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Medicina delle Catastrofi e Bioterrorismo
Conoscere per curare e prevenire   
di Cesare PETTINATI

MEDICINA DELLE CATASTROFI E BIOTERRORISMO

Casarano- Prevenzione, pianificazione e formazione. Sono questi gli strumenti più efficaci per contrastare eventuali catastrofi che dovessero verificarsi sul nostro territorio. È quanto è emerso dal congresso organizzato dal comitato locale della Croce Rossa Italiana di Casarano, in collaborazione con la Ausl Lecce 2, dal titolo Medicina delle catastrofi e bioterrorismo – Conoscere per curare e prevenire, svoltosi il 5 febbraio presso la sala convegni della  Fondazione Filograna.

L’evento, rivolto al personale sanitario, ai volontari e a tutta la cittadinanza,  ha visto gli interventi di diversi medici esperti del settore. “La medicina delle grandi emergenze – ha raccontato Rocco Giuliani, ordinario di anestesia e rianimazione all’Università di Bari - si configura come un insieme di attività assistenziali e organizzative che, per minimizzare la perdita di salute di una collettività, si rendono opportune quando saltano gli standard organizzativi. Quando si verificano grandi emergenze, sia naturali, che tecnologiche o sociologiche , l’unico percorso possibile è quello della consapevolezza e della ricerca. Non si può improvvisare”.

“Un atto terroristico – ha chiarito nel suo intervento l’esperto in medicina delle catastrofi Massimo Di Muzio – può essere una qualsiasi azione improvvisa e non prevedibile di difficile intervento riparativo che destabilizza psicologicamente diffondendo disordine sociale ed economico. Un attacco terroristico suicida ha un indice di successo pari al 96 per cento, contro il 75 di un attacco ordinario. La vecchia logica di intervento e valutazione non basta più. Bisogna mettere in atto misure preventive, di sorveglianza e di soccorso. Lo sforzo congiunto di istituzioni, Croce Rossa e Protezione civile ha portato all'elaborazione di complessi piani di emergenza”.

“L’obiettivo della Cri – ha spiegato Mario Braga, direttore sanitario della Croce Rossa Italiana - è la prevenzione, la riduzione dell’impatto e il contributo alla ricostruzione. Bisogna migliorare la capacità di monitorare e analizzare, a livello locale e nazionale, le emergenze potenziali e aumentare l’informazione”. Nella nostra regione sono già gli strumenti e il personale per fronteggiare simili situazioni.  “Sono stati inviati dei rappresentanti per ciascuna delle 5 centrali operative alla scuola di Rieti per essere formati e formare a loro volta il personale del 118 – ha detto - il responsabile della centrale operativa del 118 regione Puglia Marco De Giosa. Sono state istituite in Puglia 8 squadre, delle quali 2 si trovano a Lecce e Gallipoli”. “L’intervento nelle emergenze – ha raccontato Maurizio Scardia, responsabile della centrale operativa di Lecce - è più semplice se il soccorso può contare su processi prederminati, anche se ci sono sempre dei margini di modifiche in corso. A breve sarà, infatti, attuato il nuovo protocollo della Ausl Lecce 1 sulle maxiemergenze”. Ultimo anello della catena del soccorso è il ricovero ospedaliero. Anche qui il ruolo della prevenzione è fondamentale. “La grande emergenza – ha concluso Vincenzo Natale, direttore di medicina d’urgenza e pronto soccorso di Vibo Valentia - interrompe le attività dell’ospedale, che deve essere pronto ad applicare il piano di emergenza e capace di accettare il maggior numero di feriti, erogando le idonee prestazioni”.

“Questi seminari servono ad avvicinare e sensibilizzare la gente su questi problemi –ha detto il commissario regionale della Cri, Angela Capriati. Non bisogna avere paura ma conoscere e prepararsi.  La Cri nel Salento è molto forte. È in atto un progetto di sviluppo nella provincia di Lecce. Il ruolo da noi svolto non è solo nel pronto intervento ma anche nel sociale e nella formazione”. La Cri è pronta a questo tipo di interventi? “Si, stiamo cercando di dare il massimo impulso alla formazione. L’anno scorso abbiamo fatto un corso sui rischi nucleari e batteriologici, che ha visto la creazione di un gruppo di esperti. Quello di oggi è un altro passo verso la conoscenza. A marzo partiranno i corsi su scala regionale per formare istruttori anche in queste materie”. “Tenendo conto che l'80 per cento  della popolazione italiana ha paura che si verifichi un attacco terroristico – ha sottolineato Giacinto Pettinati,  commissario del comitato locale della Croce Rossa di Casarano - la semplice elaborazione dei piani di emergenza non è sufficiente. Senza il  coinvolgimento dei cittadini, le costanti esercitazioni e gli sforzi compiuti  da Vigili del Fuoco, Esercito, Croce Rossa e Protezione civile potrebbero risultare vani”.

 

 

 

 


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