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Viaggio nell'Arte Veneta
Al Museo Correr di Venezia i gioielli della collezioni Sorlini

  
di Michele DE LUCA

Un inedito itinerario all’interno della pittura della “macchia”, volto a studiare con rinnovata attenzione il suo sfaccettato,

“Se il Museo, come concetto e struttura, nasce nel Seicento, il collezionismo lo precede, perché è nel Rinascimento che si definisce e comincia a manifestarsi. Il collezionista è dunque ancora, in senso pieno e illuminato, uomo del Rinascimento. L’epoca presente vede purtroppo sempre più spesso una netta dissociazione tra il mondo della cultura e la figura del collezionista ed è, ovviamente un peccato. Perché la capacità rievocativa e di testimonianza di una collezione, restituendoci vera immagine della civiltà del passato, contribuisce a soddisfare i bisogni culturale dell’uomo di oggi e di domani. Se il collezionismo è in primo luogo gusto, istinto, capacità di analisi e di scelta, ebbene Luciano e Agnese Sorlini ne sono degnissimi rappresentanti”.

Sono parole di Massimo Cacciari, Sindaco di Venezia, che ci introducono alla visita della mostra “Da Bellini a Tiepolo. La grande pittura veneta della Fondazione Sorlini”, allestita nelle magnifiche sale del Museo Correr in Piazza San Marco. Curata da Filippo Pedrocco e corredata da un bel catalogo edito da Marsilio, l’esposizione presenta una ricca selezione di opere appartenenti alla Fondazione Sorlini; in tutto ben cinquanta dipinti veneti e veneziani databili dal XV al XVIII secolo, abitualmente dislocati nelle diverse residenze di famiglia (a Carzago nel Bresciano, a Palazzo Grimani sul Canal Grande e nel castello di Montegalda tra i monti Berici e i colli Euganei), riuniti per la prima volta in questa occasione in una prestigiosissima sede aperta al pubblico, che consentono di intraprendere uno splendido viaggio lungo quattro secoli di arte.

La mostra è caratterizzata da un’attenta ed equilibrata scelta di opere (tra le oltre duecento della Fondazione Sorlini) tra temi sacri ed allegorie mitologiche, di ritratti, vedute e paesaggi, attraverso cui sfilano i grandi ed universalmente conosciuti protagonisti parallelamente ad autori meno noti al grande pubblico, per dare comunque una veduta d’insieme del grande fervore artistico e della civiltà veneta dei secoli d’oro. Il quadro più antico (fine Trecento) è di Nicoletto Semitecolo, di cui si sa ben poco, salvo la sua formazione nell’ambito della bottega di Paolo Veneziano e la realizzazione di questa Pietà, facente parte di una pala a comparti, situata nell’altare di Santo Stefano nella cattedrale di Padova. Il Quattrocento giganteggia con Giovanni Bellini, con una emozionante Madonna col Bambino, per la quale il pittore sembra aver utilizzato un punto di osservazione leggermente ribassato, ponendo davanti alla figura della Vergine, che si staglia contro un cielo attraversato, un parapetto sul quale dorme Gesù bambino (quasi un segno premonitore del sacrificio cui è predestinato).

Di grande fascino è anche la Sibilla di Palma il Vecchio, riferita all’ultimo decennio di vita dell’artista (morto nel 1528), impegnato all’epoca a produrre più che veri e propri ritratti, immagini sensuali e seducenti di giovani bellezze femminili destinate al mercato (l’opera è pervenuta ai Sorlini dopo un lungo peregrinare attraverso collezioni europee; è appartenuta tra gli altri a Cristina di Svezia e a Filippo d’Orléans). E siamo nel Cinquecento, con Savoldo, autore di un immancabile Riposo nella fuga in Egitto (stupendo sfondo naturalistico, di ambientazione nordica), con il Padovanino, cui si deve una sensualissima Leda e il cigno, di ispirazione tizianesca, e Domenico Campagnola, con una rara pittura da cavalletto, di provenienza padovana, rappresentante una Sacra rappresentazione tra la Vergine che regge il Bambino in piedi e i Santi Pietro, Paolo, Caterina d’Alessandria e Giuseppe.

Il Seicento è rappresentato da alcuni capolavori, tra cui spiccano la Santa Cecilia di Francesco Maffei, dal bellissimo volto e dall’elegante vestito, la Ragazza allo specchio di Girolamo Forabosco, quadro di una modernità sconvolgente per la sua “presa diretta” con l’oggettività del soggetto, ed il ritratto della Beata Edwige regina di Polonia di Andrea Celesti, quasi un omaggio dell’artista veneziano all’arte di Rembrandt. Nel secolo successivo troviamo un Canaletto (Capriccio architettonico) dall’accentuata tensione chiaroscurale, tre Francesco Guardi, tra cui uno sconvolgente Cristo deposto dalla croce, di intensa drammaticità e realismo, L’angelo della fama di Giambattista Tiepolo, proveniente da Palazzo Grimani a Cannaregio, due deliziosi Pietro Longhi, Ritratto di giovane prelato e Il precettore di casa Grimani. Senza dimenticare opere importanti di Matteo e Sebastiano Ricci, Giannantonio Pellegrini, Giambattista Pittoni, Gaspare e Antonio Diziani, Giandomenico Tiepolo (stupenda la sua Samaritana), Antonio Guardi e Luca Carlevarijs.

 

 


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