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La crociata contro il carbone
  
di Loris GASTALDO

LA CROCIATA CONTRO IL CARBONE

Sono partite le armate Brancaleone contro il carbone, contro la centrale di Cerano e contro l’ENEL. Si vedono manipoli di tutti i colori, dalle Istituzioni alle associazioni, dai cittadini ai contadini e chi più ha fantasia più può arricchire la lista. A questi si sono aggiunti gli integralisti di Greenpeace, con le azioni dentro la centrale e contro le navi in ingresso in porto: agiscono liberamente, indisturbati, senza riguardo per nessuna legge o diritto. Ma chi li protegge? E, ancor di più, ma chi li finanzia per tutto quello che fanno, per i mezzi e per l’organizzazione? La reazione, sommessa per non rischiare di essere criminalizzati, dei lavoratori del settore è stata immediata, anche se solo con qualche striscione e qualche parola ai microfoni delle TV, preoccupati del loro lavoro e del futuro delle loro famiglie. E va bene, eliminiamo il carbone! E poi cosa facciamo? La domanda di energia è sempre in aumento, tutti sentiamo caldo d’estate e vogliamo climatizzatori e ventilatori, d’inverno i riscaldamenti non bastano e accendiamo le stufette, siamo pieni di elettrodomestici, perché tutto ormai è elettrico, dallo spremiagrumi alla macchinetta per la pasta, dal forno per il pane in casa al passapomodori all’alzaserrande. Consumiamo sempre di più, tutti! L’esempio più fulgido è il neo Nobel per la pace, Al Gore, che predica contro l’inquinamento dell’ambiente (che è il motivo per cui non c’è la pace nel mondo!!!) ma vive consumando, a casa sua, più energia elettrica di un grosso condominio, lamentandosi che le centrali e le fabbriche producono CO2. Ipocrisia pura.

E l’energia bisogna produrla in qualche modo. Cerano è forse la più grossa centrale italiana, ma, a quanto sembra, non funziona a pieno regime, forse per scelta aziendale, forse costa di meno importare energia dalla Francia prodotta con il nucleare, anche se noi non vogliamo il nucleare in Italia. La compriamo, tanto l’energia è come la pecunia, non olet, e allora forza, via il carbone! Ma non si è mai sentita una proposta seria di alternativa ad esso per la produzione di energia: è assodato che né l’eolico né il fotovoltaico possono essere l’alternativa, il gas inquina di meno ma non ne abbiamo, e poi sta finendo come il petrolio, per cui bisogna trovare un’alternativa per il futuro. Nessuno di quel folto manipolo di ambientalisti fanatici ha mai espresso una seria proposta per avere quello che abbiamo, riducendo l’inquinamento.

Le persone razionali sanno che l’unica alternativa ad oggi è il nucleare, almeno per un futuro a medio termine, fino a che le ricerche non troveranno altre fonti per il futuro più lontano, ma oggi a cosa possiamo guardare? Non è certo che il carbone sia la cosa migliore, ma non abbiamo alternativa se non la riconversione a gas, che costa di più, ma inquina infinitamente di meno, e il solo addebito che si potrebbe fare è la produzione di CO2, che è l’altro argomento di polemica per l’ipotetico effetto serra. Siamo preda anche qui di interessi enormi, di ricercatori che fanno del catastrofismo il loro lavoro lautamente retribuito, di lobbies che cavalcano la tigre dell’effetto serra per portare avanti business alternativi con costi infinitamente alti per la società e senza reali effetti migliorativi per l’ambiente.

Il protocollo di Kyoto, la conferenza di Bali (bel posto per fare le vacanze, magari spesati da governi e agenzie internazionali) e quant’altro, producono solo aria fritta, venduta al mondo come la parola di verità, e noi tutti ad abboccare alle teorie catastrofiche che sono puntualmente smentite da illustri esperti in materia la cui voce ogni tanto si sente, ma non è amplificata dai media asserviti e dalle lobbies che sostengono chi proclama imminente l’apocalisse. Ed è quello che vediamo anche nel piccolo, dove gli ambientalisti contestano tutto, anche loro stessi, ne è l’esempio l’eolico: prima tutti lo volevano, ora tutti dicono si, ma non da noi perché deturpa il paesaggio. O come il gas, tutti lo vogliono come energia pulita, ma nessuno vuole i rigassificatori, meglio i gasdotti, che ci sottopongono alla sudditanza dei grandi produttori.

Ora, però, il problema è il carbone. Innegabile che lo sia, ma non sarà certo con Greepeace e gli ambientalisti nostrani che si risolverà. È vero che i terreni intorno sono pieni di polveri tossiche, ma non lo sono da oggi, anzi oggi la quantità è molto inferiore rispetto a 3, 5 10 o più anni fa, e chi ci vive o ha coltivato i terreni, non è da oggi che convive con le polveri. E i prodotti delle terre sono sempre gli stessi, da anni, comunque coltivati e, sicuramente consumati da molti di noi, ovviamente inconsapevolmente. Oggi però tutti ne parlano, tutti gridano l’allarme, tutti profetizzano tragiche conseguenze: oggi, dopo anni di convivenza  con il problema e dopo che sono state avviate numerose azioni per ridurre quanto più possibile l’impatto ambientale dell’inquinamento. Ma non è un po’ strano? Sembra che, come al solito, si voglia convogliare l’attenzione della gente su qualcosa per distrarre da altri ben gravi problemi: la crisi della sanità, il lavoro che non c’è e lo sviluppo frenato dalle pastoie della burocrazia e della politica, la sicurezza del cittadini, sempre più precaria e trascurata, e, purtroppo, si potrebbe continuare. Siamo alle solite, campagne mediatiche che riempiono pagine, schermi e bocche per qualche tempo, e poi? Nulla. Perché sappiamo benissimo che tutto questo can can non cambierà nulla. Non è questo il modo di risolvere i problemi, servono decisioni importanti per il futuro del Paese e non c’è nessuno in grado di prenderle. Poveri noi!

 

 

 


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