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Ex terroristi, gli eroi di cartapesta dello Stato italiano
  
di Valeria BRUNO

“C’è una sorta di complicità fra noi e i poteri, che impedisce ai poteri e a noi di dire cosa è veramente accaduto in quegli an

“Ogni giorno gli ex terroristi vengono intervistati, gli si è costruita intorno un’icona mediatica, sono stati creati degli eroi di cartapesta, sono diventate star da portare in televisione, intellettuali che scrivono libri e pontificano su ogni cosa, perfino con la pretesa di dire a noi che cosa dovremmo pensare di quello che loro hanno fatto. Ma chi ricorda che sono ancora sporchi del sangue della gente che hanno ammazzato? Chi ricorda i morti?” : a parlare è Giovanni, figlio di Rosario Berardi il maresciallo dell’ufficio politico della Questura di Torino ucciso dalle Br il 10 marzo 1978 .. “Loro hanno creduto di sparare a un simbolo, a una divisa. Ma per me, quella divisa aveva cuore e carne e anima: dentro, c’era mio padre. E non potrò perdonarli per questo”.

Il libro “Il silenzio degli innocenti”, scritto dal giornalista Giovanni Fasanella, insieme ad Antonella Grippo  (Bur Editore) raccoglie la testimonianza di alcune delle vittime del terrorismo, la cui vita è stata devastata da quei nefasti eventi. Raccoglie la voce di chi sino ad oggi non ha avuto voce, soffocata dall’indifferenza e, ancor peggio, dall’astio e dal fastidio di chi non voleva che loro parlassero.  “A noi vittime è negato ogni spazio. Noi non abbiamo voce, né in televisione, né sui giornali. – dice ancora Giovanni Berardi – Ci hanno precluso la possibilità di parlare, di esprimere il nostro punto di vista”.

“Il mio impegno di testimone di una delle stagioni più drammatiche della storia italiana dava fastidio a molti – afferma Maurizio Puddu, negli anni settanta esponente della Dc torinese gambizzato dalle Br nel ‘77. Puddu, nel 1985, ha fondato l’Associazione italiana delle Vittime del Terrorismo di cui è presidente - “Quel fastidio l’ho visto crescere e manifestarsi in modo sempre più esplicito man mano che l’Associazione metteva radici”. Dice ancora Puddu: “Dopo tutto quello che è successo, con le stragi, i morti ammazzati e i feriti, i politici hanno pensato che si potesse mettere tutto a tacere e sanare quelle ferite con una semplice stretta di mano. (…) Ma davvero si può pensare che chi è costretto a vivere con una pallottola nella gamba o ha perso un congiunto, possa accettare l’idea che non sia successo proprio nulla? Perché è proprio questa l’idea che Stato, politica, organi di informazione vorrebbero imporre!” … “Qualcuno ha parlato di un “patto del silenzio” fra lo Stato e gli ex terroristi. I terroristi che sanno, o che hanno dei sospetti, non parlano perché vivono continuamente nel terrore che qualcuno, qualcuno a cui le loro verità potrebbero far male, li elimini. E lo Stato non ha cercato, non cerca fino in fondo la verità, e in molti casi l’ha addirittura occultata, per coprire le mele marce che ha avuto al proprio interno. O in nome di un interesse superiore, di natura economica e geopolitica, la ragione di Stato insomma”.

Liberarsi del passato, questo vorrebbero i parenti delle vittime, poter voltare pagina, poter riprendere la propria vita tra le mani e non sentire più quel dolore e quella paura che da anni condiziona la loro esistenza. Hanno diritto alla Verità e alla giustizia.

