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SVEGLIATI LECCE! Disoccupato disperato si rivolge al Presidente della Provincia
  
di Carlo INFANTE

SVEGLIATI LECCE

LItalia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. Vallo a dire ai milioni di precari o, peggio ancora, di disoccupati. Vallo a dire ad Andrea Sciurti, ventisettenne leccese, da oltre tre anni e mezzo in cerca di un lavoro, anche il più umile. Pertanto, in settembre, ha deciso il tutto e per tutto: mettere in vendita un organo, pur di assicurarsi una tranquillità economica, sia pure provvisoria. Ovviamente non possiamo sapere se, come ci si augura, la sua sia solo una provocazione, l’ultimo S.O.S., una cosa è certa, è disperato. Da quasi tre mesi, quotidianamente, va affiggendo uno straziante appello (intitolato, appunto, “Sono disperato”), specie nel centro cittadino (anche nelle immediate vicinanze di Palazzo Carafa e di Palazzo dei Celestini). Il centro delle boutique, dei ristoranti e degli alberghi di lusso, della movida. Ma questi volantini, il più delle volte, non resistono che poche ore. Ne ha affissi oltre mille, invano.

Anche i suoi contatti diretti con il sindaco - che ha interpellato alla ricerca di un qualsiasi lavoro - si sono rivelati infruttuosi (per carità di patria, non scendiamo nei dettagli riferitici dal poveretto). Ha bussato, altresì, ad uffici dell’amministrazione provinciale ed affisso, molte volte, innanzi al palazzo della Regione, in viale Aldo Moro.

I suoi accorati appelli sono stati diramati da diversi organi d’informazione. «Purtroppo però - tiene a farci sapere -, qualche giornalista è stato insensibile».

Conseguita la licenza media, frequentò l’istituto professionale salesiano, per diventare elettricista, ma dovette abbandonarlo dopo appena un mese, per cercare un’occupazione. Lavorò, sempre in nero (nel Paese dalle centinaia di sindacati dei lavoratori. Nel Paese in cui, quotidianamente, i principali cosiddetti leader sindacali fanno passerella in televisione), come promoter, meccanico, magazziniere, scaricatore di mobili, pittore murario e nel volantinaggio. Lavorare gli è sempre piaciuto, quando ne ebbe l’opportunità (anche se qualcuno neanche lo retribuì).

Abita in una casa popolare, insieme agli anziani genitori (indigenti e gravemente malati) ed alla sorella, trentunenne e disoccupata.

Grazie alle pensioni minime che percepiscono i genitori (e che si esauriscono, quasi integralmente, fra medicinali e bollette), questa famiglia riesce, a stento, a sfamarsi; è assolutamente insufficiente il pacco viveri che, solo mensilmente, giunge dalla Caritas (che, comunque, tengono a ringraziare vivamente). Di acquistare indumenti o calzature, neanche a parlarne.

Gli amici si sono dileguati («Amici solo per interesse!», ci fa sapere), tranne uno, venticinquenne e disoccupato; anche per lui si batte Andrea, che ha un cuore veramente grande, come la sua dignità, educazione e tenacia.

Il marito di una sua cugina, è un ex consigliere comunale di Forza Italia, attualmente milita in Alleanza Nazionale (e, per il momento, non aggiungiamo altro); ma di Andrea e della sua famiglia si è sempre disinteressato: «Solo i voti ci chiedeva, neanche direttamente, ma tramite la moglie!». In tal caso non crediamo affatto che si sarebbe trattato di nepotismo, invece ci vengono alla mente un paio di massime pronunciate dalla vicesindaca, Adriana Poli Bortone, che di questo partito è coordinatrice regionale: «Non è destra se non è sociale!». Ed anche: «I valori di solidarietà e di socialità debbono essere in prima linea».

Continua il giovane: «Sono indignato! Sono indignato che i miei innumerevoli appelli siano caduti nel vuoto! Indifferenza anche da parte di alcuni sacerdoti, a cui mi rivolsi con tanta speranza». Al che ci siamo ricordati della domanda che, Madre Teresa di Calcutta, pose all’arcivescovo Ruppi (come da questi ricordato, nel recente volume “Dialogo per la città”, edito da VivereIn): «Li conoscono i poveri i tuoi preti?».

E’ ancora Sciurti a parlare: «Sono addirittura stato criticato, perché vendere un organo è illegale; ma chi lo ha fatto, conosce la miseria? Il corpo è mio e ne faccio quello che voglio! Mi hanno detto che, per esempio, dalla vendita di un rene potrei ricavare quarantamila euro, una vera manna per me. Per me che non so più come siano fatti quaranta euro.

I parlamentari, gli amministratori pubblici, quelli che potrebbero offrirmi un lavoro, dove sono? E gl’imprenditori? Di promesse ne ho ricevute tantissime, ma le promesse non si mangiano.

Sono disperatissimo, mi chiudo in camera e piango per ore. Non voglio andare a rubare, non l’ho mai fatto, ma capisco benissimo chi è costretto a farlo.

Se il sindaco Perrone non mi ha aiutato, tramite Euromediterraneo, faccio l’ultimo tentativo, mi appello direttamente al presidente della Provincia, Giovanni Pellegrino; mi hanno detto che sia una persona veramente sensibile. Fino ad oggi nessuno lo avrà informato della mia situazione.

Non ce la faccio più! Se neanche lui mi aiuterà, darò seguito al mio proposito, richieste ne ho ricevute… Oppure cercherò l’ennesimo prestito, stavolta non per poter mangiare, ma per andare in Svizzera in cerca di un lavoro, anche se mi dispiacerebbe moltissimo abbandonare la famiglia (mio padre ha un tumore allo stadio avanzato), ma questa città non mi ha offerto neanche una possibilità! Neanche una!».

Chi possa veramente assumerlo può telefonargli, rigorosamente con numero visibile, al 380 3689119 o, in alternativa, può scrivere dettagliatamente all’e-mail lecce@soccorsosociale.org (Soccorso Sociale è un’associazione di promozione sociale, senza fini di lucro, che segue il caso).

Aldo Cazzullo - inviato speciale di punta del Corriere della Sera, quindi annoverato fra i più autorevoli giornalisti nostrani -, nella prefazione alla nuova edizione del suo ultimo bestseller, “Outlet Italia - Viaggio nel Paese in svendita” (impietosa fotografia di una nazione allo sfascio, uscita il mese scorso, per i tipi della Mondadori) ha scritto, tra l’altro, che “Le classi dirigenti sembrano aver perso completamente il rapporto con la realtà e con i subordinati”. Secondo lo stesso “Outlet è sinonimo di svendita. Di mercificazione. Del degrado dei rapporti umani, che per me è il vero segno dei tempi, più di Internet o del telefonino”. Il caso di questo giovane, dallo sguardo triste e dalla voce malinconica, purtroppo non è che un esempio.

Risulta arduo - almeno a chi scrive - non concordare con gli anarchici che hanno affisso in città, dallo scorso anno, numerosi adesivi recanti lo slogan “TERRORISTA E’ CHI PRECARIZZA LA VITA!”.

Nell'Antica Roma, in cui era bandita la vigliaccheria, Andrea Sciurti sarebbe stato certamente premiato; nella Lecce del ventunesimo secolo, oltre a rimanere disoccupato, riceve anche telefonate di scherno. SVEGLIATI LECCE! Ammesso che sia ancora possibile.

 

 

 

 

 


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