo adattarsi agli eventi ed è arrivato a stravolgere completamente le
sue abitudini pur di ottenere la serenità per sé e per la sua famiglia. Oggi ci
creiamo mille problemi se non riusciamo ad ottenere il "superfluo".
Ieri si lottava per il "necessario" e si dava più importanza alle
cose vere della vita, come riunire tutto il nucleo familiare davanti al fuoco,
la sera, quando le fatiche si assopivano. Ciò che contava era avere un tetto
sulla testa, fosse affrescato, con le travi a vista, a volta, o semplicemente…
di pietra viva.
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