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Ex terroristi, gli eroi di cartapesta dello Stato italiano |
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giorno gli ex terroristi vengono intervistati, gli si è costruita intorno un’icona
mediatica, sono stati creati degli eroi di cartapesta, sono diventate star da
portare in televisione, intellettuali che scrivono libri e pontificano su ogni
cosa, perfino con la pretesa di dire a noi che cosa dovremmo pensare di quello
che loro hanno fatto. Ma chi ricorda che sono ancora sporchi del sangue della
gente che hanno ammazzato? Chi ricorda i morti?” : a parlare è Giovanni, figlio
di Rosario Berardi il maresciallo dell’ufficio politico della Questura di
Torino ucciso dalle Br il 10 marzo 1978 .. “Loro hanno creduto di sparare a un
simbolo, a una divisa. Ma per me, quella divisa aveva cuore e carne e anima:
dentro, c’era mio padre. E non potrò perdonarli per questo”. Il libro “Il silenzio degli innocenti”, scritto dal
giornalista Giovanni Fasanella, insieme ad Antonella Grippo (Bur Editore) raccoglie la testimonianza di
alcune delle vittime del terrorismo, la cui vita è stata devastata da quei
nefasti eventi. Raccoglie la voce di chi sino ad oggi non ha avuto voce,
soffocata dall’indifferenza e, ancor peggio, dall’astio e dal fastidio di chi
non voleva che loro parlassero. “A noi
vittime è negato ogni spazio. Noi non abbiamo voce, né in televisione, né sui
giornali. – dice ancora Giovanni Berardi – Ci hanno precluso la possibilità di
parlare, di esprimere il nostro punto di vista”. “Il mio impegno di testimone di una delle stagioni più
drammatiche della storia italiana dava fastidio a molti – afferma Maurizio
Puddu, negli anni settanta esponente della Dc torinese gambizzato dalle Br nel ‘77.
Puddu, nel 1985, ha fondato l’Associazione italiana delle Vittime del
Terrorismo di cui è presidente - “Quel fastidio l’ho visto crescere e
manifestarsi in modo sempre più esplicito man mano che l’Associazione metteva
radici”. Dice ancora Puddu: “Dopo tutto quello che è successo, con le stragi, i
morti ammazzati e i feriti, i politici hanno pensato che si potesse mettere
tutto a tacere e sanare quelle ferite con una semplice stretta di mano. (…) Ma
davvero si può pensare che chi è costretto a vivere con una pallottola nella
gamba o ha perso un congiunto, possa accettare l’idea che non sia successo
proprio nulla? Perché è proprio questa l’idea che Stato, politica, organi di
informazione vorrebbero imporre!” … “Qualcuno ha parlato di un “patto del
silenzio” fra lo Stato e gli ex terroristi. I terroristi che sanno, o che hanno
dei sospetti, non parlano perché vivono continuamente nel terrore che qualcuno,
qualcuno a cui le loro verità potrebbero far male, li elimini. E lo Stato non
ha cercato, non cerca fino in fondo la verità, e in molti casi l’ha addirittura
occultata, per coprire le mele marce che ha avuto al proprio interno. O in nome
di un interesse superiore, di natura economica e geopolitica, la ragione di
Stato insomma”. Liberarsi del passato, questo vorrebbero i parenti delle
vittime, poter voltare pagina, poter riprendere la propria vita tra le mani e
non sentire più quel dolore e quella paura che da anni condiziona la loro esistenza.
