|
|
|
|
RIGASSIFICATORE/ Problema sito: ci sono alternative? |
|
|
Proseguendo nella nostra analisi sui motivi addotti per
dire no al rigassificatore, dopo aver valutato che la realizzazione è una
scelta opportuna e strategica per la sicurezza degli approvvigionamenti di
metano, vista l’incertezza delle forniture attuali, vogliamo esaminare la
questione sito. A questo proposito, giova richiamare la lettera alla Gazzetta
del Mezzogiorno del 17/01/2006 scritta da un professionista del mare di
Brindisi, e non perché il Comandante Giuseppe Patti sia o meno brindisino, ma
perché ha lavorato per numerosi anni prima come comandante di petroliere e
gasiere, poi come Capo Pilota del porto a Brindisi: chi può smentire le sue
parole sul tema sicurezza della navigazione e del porto? Forse il Sindaco?
Forse il Presidente della Provincia? O forse qualcuno degli illuminati
presidenti delle varie “associazioni” che si oppongono al progetto? Certamente
nessuno di costoro. Ed è proprio cogliendo le puntualizzazioni del Comandante
Patti sulla sicurezza del molo in progetto per le gasiere, sulle operazioni di
ingresso ed uscita dal porto, sui ridottissimi tempi di manovra, proprio in
considerazione della posizione estremamente esterna, nell’ambito portuale,
dell’area considerata, che diventa chiaro che ogni argomentazione portata sino
ad oggi a sfavore del progetto relativamente al presunto blocco del porto,
dell’attesa al largo delle navi passeggeri per la presenza delle gasiere (che
tra l’altro già da tempo entrano ben più all’interno del porto portando il GPL,
di gran lunga più pericoloso del metano liquefatto, senza che nessuno protesti
o lanci anatemi), della presunta pericolosità delle gasiere e di quante altre
corbellerie si siano sino ad oggi riempiti la bocca gli oppositori più facinorosi,
è pura fantasia, frutto di ignoranza in materia, presunzione e, quindi, per
dirlo con un solo termine è DISINFORMAZIONE.
Basta considerare che in altri porti, dove esistono
rigassificatori, le gasiere si muovono nella massima tranquillità e sicurezza a
fianco di qualsiasi tipo di nave, dalle navi da crociera alle porta containers,
dalle petroliere a quelle che trasportano prodotti chimici, dai traghetti ai
mercantili con carichi vari, ad esempio a Barcellona, con spazi simili o a
volte anche inferiori a quelli di Brindisi. Merita attenzione anche la
puntualizzazione relativamente alla ipotesi di attracco alternativo fuori dal
porto, in quanto assolutamente da scartare per le giustissime motivazioni
esplicitate dal Comandante Patti riferite ai tempi di realizzazione ed ai costi
enormemente superiori, nonché per l’esposizione ai frequenti fortunali ed alla
forza di marosi e correnti: ed è proprio questo un altro motivo per cui
giudicare non solo inopportuno e non conveniente l’approdo esterno, ma anche estremamente
dannoso per l’ambiente. Infatti realizzare un approdo esterno significa
costruire un pontile di notevole lunghezza per arrivare in acque di adeguata
profondità, ma significherebbe anche dover realizzare una serie di dighe, per
mantenere ridossato l’approdo, in posizione ancora più esterna, e si può dover
arrivare a parlare di distanze di kilometri dalla costa, con deviazione delle
correnti e dei marosi con effetti devastanti sulle coste sino a distanze, dalle
ipotetiche opere, di difficile valutazione preventiva, ma certamente anche di
notevole entità. Parlare di sito alternativo è, pertanto, pura perdita di
tempo perché non esiste una soluzione razionale, logica, conveniente,
ambientalmente compatibile, in altre parole non esiste una soluzione intelligente
alternativa al sito individuato e menare il can per l’aia con la velleitaria
proposta di ricerca di sito alternativo ha solo l’effetto di perdere tempo
nella realizzazione di un progetto del quale Brindisi e il Grande Salento,
hanno un bisogno enorme per tutti gli effetti positivi derivanti da esso, che
ci riserviamo di analizzare più approfonditamente, in una prospettiva di
sviluppo industriale e lavorativo, ma anche nel consolidare una disponibilità
di gas che oggi appare sempre più precaria con il rischio di trovarci a dover
affrontare una emergenza forniture con, dopo la massiccia campagna a favore del
gas che ha creato quasi completa dipendenza da esso, il grave rischio di
razionamento della fornitura a industrie (con calo della produzione o maggiori
costi per altre fonti energetiche) e utenze domestiche (riduzione ore di
riscaldamento con grave disagio soprattutto per bambini, anziani e malati). In buona sostanza il sito di Capobianco è ottimale per la
sicurezza dell’impianto, delle navi e delle operazioni di scarico del gas, è
ininfluente sul movimento delle altre navi nel porto (che, peraltro, ha tutto
l’interesse a sviluppare il movimento di navi per una crescita reale
dell’economia), dal punto di vista impatto ambientale, non essendo un impianto
di produzione di energia ma semplicemente di stoccaggio e distribuzione del
gas, l’effetto è realmente trascurabile sul piano di produzione di inquinamento
(di qualsiasi tipo possa essere ipotizzato) e come struttura va ad inserirsi in
un’area già riservata dal P.R.G. vigente al settore industriale/energetico e,
infine, non si può immaginare, in quel sito, nessun altro impianto industriale
che abbia minori effetti sull’ambiente.
|
|
|
|
|