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Confindustria Lecce/ Piero Montinari è il nuovo Presidente
Le sfide del futuro. Confindustria guarda ad un nuovo Salento   
di Valeria BRUNO

Sarà per questo che gli industriali lo hanno eletto all’unanimità; sarà per questo che lo hanno acclamato con convinzione, uni

Sarà per questo che gli industriali lo hanno eletto all’unanimità; sarà per questo che lo hanno acclamato con convinzione, unità mai prima vista, prodromo di un’epoca che cerca cambiamenti, li brama per necessità, per naturale storia. Sarà perché a voler leggere tra le parole del suo discorso d’apertura, quelle che restano agli atti, quelle che poi si torna a guardare alla fine degli eventi, il termine che più si ripete, concetto che va moltiplicandosi restituendo quasi auspicate forme di certezza, è “nuovo”. Quel “nuovo” che lui stesso rappresenta, pur portando in sé l’eredità di altri esempi, un passato che vide il padre prima di lui essere al comando. E se provate a chiedergli cosa gli avrebbe detto se fosse stato lì, ebbene, lo vedreste evocare in sé la risposta, immaginando forse le possibili parole. Di lui, padre e a lungo presidente di Assindustria, ha letto i discorsi che pur datando vent’anni ne esaltano ancora lo spirito grande, la capacità intuitiva, la lungimiranza dell’uomo che fu, Donato Montinari. Il figlio Piero è il nuovo Presidente di Confindustria Lecce. Ha elaborato una relazione per il suo insediamento che è analisi e prospetto, attenzione seria verso i problemi, volontà di apportare contributi importanti. Aleggia un concetto in quel suo lungo appassionato discorso che è come balsamo dei tanti affanni (fiducia), balsamo delle tanto sostenute parole che molti vanno ripetendo (abusando a volte) - cooperazione, associazionismo, unità, collaborazione. Tutto questo, ricorda il giovane Montinari, ha bisogno di “fiducia”; fiducia tra le persone “che vivono e lavorano insieme”, fiducia che si basi su norme etiche comuni per raggiungere comuni obiettivi; fiducia in se stessi, nel futuro, fiducia in questa terra salentina così ricca di risorse e intelligenze.

Sarà per questo suo spirito ardito e fresco, forse non ancora smagato chissà, forse invece reso già forte e saldo dalla vita, che gli industriali salentini lo hanno voluto così fortemente loro guida. Con lui attraverseranno i prossimi anni carichi di attese e paure: il mondo cambia in fretta, il Salento non può arretrare (“un punto invisibile su una trottola che gira sempre più in fretta” lo ha definito il Presidente uscente Salvatore De Riccardis); e non può sottrarsi Confindustria dall’esigenza di cambiamento, aprendo i suoi “tradizionali confini di rappresentanza a nuovi compiti e responsabilità”. Farà sentire tutto il suo peso, l’associazione degli industriali della provincia di Lecce. Conteranno i numeri e le idee, il confronto aperto e le sfide. Tutti chiamati in causa: istituzioni, sindacati, associazioni di categoria, politici e mondo civile, università e banche; tutti attori del futuro del Salento, tutti responsabili dinanzi all’obbligo di imporsi scelte precise, al di là dei propri limiti, delle proprie piccolezze. Centro del Mediterraneo, così occorrerà ridisegnarsi e ricomporre la storia con i suoi porti e aeroporti, le infrastrutture da integrare, l’internazionalizzazione da incentivare, sviluppando i servizi, le reti innovative, le nuove specializzazioni, la riconversione dei tradizionali settori produttivi, promuovendo qualità e competenze, conoscenza formazione e sapienza.

Strategie di sviluppo e riposizione sui mercati, trasformazione e integrazione ai meccanismi dell’economia mondiale: il futuro del Salento è in queste parole. Che a volte sono vento vano, altre procelle che accompagnano i navigatori coraggiosi. È l’attesa di un Salento nuovo.

 

 

Salvatore De Riccardis lascia la guida di Assindustria

 

Umanità. Lucidità di spirito e pensiero. Passione. “Da dove cominciare? Da noi stessi!” L’esperienza e gli eventi dettano quesiti e risposte. Così quattro anni di vita quattro anni di lavoro quattro anni di rappresentanza sono un carico importante, che pesa e rende fieri, emoziona e affligge, senza rimpianti forse senza sconti. Quattro anni di presidenza dell’Associazione degli industriali della provincia di Lecce sono una eredità importante, “meglio si conoscono uomini e cose”. Salvatore De Riccardis lascia il timone del comando e da buon capitano nel saluto ha lo sguardo forte che ripercorre eventi e tempi. Quelli di un Salento che era ed oggi è, con i suoi mutamenti, i suoi umori, le sue genti, “diffidenti e dalla non esaltante indole alle volte”, attenti a consumar discorsi vani, scranni e piccole (o troppo grandi) poltrone. “Cominciamo a fare esercizio di apprezzamento, non di denigrazione. Esercitiamo la virtù della pazienza, della tolleranza, dell’ascolto, della riflessione” e della “collaborazione tra di noi e tra gli altri e noi”. Parole, quelle di De Riccardis, che sanno essere dure e taglienti; ma anche parole intense per gratitudine e amore verso quelle figure storiche dell’Associazione, Nino Quarta e Donato Montinari, che “hanno trasfuso capacità, entusiasmo, pazienza, tolleranza”; parole che esaltano il ricordo di personalità di cui esser fieri, come “il Rettore Angelo Rizzo che ha dato impulso notevole al rapporto tra l’Associazione e l’Università”. Salentini caparbi, tenaci, suggello e guida di forza morale.

Questo significa essere Presidente di Assindustria: “valore e responsabilità del progresso economico e civile, del rispetto delle regole, della dignità dell’uomo e del suo lavoro”. E ancora: “La vita associativa non è semplice. Ma è libera scelta”. Salvatore De Riccardis lascia la guida di Assindustria. Nella libertà di pensiero e parola, fino all’ultimo.

 

 

 


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