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Misteriosi amuleti nel Salento arcaico |
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Il sud d’Italia racchiude ancora
in sé i sapori di una volta, fatti di antiche tradizioni e costumanze che non
si sono fatte travolgere dalla modernità e che ancora vivono nella memoria dei
più anziani. E anche il Salento è detentore di arcaiche consuetudini, alcune
delle quali si sono perse per strada. Quando si parla di Salento non
si può non ricordare le usanze a carattere magico-religioso presenti fino alla
prima metà del secolo scorso. Centro di tali usi era
certamente Soleto, cittadina dell’entroterra salentino nota per la sua
propensione alla stregoneria attuata da misteriosi personaggi che, praticando
magie e sortilegi di ogni tipo, aiutavano la gente a liberarsi da influenze
negative, preparavano filtri d’amore alle ragazze ancora nubili e mandavano
maledizioni su commissione. I soletani, da allora, vengono chiamati “macari” (stregoni). Nelle umide viuzze
del centro storico, a due passi dalla guglia orsiniana, anch’essa ricca di
misteriosi simboli e di diavoli alati, alcune megere preparavano degli amuleti
che potessero allontanare le negatività. A chiunque li portasse con sé e
credesse nei loro poteri, tali talismani donavano la buona sorte. Non solo a Soleto vi erano tali consuetudini.
Anche Lecce vantava la presenza di tradizioni di questo tipo. Nei pressi del
castello, all’inizio dell’attuale via Templari, nei tempi remoti, vi era un
imponente e misterioso sasso detto “pietra
rotonda”. Quella pietra ora non c’è più ma ancora rimangono gli
interrogativi su cosa rappresentasse, su chi l’avesse posta in quel luogo e da
dove venisse. Scipione Ammirato, nobile leccese, scrisse che nel XVI secolo,
proprio presso la “pietra rotonda”, si
incontravano i soldati “a ragionare di
armi e ad infiammarsi col racconto delle proprie e delle altrui imprese”.
Tali gendarmi, infatti, furono chiamati i “soldati
della pietra rotonda”. Si vociferava
che i militari traessero dall’arcano sasso la forza necessaria per affrontare
mille battaglie. La tradizione del Salento antico
testimonia la presenza dei più disparati amuleti portafortuna. La “pietra prena” si appendeva al collo
delle puerpere per scongiurare eventuali aborti. La “pietra del latte” si
metteva sempre a mò di collana affinché le neo-mamme avessero il latte
necessario per allattare i loro bambini. Ad un malato, sottoposto senza
efficacia ad ogni genere di cura, si mettevano sul petto dei piccoli ciottoli
raccolti vicino la casa di una prostituta. I talismani contro il malocchio
erano poi molto usati da tutti. Nei pressi della stazione di Lecce fu ritrovato
un antico amuleto in pergamena con disegni rappresentanti palme di mano e
quadrati magici. Presentava anche delle iscrizioni ebraiche, invocazioni che
dicevano più o meno questo: “io vi
scongiuro, ogni specie di malocchio che si trova nel mondo…vi comando e
scongiuro per quest’Occhio sublime santo, Occhio penetrante, Occhio bianco,
Occhio di perfetta misericordia, Occhio perspicacissimo…io vi comando e
scongiuro voi, tutte specie di malocchio di ritirarvi e allontanarvi e di
fuggire e di andarvene da…e che non vi sia nessun potere su…né di giorno né di
notte…sia dunque guardata, custodita, preservata da tutte le malattie e
cattiverie che potrebbero infierire sul mondo e da tutti gli spiriti maligni, e
da ogni paura, spavento, terrore, sogno cattivo e da ogni male che esiste al
mondo”. Un altro talismano contro la iettatura
era la “lingua di tuono”, in
vernacolo “lingua de trenu”, costituito da un dente
fossile di squalo incastonato in un puntale di metallo. Si usava appenderlo
alla catena dell’orologio. In Terra d’Otranto
circolavano poi gli amuleti “lattaiuoli”, che erano costituiti da
coralli bianchi e pietre del latte. Cornetti
o coralli bianchi o rossi venivano legati al polso del bambino perché, secondo
la leggenda, lo proteggevano dagli spiriti malefici. Una collanina di coralli
attorno al collo della madre avrebbe impedito alle megere, durante le ore
notturne, di soffocare i bambini attaccati al seno materno. Questi e altri
ancora erano i talismani del Salento arcaico. I più disparati amuleti avevano
il compito di allontanare maledizioni, malocchi e sfortune di ogni genere. I
salentini erano molto legati al loro credo e ai loro costumi, anche se spesse
volte in bilico tra il sottile confine fra l’assurdità e la realtà.
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