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La crociata contro il carbone |
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Sono partite le armate Brancaleone contro il carbone,
contro la centrale di Cerano e contro l’ENEL. Si vedono manipoli di tutti i
colori, dalle Istituzioni alle associazioni, dai cittadini ai contadini e chi
più ha fantasia più può arricchire la lista. A questi si sono aggiunti gli
integralisti di Greenpeace, con le azioni dentro la centrale e contro le navi
in ingresso in porto: agiscono liberamente, indisturbati, senza riguardo per
nessuna legge o diritto. Ma chi li protegge? E, ancor di più, ma chi li
finanzia per tutto quello che fanno, per i mezzi e per l’organizzazione? La
reazione, sommessa per non rischiare di essere criminalizzati, dei lavoratori
del settore è stata immediata, anche se solo con qualche striscione e qualche
parola ai microfoni delle TV, preoccupati del loro lavoro e del futuro delle
loro famiglie. E va bene, eliminiamo il carbone! E poi cosa facciamo? La
domanda di energia è sempre in aumento, tutti sentiamo caldo d’estate e
vogliamo climatizzatori e ventilatori, d’inverno i riscaldamenti non bastano e
accendiamo le stufette, siamo pieni di elettrodomestici, perché tutto ormai è
elettrico, dallo spremiagrumi alla macchinetta per la pasta, dal forno per il
pane in casa al passapomodori all’alzaserrande. Consumiamo sempre di più,
tutti! L’esempio più fulgido è il neo Nobel per la pace, Al Gore, che predica
contro l’inquinamento dell’ambiente (che è il motivo per cui non c’è la pace
nel mondo!!!) ma vive consumando, a casa sua, più energia elettrica di un grosso
condominio, lamentandosi che le centrali e le fabbriche producono CO2.
Ipocrisia pura. E l’energia bisogna produrla in
qualche modo. Cerano è forse la più grossa centrale italiana, ma, a quanto
sembra, non funziona a pieno regime, forse per scelta aziendale, forse costa di
meno importare energia dalla Francia prodotta con il nucleare, anche se noi non
vogliamo il nucleare in Italia. La compriamo, tanto l’energia è come la pecunia, non olet, e allora forza, via il carbone! Ma non si è mai sentita
una proposta seria di alternativa ad esso per la produzione di energia: è
assodato che né l’eolico né il fotovoltaico possono essere l’alternativa, il
gas inquina di meno ma non ne abbiamo, e poi sta finendo come il petrolio, per
cui bisogna trovare un’alternativa per il futuro. Nessuno di quel folto
manipolo di ambientalisti fanatici ha mai espresso una seria proposta per avere
quello che abbiamo, riducendo l’inquinamento. Le persone razionali sanno che
l’unica alternativa ad oggi è il nucleare, almeno per un futuro a medio
termine, fino a che le ricerche non troveranno altre fonti per il futuro più
lontano, ma oggi a cosa possiamo guardare? Non è certo che il carbone sia la
cosa migliore, ma non abbiamo alternativa se non la riconversione a gas, che
costa di più, ma inquina infinitamente di meno, e il solo addebito che si
potrebbe fare è la produzione di CO2, che è l’altro argomento di polemica per
l’ipotetico effetto serra. Siamo preda anche qui di interessi enormi, di ricercatori
che fanno del catastrofismo il loro lavoro lautamente retribuito, di lobbies
che cavalcano la tigre dell’effetto serra per portare avanti business
alternativi con costi infinitamente alti per la società e senza reali effetti
migliorativi per l’ambiente. Il protocollo di Kyoto, la
conferenza di Bali (bel posto per fare le vacanze, magari spesati da governi e
agenzie internazionali) e quant’altro, producono solo aria fritta, venduta al
mondo come la parola di verità, e noi tutti ad abboccare alle teorie
catastrofiche che sono puntualmente smentite da illustri esperti in materia la
cui voce ogni tanto si sente, ma non è amplificata dai media asserviti e dalle
lobbies che sostengono chi proclama imminente l’apocalisse. Ed è quello che
vediamo anche nel piccolo, dove gli ambientalisti contestano tutto, anche loro
stessi, ne è l’esempio l’eolico: prima tutti lo volevano, ora tutti dicono si,
ma non da noi perché deturpa il paesaggio. O come il gas, tutti lo vogliono
come energia pulita, ma nessuno vuole i rigassificatori, meglio i gasdotti, che
ci sottopongono alla sudditanza dei grandi produttori. Ora, però, il problema è il
carbone. Innegabile che lo sia, ma non sarà certo con Greepeace e gli
ambientalisti nostrani che si risolverà. È vero che i terreni intorno sono
pieni di polveri tossiche, ma non lo sono da oggi, anzi oggi la quantità è
molto inferiore rispetto a 3, 5 10 o più anni fa, e chi ci vive o ha coltivato
i terreni, non è da oggi che convive con le polveri. E i prodotti delle terre
sono sempre gli stessi, da anni, comunque coltivati e, sicuramente consumati da
molti di noi, ovviamente inconsapevolmente. Oggi però tutti ne parlano, tutti
gridano l’allarme, tutti profetizzano tragiche conseguenze: oggi, dopo anni di
convivenza con il problema e dopo che
sono state avviate numerose azioni per ridurre quanto più possibile l’impatto
ambientale dell’inquinamento. Ma non è un po’ strano? Sembra che, come al
solito, si voglia convogliare l’attenzione della gente su qualcosa per
distrarre da altri ben gravi problemi: la crisi della sanità, il lavoro che non
c’è e lo sviluppo frenato dalle pastoie della burocrazia e della politica, la
sicurezza del cittadini, sempre più precaria e trascurata, e, purtroppo, si
potrebbe continuare. Siamo alle solite, campagne mediatiche che riempiono
pagine, schermi e bocche per qualche tempo, e poi? Nulla. Perché sappiamo
benissimo che tutto questo can can non cambierà nulla. Non è questo il modo di
risolvere i problemi, servono decisioni importanti per il futuro del Paese e
non c’è nessuno in grado di prenderle. Poveri noi!
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