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Il Cavaliere alla guida del suo "Popolo delle libertà" |
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Silvio Berlusconi ha annunciato,
in questi giorni, il nuovo nome del partito che sorgerà sulle ceneri di Forza
Italia: “Popolo delle libertà” è la denominazione scelta da quanti, iscritti al
partito o semplici simpatizzanti, hanno partecipato al referendum per decidere
il nome da attribuire al futuro soggetto politico. Sia l’opzione indicata dallo
stesso Berlusconi (la scelta tra Popolo o Partito delle libertà), sia la
volontà di coinvolgere direttamente i cittadini in una delle fasi iniziali, ma
al tempo stesso caratterizzanti, del rinnovato organismo politico, appaiono
come il tentativo di ricucire lo strappo tra corpo elettorale ed eletti
denunciato soprattutto da Beppe Grillo. Sebbene Berlusconi rappresenti
solo una parte, pur significativa, dell’elettorato italiano, osservando le
reazioni e i sentimenti di coloro che, in queste settimane, hanno preso parte
alle iniziative per la costituzione del Popolo delle libertà, si è potuto
notare come questi cittadini fossero animati da un sincero entusiasmo e da una
fiducia incondizionata nel loro leader, nonché da una volontà di contribuire
attivamente ad un’iniziativa che essi ritengono utile alla rinascita del Paese. Probabilmente questi sentimenti,
questo desiderio di rimboccarsi le maniche per un futuro migliore per sé, per
la propria famiglia e per il Paese, non sono recenti e connessi alla novità
politica posta in essere da Berlusconi, ma albergavano nel cuore di questa
parte della società italiana, in attesa che la politica se ne facesse
interprete e iniziasse a fare qualcosa che non fossero solo analisi pessimiste
della situazione sociale ed economica. Il Cavaliere, attraverso l’idea
del Popolo delle libertà, non ha fatto altro che guidare questa porzione della
società, niente affatto trascurabile, mettendo da parte ciò che stava
rischiando di allontanare i cittadini dalla politica e dai politici, come, per
fare solo alcuni esempi, l’aumento della pressione fiscale e la diminuzione del
potere d’acquisto delle famiglie. Potrebbe trattarsi del principio
di un’inversione di tendenza all’interno della nostra società, descritta in un
recente articolo del prestigioso quotidiano americano New York Times come una
società gravemente depressa, pessimista e sfiduciata. Al momento ogni giudizio preventivo su tale operazione, che alcuni analisti polemicamente hanno definito di “restyling politico”, mentre la satira ha definito di “lifting politico” (scherzando sulla presunta abitudine dell’ex premier di sottoporsi a tali trattamenti estetici per apparire più giovane), sembra essere del tutto prematuro, sebbene occorra riconoscere al Cavaliere il merito di stare guidando un’operazione assolutamente inedita, la cui efficacia, almeno in questa prima fase, si è manifestata in un’iniezione di ottimismo nei confronti di un elettorato rassegnato e inerte e in una dimostrazione, specie nei confronti degli alleati del centrodestra, della forza della propria leadership.
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