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Dossier Europa/ La pace per tutti
  
di Javier SOLANA*

LA PACE PER TUTTI

Sono convinto che l’Unione europea stia attraversando un momento decisivo per il suo sviluppo politico e per le sue crescenti ambizioni e responsabilità internazionali.

È evidente che un’Unione europea sicura di sé e capace può contribuire effettivamente a promuovere la sicurezza nelle regioni immediatamente confinanti e a costruire un mondo migliore. I nostri cittadini e i nostri partner internazionali auspicano e attendono un rafforzamento della presenza dell’Europa sulla scena internazionale. Cogliendo le opportunità che si presentano, possiamo dare ascolto a questa richiesta e attuare una politica estera proattiva, coerente ed efficace, a beneficio dei cittadini europei e del resto del mondo.

Per valutare se siamo in grado di affrontare la sfida che ci attende nel prossimo futuro, è utile riflettere sul nostro passato. Negli ultimi vent’anni l’Unione europea ha compiuto una straordinaria azione di diffusione della pace, del benessere e della democrazia in tutto il continente. Da un ristretto club di sei nazioni è cresciuta fino a diventare un’Unione di 25 paesi, estesa a tutto il continente, con competenze e responsabilità in molti nuovi settori, compresa la politica estera e di difesa.  Un continente che per decenni è stato diviso dalle ideologie e lacerato dai conflitti è ora libero e unito nella pace. Gli europei possono essere giustamente soddisfatti per questo enorme successo, che costituisce una chiara affermazione del diverso approccio adottato dall’Europa negli affari internazionali.

La principale sfida per i prossimi vent’anni consisterà nell’estendere questa zona di pace, promuovendo la sicurezza oltre i nostri confini e costruendo un ordine internazionale basato sulle regole. Si tratta di una sfida enorme, la cui realizzazione richiederà grandi sforzi.

Ma gran parte del lavoro è già in atto, con buoni risultati: procedendo per tentativi ed errori, e sostenuti da interessi convergenti, abbiamo reso sempre più efficace la nostra azione. Che si tratti dell’Ucraina, di Israele e della Palestina, dell’Afghanistan o dell’Iran, la conclusione è sempre la stessa: stiamo proponendo un messaggio unitario, e stiamo quindi offrendo un significativo contributo alla sicurezza globale.

Nei Balcani, all’inizio degli anni Novanta, eravamo divisi e perciò incapaci di fermare lo spargimento di sangue. Ma oggi tutti sono concordi sulla strategia da seguire, e abbiamo compiuto enormi progressi nella stabilizzazione e nella ricostruzione di queste società lacerate dalla guerra. Nei confronti della regione balcanica abbiamo assunto un impegno a lungo termine: grazie all’assistenza tecnica e finanziaria, stiamo sostenendo il doloroso ma necessario processo di riforma politica ed economica; offrendo una chiara prospettiva europea, abbiamo creato un forte incentivo a proseguire sul cammino delle riforme. All’orizzonte si profilano altre difficili sfide, ma il traguardo finale è chiaro: l’adesione di tutti i paesi dell’area all’unione europea.

Stiamo inoltre lavorando incessantemente, attraverso il processo di Barcellona, alla costruzione di un’area di sicurezza cooperativa con i nostri partner del Mediterraneo, basata su mercati aperti e società aperte. Negli ultimi dieci anni tale processo ha ottenuto grandi risultati, anche perché i nostri sforzi sono sostenuti da un forte impegno finanziario (circa 1 miliardo di euro l’anno in sovvenzioni e 2 miliardi di euro in prestiti agevolati). Il decimo anniversario del processo di Barcellona, che ricorre nel novembre di quest’anno, rappresenta un’ottima occasione per riflettere sul modo in cui rendere la nostra cooperazione ancora più mirata e orientata all’azione.

In Europa abbiamo imparato nel modo più difficile che per garantire in maniera duratura la pace e la sicurezza sono indispensabili la cooperazione e l’integrazione regionale. Gestire le crisi e costruire la sicurezza non sono la stessa cosa: per questo i nostri sforzi sono diretti in misura sempre maggiore a sostenere la cooperazione regionale. L’Unione africana, il Mercosur in America latina, l’Asean in Asia sono tutti esempi di organizzazioni regionali in forte espansione che traggono esplicita ispirazione dall’Unione europea. Stiamo intensificando le nostre relazioni con questi attori regionali e, ove possibile e opportuno, stiamo offrendo il nostro sostegno per favorire il loro ulteriore sviluppo. Nei prossimi anni, il dialogo interregionale ridefinirà costantemente le caratteristiche della politica internazionale e favorirà la creazione di nuovi meccanismi per la gestione dell’interdipendenza globale e per la soluzione di problemi che trascendono i confini nazionali.

