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LIBRI/ "Due di due", vademecum dell'amicizia secondo Andrea De Carlo

  
di Giorgia CIPELLI

“Due di due”, vademecum dell’amicizia secondo Andrea De Carlo

“Le nostre vite erano state due di due percorsi possibili iniziati dallo stesso bivio”: storia di un’amicizia nata sui banchi del liceo e durata tutta la vita. Storia di due giovani molto diversi tra loro, talvolta agli antipodi, ma sempre disposti a imparare l’uno dall’altro. Storia di due cuori che battono all’unisono nonostante le distanze – reali e ideali.

“Due di due”, uno dei libri cronologicamente intermedi nella produzione di Andrea De Carlo, sarebbe oggi un ottimo romanzo da riscoprire, soprattutto per i giovani. In una realtà dove spesso le relazioni sono fragili e superficiali e i rapporti interpersonali stentano a trovare un equilibrio profondo e stabile, leggere di quest’amicizia così speciale potrebbe diventare uno spunto di riflessione ideale, per riconsiderare i propri legami con gli altri. Perché, in fondo, la storia narrata da De Carlo rispecchia benissimo una qualsiasi storia d’amicizia tra adolescenti: l’uno, Guido Laremi, è estroverso, idealista e fermamente convinto della potenza rivoluzionaria delle contestazioni sessantottine, l’altro, Mario (la voce narrante del libro) è attratto dall’imprevedibilità e dall’originalità talvolta un po’ forzata di Guido, in una sorta di emulazione che allo stesso tempo lo appaga e disillude.

Prima vicini di banco al liceo classico e compagni d’avventure, poi la decisione di prendere strade diverse. Guido viaggia in continuazione, compie nuove esperienze, conosce luoghi e persone fra i più disparati, mentre Mario, che inizialmente vive apaticamente una scelta universitaria senza infamia e senza lode, decide poi di cambiare radicalmente la sua vita, acquistando un podere nella campagna vicino a Gubbio dove si crea una famiglia. Ed ecco che i ruoli si ribaltano: Guido, sempre ammirato per il fatto di essere uno spirito libero, si trova ad agognare la vita di Mario in campagna. Un'amicizia, dunque, piena di vuoti e di pieni, segnata da un autentico attaccamento, dai comuni ideali anticonformisti e da un grande desiderio di cambiamento: questo è ciò che unisce due ragazzi nel loro percorso per diventare adulti nella Milano dei primi anni ’70. Importanti sono soprattutto gli incontri, ormai saltuari, tra i due, in quanto sono fonte continua di rinnovamento per entrambi.

Le vicende di Guido e Mario si snodano sullo sfondo di un panorama complesso e affascinante, quello milanese della rivoluzione. Il benessere va producendo un’alienazione sottile e penetrante, di cui non tutti sono consapevoli, ma che causa disagio e inquietudine. Da qui una situazione di malessere che comincia a essere avvertita soprattutto dai giovani, i quali sentono l’esigenza di ribellarsi al mondo dei genitori, promotori di un’educazione improntata esclusivamente sui propri principi con la pretesa di disegnare a tavolino il futuro dei figli. E i giovani come Guido desiderano dire “basta” a un modello ipocrita, formalista ed egoista. La protesta studentesca si esprime attraverso occupazioni di università, scuole, fabbriche; cortei e manifestazioni di piazza si susseguono, nel corso dei quali si verificano spesso scontri con le forze dell'ordine.

Il ribelle Guido Laremi è stato definito da Pietro Citati come il più bel personaggio della letteratura italiana degli ultimi dieci anni per quell’eccezionale carisma che traspare in ogni pagina. Mario, inizialmente, appare più che altro trascinato dall’entusiasmo vulcanico di Guido ma con il tempo a trovare la sua identità e un equilibrio stabile con il mondo, lontano dalle città inquinate, da quella realtà che per troppo tempo lo ha visto vittima ed estraneo.

“Due di due” si presenta come l’apprezzabile ritratto di una generazione che ha lottato (anche se spesso con modalità estreme) per ottenere dei cambiamenti. Qualche volta la protesta si è rivelata fine a se stessa ed è sfumata nella contestazione gratuita. Qualche volta i veri ‘forti’ sono sopravvissuti. E alla fine si scopre che il meno reazionario, Mario, è stato l’eroe della situazione. Perché non è fuggito inseguendo il sogno americano, ma ha cercato nelle radici di una vita sobria la propria felicità.

Andrea De Carlo narra di questa generazione in modo semplice e in qualche caso con limpido distacco, ma sempre con un ritmo veloce, adatto alla frenesia giovanile. Ricavando, da una storia come quella vissuta da tanti ragazzi, una lezione irrinunciabile: “Nell’amico c’è qualcosa di noi, un nostro possibile modo di essere, il riflesso di una delle altre identità che potremmo assumere”.

 

 

 


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