Hanno diritto alla Verità e alla giustizia. “Ricostruire la verità non interessa a nessuno – dice Silvana
Perrone, vedova di Claudio Graziosi, agente di Pubblica sicurezza ucciso a Roma
dai Nuclei armati proletari il 22 marzo 1977 – Né ai politici, né allo Stato, né
ai mezzi di informazione. Si è stabilito tra loro un intreccio omertoso che
pesa come una cappa di piombo sulla democrazia di questo Paese. Il fatto è che
settori di alcuni apparati dello Stato, alcuni personaggi che ricoprivano e
ricoprono ruoli politici fondamentali hanno colpevolmente lasciato agire i
terroristi. Durante i primi processi, che si celebrarono nell’ottobre 1982, i
terroristi si comportarono da arroganti, erano irridenti. Erano già sicuri di
aver vinto. E infatti, dopo qualche anno erano già tutti fuori. Il potere
politico doveva restituire loro il favore del silenzio. Per questo, appena
possibile, con sconti di pena e permessi premio, li ha tirati fuori dalla
galera. Silenzio in cambio di libertà, questo era il patto”. “Questa è l’Italia di oggi – ha affermato il giornalista Giovanni
Fasanella venuto a Lecce per presentare il suo libro – Stato e terroristi hanno
stretto un patto di mutua assistenza. Non è un caso che siano tutti fuori. Tutti
coinvolti: la Destra e la Sinistra per coprire degenerazioni interne alle rispettive
parti, il Centro per coprire un uso strumentale che è stato fatto dall’una e
dall’altra parte e che è servito per stabilizzare il nostro Paese. Non c’è
stata giustizia”. Pochi giorni fa la Procura di Milano ha colpito una rete
di “nuove Br” che si sentivano “in guerra contro lo Stato, pronti a colpire”. Con
gli arresti effettuati, gli inquirenti sono riusciti a sventate numerosi attentati.
Notizie inquietanti che riportano l’Italia indietro di trent’anni. Il nostro incontro con Giovanni Fasanella a Lecce è
avvenuto prima che questi nuovi fatti emergessero. Fasanella,
numerosi esponenti del vecchio terrorismo, per lo più liberi ed impuniti, rivestono
incarichi pubblici importanti, persino arrivando a rappresentare le Istituzioni
in Parlamento. Poiché il nuovo brigatismo, macchiatosi di delitti come l’omicidio
Biagi e D’Antona, è ancora attivo e quello degli “anni di piombo” non ha mai
realmente pagato il suo conto con la giustizia, è immaginabile uno stretto
legame tra essi, dunque una precisa strategia politica? Non credo, ritengo sia solo il prezzo del “patto del
silenzio” che il potere deve pagare, “potere” inteso in tutte le sue
articolazioni: lo Stato, la politica, l’intellighenzia. Non è
pensabile una nuova fase del brigatismo in Italia? Mio Dio, spero proprio di no! Non credo oggi ci siano le
condizioni di un ritorno come negli anni di piombo. Però, se si rimuove la
memoria, la radice resta e una radici che è ancora attiva, prima o poi può
sempre dare dei frutti. Lei non
giudica allarmante vedere un Sergio D’Elia (deputato, segretario alla
Presidenza della Camera dei Deputati - ex di Prima linea), un Roberto Del Bello
(segretario di un sottosegretario all’Interno - ex brigatista), un Luigi Manconi
(sottosegretario alla giustizia – capo del servizio d’ordine di Lotta Continua)
occupare importanti incarichi del potere statale? Lo giudico scandaloso. È inaccettabile che ex terroristi
che hanno commesso reati di sangue e che non hanno pagato per intero il loro
prezzo con la giustizia, facciano parte della classe dirigente di questo Paese.
Diverso è invece il caso di chi ha pagato per intero il suo prezzo, si è
ravveduto e tenta di reinserirsi: credo che in questo caso uno Stato giusto e
forte abbia il dovere di essere clemente. Ci sono
tanti modi per recuperare la propria vita, non necessariamente rappresentando
le istituzioni. Certo. Se una persona, dopo aver fatto il guerrigliero,
ammazzando la gente, decide di reintegrarsi andando a rappresentare proprio
quelle istituzioni che ha combattuto, è evidente che c’è qualcosa che non
funziona. Cosa provano
i parenti delle vittime o le vittime stesse sopravvissute a tanta violenza, nel
vedere i propri carnefici occupare le poltrone del potere? Rabbia … anzi .. posso dirlo? … incazzatura! Questo provano.
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