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Viaggio nell'Arte Veneta |
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“Se il Museo, come concetto e
struttura, nasce nel Seicento, il collezionismo lo precede, perché è nel
Rinascimento che si definisce e comincia a manifestarsi. Il collezionista è
dunque ancora, in senso pieno e illuminato, uomo del Rinascimento. L’epoca
presente vede purtroppo sempre più spesso una netta dissociazione tra il mondo
della cultura e la figura del collezionista ed è, ovviamente un peccato. Perché la capacità
rievocativa e di testimonianza di una collezione, restituendoci vera immagine
della civiltà del passato, contribuisce a soddisfare i bisogni culturale
dell’uomo di oggi e di domani. Se il collezionismo è in primo luogo gusto,
istinto, capacità di analisi e di scelta, ebbene Luciano e Agnese Sorlini ne
sono degnissimi rappresentanti”. Sono parole di Massimo Cacciari,
Sindaco di Venezia, che ci introducono alla visita della mostra “Da Bellini a
Tiepolo. La grande pittura veneta della Fondazione Sorlini”, allestita nelle
magnifiche sale del Museo Correr in Piazza San Marco. Curata da Filippo
Pedrocco e corredata da un bel catalogo edito da Marsilio, l’esposizione
presenta una ricca selezione di opere appartenenti alla Fondazione Sorlini; in
tutto ben cinquanta dipinti veneti e veneziani databili dal XV al XVIII secolo,
abitualmente dislocati nelle diverse residenze di famiglia (a Carzago nel
Bresciano, a Palazzo Grimani sul Canal Grande e nel castello di Montegalda tra
i monti Berici e i colli Euganei), riuniti per la prima volta in questa
occasione in una prestigiosissima sede aperta al pubblico, che consentono di
intraprendere uno splendido viaggio lungo quattro secoli di arte. La mostra è caratterizzata da
un’attenta ed equilibrata scelta di opere (tra le oltre duecento della
Fondazione Sorlini) tra temi sacri ed allegorie mitologiche, di ritratti,
vedute e paesaggi, attraverso cui sfilano i grandi ed universalmente conosciuti
protagonisti parallelamente ad autori meno noti al grande pubblico, per dare
comunque una veduta d’insieme del grande fervore artistico e della civiltà
veneta dei secoli d’oro. Il quadro più antico (fine Trecento) è di Nicoletto
Semitecolo, di cui si sa ben poco, salvo la sua formazione nell’ambito della
bottega di Paolo Veneziano e la realizzazione di questa Pietà, facente parte di una pala a comparti, situata nell’altare di
Santo Stefano nella cattedrale di Padova. Il Quattrocento giganteggia con
Giovanni Bellini, con una emozionante Madonna
col Bambino, per la quale il pittore sembra aver utilizzato un punto di
osservazione leggermente ribassato, ponendo davanti alla figura della Vergine,
che si staglia contro un cielo attraversato, un parapetto sul quale dorme Gesù
bambino (quasi un segno premonitore del sacrificio cui è predestinato). Di grande fascino è anche la Sibilla di Palma il Vecchio, riferita
all’ultimo decennio di vita dell’artista (morto nel 1528), impegnato all’epoca
a produrre più che veri e propri ritratti, immagini sensuali e seducenti di
giovani bellezze femminili destinate al mercato (l’opera è pervenuta ai Sorlini
dopo un lungo peregrinare attraverso collezioni europee; è appartenuta tra gli
altri a Cristina di Svezia e a Filippo d’Orléans). E siamo nel Cinquecento, con
Savoldo, autore di un immancabile Riposo
nella fuga in Egitto (stupendo sfondo naturalistico, di ambientazione
nordica), con il Padovanino, cui si deve una sensualissima Leda e il cigno, di ispirazione tizianesca, e Domenico Campagnola,
con una rara pittura da cavalletto, di provenienza padovana, rappresentante una
Sacra rappresentazione tra la Vergine
che regge il Bambino in piedi e i Santi Pietro, Paolo, Caterina d’Alessandria e
Giuseppe. Il Seicento è rappresentato da
alcuni capolavori, tra cui spiccano la Santa
Cecilia di Francesco Maffei, dal bellissimo volto e dall’elegante vestito,
la Ragazza allo specchio di Girolamo
Forabosco, quadro di una modernità sconvolgente per la sua “presa diretta” con
l’oggettività del soggetto, ed il ritratto della Beata Edwige regina di Polonia di Andrea Celesti, quasi un omaggio
dell’artista veneziano all’arte di Rembrandt. Nel secolo successivo troviamo un
Canaletto (Capriccio architettonico)
dall’accentuata tensione chiaroscurale, tre Francesco Guardi, tra cui uno
sconvolgente Cristo deposto dalla croce,
di intensa drammaticità e realismo, L’angelo
della fama di Giambattista Tiepolo, proveniente da Palazzo Grimani a
Cannaregio, due deliziosi Pietro Longhi, Ritratto
di giovane prelato e Il precettore di
casa Grimani. Senza dimenticare opere importanti di Matteo e Sebastiano
Ricci, Giannantonio Pellegrini, Giambattista Pittoni, Gaspare e Antonio
Diziani, Giandomenico Tiepolo (stupenda la sua Samaritana), Antonio Guardi e Luca Carlevarijs.
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