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Lecce, città di mare e di tempeste politiche. Intervista al capogruppo di opposizione Antonio Rotundo
  
di Lucio LUSSI

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Continua il nostro viaggio all’interno di Palazzo Carafa. Dopo il sindaco Perrone, è la volta del capo dell’opposizione in Consiglio Comunale, l’on. Antonio Rotundo. Con lui abbiamo parlato dei progetti del centrosinistra e della strada percorsa dal PD per la scelta del candidato alle provinciali. Non sono mancate le stoccate alla giunta, per quanto riguarda la scelta degli assessori e la condotta tenuta nella realizzazione della metropolitana di superficie (o “filobus”). Infine, Rotundo sottolinea l’importanza del mare per la città di Lecce: “una vera risorsa da sfruttare”.

On. Rotundo, cosa le piace e cosa no della città di Lecce?

Mi piace molto il suo essere città d’arte e cultura. Non apprezzo, invece, il fatto che non abbia saputo valorizzare il mare, che è una grande risorsa.

Parliamo adesso della giunta comunale. Cosa le rimprovera e cosa invece ammira?

La Giunta ha pregi e difetti. Ma di pregi, in realtà, non ne vedo molti. Il limite più grande è costituito dalle scelte obbligate fatte dal sindaco: nella scelta degli assessori non ha fatto una valutazione autonoma, ma ha scelto i primi degli eletti, e non sempre questa metodologia favorisce la qualità e la competenza, infatti molti assessori sono privi di queste due qualità imprescindibili per un amministratore locale.

Se avesse vinto lei, quali sarebbero state le priorità della sua azione amministrativa? E ora che guida l’opposizione, cosa fa per la città?

In primis avrei abbattuto tutte le spese superflue e inutili, dando un forte segnale di sobrietà. E poi avrei cercato di ridurre le distanze tra il cittadino e  il “Palazzo”, cioè le istituzioni, che spesso trascurano le istanze dei leccesi. Alla guida dell’opposizione sto cercando di valorizzare le risorse culturali della città e di ricordare a tutti quanto il mare sia importante per la città di Lecce, i 24 km di fascia costiera sono una grande opportunità, e non una palla al piede come sono stati considerati fino ad ora.

Come mai il centro-sinistra continua a non conquistare lo scranno più alto di Palazzo Carafa? Quali sono gli errori?

Sicuramente degli errori sono stati fatti, da parte di tutta la coalizione. Ma per quanto riguarda le elezioni comunali del maggio 2007 va fatto un discorso generale. In quella tornata elettorale amministrativa furono coinvolti in tutta Italia 11 milioni di elettori e il centrosinistra ha raggiunto uno dei più bassi livelli di gradimento. Le incertezze del governo Prodi stavano sottraendo consensi alla coalizione, e così il centrodestra ha potuto ottenere il 58% dei voti. Era impossibile che a Lecce le cose andassero in maniera differente.

Parliamo adesso di federalismo fiscale. Il Presidente della Corte dei Conti ha affermato che si corre il rischio di aumentare la pressione fiscale. Cosa ne pensa?

Il rischio paventato dalla Corte dei Conti è reale. In Italia tutte le grandi riforme provocano un aumento della spesa pubblica. Adesso bisogna vedere come il Parlamento definirà il provvedimento lanciato dal Governo. Il federalismo fiscale rischia di essere una mina per il Paese se non c’è alla spalle una adeguata riforma costituzionale che dia allo Stato una forte connotazione unitaria, con poteri precisi per lo Stato centrale. Solo uno Stato centrale forte può garantire i diritti essenziali e i servizi ottimali ai cittadini. E solo uno Stato con queste caratteristiche può permettere lo sviluppo di autonomie locali capaci ed efficienti, altrimenti le regioni svantaggiate continueranno ad essere regioni di serie B.

Torniamo a Lecce e nello specifico alla metropolitana di superficie. Il sindaco Perrone ha parlato di forte ostruzionismo politico al progetto. Lei cosa risponde?

Più che di ostruzionismo io parlerei di auto-ostruzionismo, è la stessa Giunta comunale che lo fa. Se diamo uno sguardo al capitolato d’appalto del filobus si parla di un investimento di 21 milioni di euro e di 18 mesi come termine ultimo per la realizzazione del progetto. L’ATI (l’associazione di imprese aggiudicatrice dell’appalto) ha impiegato fino ad ora 36 mesi e ha ottenuto diverse proroghe, ma ancora non si parla di realizzazione finale del progetto. Sembra quasi che anziché bere l’amaro calice lo stiano rinviando in continuazione, forse non vogliono più il filobus. Adesso, però, siamo in un vicolo cieco: il progetto deve essere portato a termine e il filobus deve circolare. Non si può rischiare di far finire il tutto in un terribile spreco, dopo l’attentato alla bellezza della città, per via dei “pali” installati ovunque. Noi dell’opposizione speriamo vivamente che il filobus dia maggiore efficienza alla mobilità cittadina e in Consiglio Comunale chiederemo al sindaco tempi certi di realizzazione e cercheremo di inserire il progetto in un piano complessivo di traffico cittadino.

Ancora trasporti. Il taglio degli Eurostar da e per Lecce dà l’impressione che nel Salento si debbano sempre accettare passivamente le decisioni prese a Roma. Cosa bisogna fare, secondo lei, per non far finire a Brindisi la Puglia dei trasporti?

Qualche giorno fa La Padania, in prima pagina, plaudiva al provvedimento del Governo che taglia il credito di imposta alle imprese del Mezzogiorno, quando invece si trattava di un atto utile per assicurare efficienza nella gestione delle risorse. La Lega continua a vedere il Mezzogiorno in maniera ostile. E mentre la Sud Est che collega Lecce a Gagliano del Capo continua ad andare a 40 km orari, sulla linea Bologna-Milano vengono toccati i 300 km orari. Tuttora continuano ad esserci due Italie e il divario si sta allargando sempre di più. Per “unificare” il Paese occorre grande responsabilità e una concreta solidarietà che vada aldilà delle belle parole. Esattamente come fecero i governi tedeschi dopo la caduta del muro di Berlino.

Altra questione scottante: le assunzioni a chiamata. Qual è secondo lei la soluzione al problema, aldilà dello scontro in corso tra maggioranza e opposizione?

Noi abbiamo sollevato un problema di legittimità e di opportunità. Il discorso non è semplice. Una società che al 51% è del Comune non può adottare una procedura di chiamata ad personam. Sono necessari una procedura di evidenza pubblica, un bando e una commissione che selezioni i curricula. Mentre qui sono state adottate procedure da Medioevo. Forse sono state anche scelte persone capaci, ma siamo sempre al di fuori di ogni garanzia di trasparenza.

Per concludere, tra pochi mesi si voterà per la Provincia. Qual è la strada che il PD sta percorrendo per la scelta del candidato Presidente?

È necessaria la riconferma di Pellegrino. Il Presidente ha il diritto/dovere di sottoporre l’opera della sua amministrazione al giudizio elettorale dei cittadini. Ma se il Presidente si dichiara indisponibile, le elezioni primarie sono inderogabili e sono da escludere le trattative sottobanco tra partiti e partitini. Tutta la coalizione deve selezionare il suo leader con le primarie e tutti farebbero meglio a dire con maggiore chiarezza quello che vogliono. Inoltre, sento di escludere vivamente un accordo con l’UDC, che conferma la sua equidistanza, a livello nazionale in opposizione a Berlusconi e a livello regionale in opposizione a Nichi Vendola.

 

 

 


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