Sono ormai finiti i giorni in cui la politica estera dell’Unione europea era accusata di essere fatta di molte parole e non di azioni. In questo momento, oltre 7.000 soldati europei assicurano il mantenimento della pace in Bosnia-Erzegovina sotto la bandiera dell’Unione. Missioni operative sono in corso anche nel Caucaso meridionale, in Africa e in altre parti del mondo.

Stiamo compiendo notevoli progressi in un settore – quello delle capacità militari – nel quale la nostra tradizionale inadeguatezza ci ha finora impedito di essere efficaci come avremmo dovuto. Nell’ambito della Forza di reazione rapida dell’Unione europea è stato costituito il primo di 13 battaglioni previsti. Abbiamo istituito l’Agenzia europea per la difesa, per ottimizzare i costi degli approvvigionamenti e accrescere le capacità militari a disposizione dei governi europei. Abbiamo inoltre portato la cooperazione civile-militare a un nuovo livello operativo, con la creazione di una cellula civile-militare. Tali misure dovrebbero consentire all’Unione di sviluppare le sue capacità di gestione delle crisi, in modo tale permetterle di far fronte efficacemente alle complesse e articolate minacce per la sicurezza che si presenteranno nel XXI secolo.

Così, passo dopo passo, sta prendendo forma una politica estera europea più capace e coerente. Ma si tratta di un a processo in fieri: l’Unione non ha ancora realizzato appieno il suo potenziale. In alcuni casi paga ancora il prezzo della vecchia inadeguatezza politica, in altri sconta le conseguenze del modo in cui si organizza e prende o applica le sue decisioni. Sappiamo tutti che l’Europa potrebbe esercitare una maggiore influenza se fosse in grado di assicurare maggiore coesione, più coerenza e continuità e un’azione più efficace. Anche soltanto per questa ragione, è altamente auspicabile che tutti gli Stati membri ratifichino la Costituzione europea.

Essa rappresenta un nuovo passo decisivo nello sviluppo dell’Unione europea: essa potrebbe avere, per il ruolo dell’Europa nel mondo, la stessa importanza che il Trattato di Maastricht ebbe per l’euro. Forse l’innovazione più importante nel campo della politica estera è la creazione della figura del Ministro degli Esteri dell’Unione, incarico che riunirà in una sola persona le diverse componenti – politiche ed economiche – delle relazione esterne dell’UE, consentendoci di operare in modo più coeso. È una sfida enorme che, quale futuro Ministro degli Esteri, spetterà a me raccogliere. Per assicurare maggiore coerenza, il futuro Ministro degli Esteri rappresenterà l’Unione Europea nel mondo e presiederà le riunioni ordinarie dei Ministri degli Esteri dell’Unione. I nostri partner avranno un unico interlocutore principale, novità attesa da lungo tempo.

Infine, la Costituzione prevede l’istituzione di un servizio europeo  per l’azione esterna, nel quale confluirà il personale proveniente dalle diverse istituzioni che oggi definiscono e attuano le politiche internazionali dell’Unione europea. Per la prima volta l’Unione potrà contare su un’équipe riunita in un’unica grande struttura, che risponderà ad una sola persona responsabile dell’insieme delle relazioni esterne dell’UE.

Il nostro mondo cambia rapidamente: presenta nuovi pericoli ma anche molte opportunità. L’Unione europea può offrire un importante contributo sotto almeno due profili. Da un lato attraverso ciò che essa rappresenta: un esempio riuscito di costruzione della pace mediante l’integrazione; dall’altro attraverso la sua azione, diretta a promuovere la sicurezza globale mediante la cooperazione. Abbiamo molto di cui essere orgogliosi, ma ancora molto di più è il lavoro che rimane da fare.

 

*Alto Rappresentante per la politica estera e di sicurezza comune dell’Unione europea

 

 

 


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