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Misteriosi amuleti nel Salento arcaico

  
di Valentina VANTAGGIATO

MISTERIOSI AMULETI NEL SALENTO ARCAICO

Il sud d’Italia racchiude ancora in sé i sapori di una volta, fatti di antiche tradizioni e costumanze che non si sono fatte travolgere dalla modernità e che ancora vivono nella memoria dei più anziani. E anche il Salento è detentore di arcaiche consuetudini, alcune delle quali si sono perse per strada.

Quando si parla di Salento non si può non ricordare le usanze a carattere magico-religioso presenti fino alla prima metà del secolo scorso.

Centro di tali usi era certamente Soleto, cittadina dell’entroterra salentino nota per la sua propensione alla stregoneria attuata da misteriosi personaggi che, praticando magie e sortilegi di ogni tipo, aiutavano la gente a liberarsi da influenze negative, preparavano filtri d’amore alle ragazze ancora nubili e mandavano maledizioni su commissione. I soletani, da allora, vengono chiamati “macari” (stregoni). Nelle umide viuzze del centro storico, a due passi dalla guglia orsiniana, anch’essa ricca di misteriosi simboli e di diavoli alati, alcune megere preparavano degli amuleti che potessero allontanare le negatività. A chiunque li portasse con sé e credesse nei loro poteri, tali talismani donavano la buona sorte.

Non solo a Soleto vi erano tali consuetudini. Anche Lecce vantava la presenza di tradizioni di questo tipo. Nei pressi del castello, all’inizio dell’attuale via Templari, nei tempi remoti, vi era un imponente e misterioso sasso detto “pietra rotonda”. Quella pietra ora non c’è più ma ancora rimangono gli interrogativi su cosa rappresentasse, su chi l’avesse posta in quel luogo e da dove venisse. Scipione Ammirato, nobile leccese, scrisse che nel XVI secolo, proprio presso la “pietra rotonda”, si incontravano i soldati “a ragionare di armi e ad infiammarsi col racconto delle proprie e delle altrui imprese”. Tali gendarmi, infatti, furono chiamati i “soldati della pietra rotonda”. Si vociferava che i militari traessero dall’arcano sasso la forza necessaria per affrontare mille battaglie.

La tradizione del Salento antico testimonia la presenza dei più disparati amuleti portafortuna. La “pietra prena” si appendeva al collo delle puerpere per scongiurare eventuali aborti. La “pietra del latte” si metteva sempre a mò di collana affinché le neo-mamme avessero il latte necessario per allattare i loro bambini. Ad un malato, sottoposto senza efficacia ad ogni genere di cura, si mettevano sul petto dei piccoli ciottoli raccolti vicino la casa di una prostituta.

I talismani contro il malocchio erano poi molto usati da tutti. Nei pressi della stazione di Lecce fu ritrovato un antico amuleto in pergamena con disegni rappresentanti palme di mano e quadrati magici. Presentava anche delle iscrizioni ebraiche, invocazioni che dicevano più o meno questo: “io vi scongiuro, ogni specie di malocchio che si trova nel mondo…vi comando e scongiuro per quest’Occhio sublime santo, Occhio penetrante, Occhio bianco, Occhio di perfetta misericordia, Occhio perspicacissimo…io vi comando e scongiuro voi, tutte specie di malocchio di ritirarvi e allontanarvi e di fuggire e di andarvene da…e che non vi sia nessun potere su…né di giorno né di notte…sia dunque guardata, custodita, preservata da tutte le malattie e cattiverie che potrebbero infierire sul mondo e da tutti gli spiriti maligni, e da ogni paura, spavento, terrore, sogno cattivo e da ogni male che esiste al mondo”.

Un altro talismano contro la iettatura era la “lingua di tuono”, in vernacolo “lingua de trenu”, costituito da un dente fossile di squalo incastonato in un puntale di metallo. Si usava appenderlo alla catena dell’orologio.

In Terra d’Otranto circolavano poi  gli amuleti “lattaiuoli”, che erano costituiti da coralli bianchi e  pietre del latte. Cornetti o coralli bianchi o rossi venivano legati al polso del bambino perché, secondo la leggenda, lo proteggevano dagli spiriti malefici. Una collanina di coralli attorno al collo della madre avrebbe impedito alle megere, durante le ore notturne, di soffocare i bambini attaccati al seno materno.

Questi e altri ancora erano i talismani del Salento arcaico. I più disparati amuleti avevano il compito di allontanare maledizioni, malocchi e sfortune di ogni genere. I salentini erano molto legati al loro credo e ai loro costumi, anche se spesse volte in bilico tra il sottile confine fra l’assurdità e la realtà.

 

 


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