“Ricostruire la verità non interessa a nessuno – dice Silvana Perrone, vedova di Claudio Graziosi, agente di Pubblica sicurezza ucciso a Roma dai Nuclei armati proletari il 22 marzo 1977 – Né ai politici, né allo Stato, né ai mezzi di informazione. Si è stabilito tra loro un intreccio omertoso che pesa come una cappa di piombo sulla democrazia di questo Paese. Il fatto è che settori di alcuni apparati dello Stato, alcuni personaggi che ricoprivano e ricoprono ruoli politici fondamentali hanno colpevolmente lasciato agire i terroristi. Durante i primi processi, che si celebrarono nell’ottobre 1982, i terroristi si comportarono da arroganti, erano irridenti. Erano già sicuri di aver vinto. E infatti, dopo qualche anno erano già tutti fuori. Il potere politico doveva restituire loro il favore del silenzio. Per questo, appena possibile, con sconti di pena e permessi premio, li ha tirati fuori dalla galera. Silenzio in cambio di libertà, questo era il patto”.

“Questa è l’Italia di oggi – ha affermato il giornalista Giovanni Fasanella venuto a Lecce per presentare il suo libro – Stato e terroristi hanno stretto un patto di mutua assistenza. Non è un caso che siano tutti fuori. Tutti coinvolti: la Destra e la Sinistra per coprire degenerazioni interne alle rispettive parti, il Centro per coprire un uso strumentale che è stato fatto dall’una e dall’altra parte e che è servito per stabilizzare il nostro Paese. Non c’è stata giustizia”.

 

Pochi giorni fa la Procura di Milano ha colpito una rete di “nuove Br” che si sentivano “in guerra contro lo Stato, pronti a colpire”. Con gli arresti effettuati, gli inquirenti sono riusciti a sventate numerosi attentati. Notizie inquietanti che riportano l’Italia indietro di trent’anni.

 

Il nostro incontro con Giovanni Fasanella a Lecce è avvenuto prima che questi nuovi fatti emergessero.  

Fasanella, numerosi esponenti del vecchio terrorismo, per lo più liberi ed impuniti, rivestono incarichi pubblici importanti, persino arrivando a rappresentare le Istituzioni in Parlamento. Poiché il nuovo brigatismo, macchiatosi di delitti come l’omicidio Biagi e D’Antona, è ancora attivo e quello degli “anni di piombo” non ha mai realmente pagato il suo conto con la giustizia, è immaginabile uno stretto legame tra essi, dunque una precisa strategia politica?

Non credo, ritengo sia solo il prezzo del “patto del silenzio” che il potere deve pagare, “potere” inteso in tutte le sue articolazioni: lo Stato, la politica, l’intellighenzia.

Non è pensabile una nuova fase del brigatismo in Italia?

Mio Dio, spero proprio di no! Non credo oggi ci siano le condizioni di un ritorno come negli anni di piombo. Però, se si rimuove la memoria, la radice resta e una radici che è ancora attiva, prima o poi può sempre dare dei frutti.

Lei non giudica allarmante vedere un Sergio D’Elia (deputato, segretario alla Presidenza della Camera dei Deputati - ex di Prima linea), un Roberto Del Bello (segretario di un sottosegretario all’Interno - ex brigatista), un Luigi Manconi (sottosegretario alla giustizia – capo del servizio d’ordine di Lotta Continua) occupare importanti incarichi del potere statale?

Lo giudico scandaloso. È inaccettabile che ex terroristi che hanno commesso reati di sangue e che non hanno pagato per intero il loro prezzo con la giustizia, facciano parte della classe dirigente di questo Paese. Diverso è invece il caso di chi ha pagato per intero il suo prezzo, si è ravveduto e tenta di reinserirsi: credo che in questo caso uno Stato giusto e forte abbia il dovere di essere clemente.

Ci sono tanti modi per recuperare la propria vita, non necessariamente rappresentando le istituzioni.

Certo. Se una persona, dopo aver fatto il guerrigliero, ammazzando la gente, decide di reintegrarsi andando a rappresentare proprio quelle istituzioni che ha combattuto, è evidente che c’è qualcosa che non funziona.

Cosa provano i parenti delle vittime o le vittime stesse sopravvissute a tanta violenza, nel vedere i propri carnefici occupare le poltrone del potere?

Rabbia … anzi .. posso dirlo? … incazzatura! Questo provano.

 

 

 

 


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