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LIBRI/ "Due di due", vademecum dell'amicizia secondo Andrea De Carlo |
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“Le nostre vite erano state due
di due percorsi possibili iniziati dallo stesso bivio”: storia di un’amicizia
nata sui banchi del liceo e durata tutta la vita. Storia di due giovani molto
diversi tra loro, talvolta agli antipodi, ma sempre disposti a imparare l’uno
dall’altro. Storia di due cuori che battono all’unisono nonostante le distanze
– reali e ideali. “Due di due”, uno dei libri
cronologicamente intermedi nella produzione di Andrea De Carlo, sarebbe oggi un
ottimo romanzo da riscoprire, soprattutto per i giovani. In una realtà dove
spesso le relazioni sono fragili e superficiali e i rapporti interpersonali
stentano a trovare un equilibrio profondo e stabile, leggere di quest’amicizia
così speciale potrebbe diventare uno spunto di riflessione ideale, per
riconsiderare i propri legami con gli altri. Perché, in fondo, la storia
narrata da De Carlo rispecchia benissimo una qualsiasi storia d’amicizia tra
adolescenti: l’uno, Guido Laremi, è estroverso, idealista e fermamente convinto
della potenza rivoluzionaria delle contestazioni sessantottine, l’altro, Mario (la
voce narrante del libro) è attratto dall’imprevedibilità e dall’originalità
talvolta un po’ forzata di Guido, in una sorta di emulazione che allo stesso
tempo lo appaga e disillude. Prima vicini di banco al liceo
classico e compagni d’avventure, poi la decisione di prendere strade diverse.
Guido viaggia in continuazione, compie nuove esperienze, conosce luoghi e
persone fra i più disparati, mentre Mario, che inizialmente vive apaticamente
una scelta universitaria senza infamia e senza lode, decide poi di cambiare
radicalmente la sua vita, acquistando un podere nella campagna vicino a Gubbio
dove si crea una famiglia. Ed ecco che i ruoli si ribaltano: Guido, sempre
ammirato per il fatto di essere uno spirito libero, si trova ad agognare la
vita di Mario in campagna. Un'amicizia, dunque, piena di vuoti e di pieni,
segnata da un autentico attaccamento, dai comuni ideali anticonformisti e da un
grande desiderio di cambiamento: questo è ciò che unisce due ragazzi nel loro
percorso per diventare adulti nella Milano dei primi anni ’70. Importanti sono
soprattutto gli incontri, ormai saltuari, tra i due, in quanto sono fonte
continua di rinnovamento per entrambi. Le vicende di Guido e Mario si
snodano sullo sfondo di un panorama complesso e affascinante, quello milanese
della rivoluzione. Il benessere va producendo un’alienazione sottile e
penetrante, di cui non tutti sono consapevoli, ma che causa disagio e
inquietudine. Da qui una situazione di malessere che comincia a essere
avvertita soprattutto dai giovani, i quali sentono l’esigenza di ribellarsi al
mondo dei genitori, promotori di un’educazione improntata esclusivamente sui
propri principi con la pretesa di disegnare a tavolino il futuro dei figli. E i
giovani come Guido desiderano dire “basta” a un modello ipocrita, formalista ed
egoista. La protesta studentesca si esprime attraverso occupazioni di
università, scuole, fabbriche; cortei e manifestazioni di piazza si susseguono,
nel corso dei quali si verificano spesso scontri con le forze dell'ordine. Il ribelle Guido Laremi è stato
definito da Pietro Citati come il più bel personaggio della letteratura
italiana degli ultimi dieci anni per quell’eccezionale carisma che traspare in
ogni pagina. Mario, inizialmente, appare più che altro trascinato
dall’entusiasmo vulcanico di Guido ma con il tempo a trovare la sua identità e
un equilibrio stabile con il mondo, lontano dalle città inquinate, da quella
realtà che per troppo tempo lo ha visto vittima ed estraneo. “Due di due” si presenta come
l’apprezzabile ritratto di una generazione che ha lottato (anche se spesso con
modalità estreme) per ottenere dei cambiamenti. Qualche volta la protesta si è
rivelata fine a se stessa ed è sfumata nella contestazione gratuita. Qualche
volta i veri ‘forti’ sono sopravvissuti. E alla fine si scopre che il meno
reazionario, Mario, è stato l’eroe della situazione. Perché non è fuggito
inseguendo il sogno americano, ma ha cercato nelle radici di una vita sobria la
propria felicità. Andrea De Carlo narra di questa
generazione in modo semplice e in qualche caso con limpido distacco, ma sempre
con un ritmo veloce, adatto alla frenesia giovanile. Ricavando, da una storia
come quella vissuta da tanti ragazzi, una lezione irrinunciabile: “Nell’amico
c’è qualcosa di noi, un nostro possibile modo di essere, il riflesso di una
delle altre identità che potremmo assumere”.
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